Ombre sulla strage alla stazione di Bologna

Quanto sono attendibili le ultime ipotesi sull’attentato più grave d’Italia? Le ombre sulla pista rossa e sulle decisioni della Procura






strage di BolognaÈ il 1980, sono passati due anni dal sequestro Moro e i cosiddetti Anni di piombo si avviano alla conclusione, ciascuno con il proprio carico di ombre. Una conclusione col botto, non c’è dubbio. Arriva l’estate, agosto, e gli italiani non vedono l’ora di andare in vacanza per lasciarsi alle spalle le ombre di un decennio di bombe e morti, continuato fino all’enigmatica strage di Ustica di un mese prima, quando l’aereo di linea Bologna-Palermo scompare misteriosamente nel braccio di mare tra Ustica e Ponza. La mattina del 2 agosto la stazione di Bologna è affollatissima, tanto che nessuno si accorge di quella grossa valigia sistemata a mezzo metro d’altezza su un tavolino portabagagli, nell’ala ovest della stazione, proprio vicino ad uno dei muri portanti. In quella valigia ci sono 23 kg di esplosivo, collegati ad un ordigno a tempo. Alle 10.25 la bomba esplode, causando il finimondo: 85 persone morte, più di 200 ferite, città nel panico. Arrivano i primi soccorsi, i medici e gli infermieri tornano di corsa dalle vacanze, gli stessi cittadini cooperano per portare in salvo i feriti. È l’attentato più grande mai avvenuto in Italia. Nelle prime ore successive alla tragedia tutto tace. Il capo del governo è Francesco Cossiga, che in un primo momento definisce la strage una «tragedia fortuita», dando la colpa dell’esplosione a una vecchia caldaia.

Trentennale_strage_di_BolognaQuesta prima ipotesi blocca le Forze dell’ordine che regalano agli attentatori ore preziose per dileguarsi: dai primi accertamenti infatti risulterebbe evidente la natura dolosa dell’accaduto. Inizia a questo punto il giro delle rivendicazioni, con tutte le ombre che trascinano: prima i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), poi le Brigate Rosse. Entrambe vengono smentite da telefonate dei due gruppi terroristici. La pista degli attentati di estrema sinistra viene scartata praticamente subito e non vengono ripetuti gli errori della strage di piazza Fontana. Già il 26 agosto, a meno di tre settimane dall’attentato, la Procura della Repubblica di Bologna emette 28 ordini di cattura verso dei militanti di estrema destra dei NAR, tra cui spiccano i nomi di Roberto Fiore, Massimo Morsello e Giuseppe Valerio Fioravanti.




 

Vengono tutti scarcerati l’anno successivo. Nel gennaio del 1987 parte il processo in primo grado. Tra appelli e Corti varie, ci si trascina fino al 1995 quando la Corte di Cassazione conferma la sentenza del secondo processo d’Appello: vengono condannati all’ergastolo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Vengono condannati anche Licio Gelli, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte per depistaggio: gli ultimi due, membri dei servizi segreti, avrebbero fatto mettere su un treno a Bologna una valigia piena del medesimo tipo di esplosivo utilizzato nell’attentato, mettendo nella stessa alcuni oggetti personali di due estremisti di destra vicini alla figura di Stefano Delle Chiaie. Nella sentenza si evidenzia inoltre l’impossibilità di risalire ai mandanti: ancora oggi, dopo 34 anni, in materia non v’è alcuna certezza.

 

Strage_di_bologna_soccorsi_18A entrare a piè pari nella ricerca dei mandanti è l’allora capo del governo Cossiga: «Credo alla loro innocenza [di Fioravanti e Mambro, nda] anche perché quando sono stati arrestati hanno riconosciuto di aver compiuto altri delitti e non c’era motivo perché negassero questo. Per me l’opinione più probabile è che i palestinesi abbiano fatto scoppiare per disgrazia, cambiando treno, una valigia di esplosivo che trasportavano». Lo stesso Fioravanti in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica indica nella pista palestinese quella più probabile.

 

D’altronde viene verificata la presenza a Bologna – la sera prima della strage – di un certo Thomas Kram, braccio destro del terrorista internazionale Carlos. Quest’ultimo avrebbe ammesso addirittura la paternità dell’esplosivo, evitando però altri coinvolgimenti nell’attentato: sarebbero stati gli israeliani – o addirittura gli americani – a far esplodere la valigetta, in modo da danneggiare i suoi rapporti con gli 007 italiani. A 34 anni di distanza sorge spontanea una domanda: come mai Cossiga ha aspettato così tanto per parlare? Perché solo oggi si indaga sulla pista palestinese? È lo stesso Fioravanti ad azzardare una risposta: «Era interesse del governo e dei servizi segreti tenere nascosti una serie di accordi sottobanco che erano stati raggiunti con alcuni dei principali terroristi internazionali. […] Questi filoni d’inchiesta non furono presi in considerazione dalla Magistratura. Si preferì da subito improvvisare, da parte dei nostri servizi segreti, una pista neofascista».

 

articolo di Nicola Guarneri @specialguarns




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Ombre sulla strage alla stazione di Bologna ultima modifica: 2016-01-11T18:09:48+00:00 da info@cronacaedossier.it

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