Nicola Calipari, quella morte sepolta da un silenzio reverenziale

Undici anni fa, il 4 marzo 2005, moriva Nicola Calipari l’uomo del SISMI oggi eroe emblematico dell’impossibilità dell’Italia a conoscere la verità

 




 

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Nicola Calipari

Era il 4 marzo 2005 quando il funzionario del SISMI Nicola Calipari (classe 1953) moriva in Iraq sotto il fuoco statunitense dopo l’avvenuta liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. La sua morte controversa è ancora oggetto di dibattito e di tesi discordi tra l’Italia e gli Stati Uniti. Quel 4 marzo di undici anni fa Nicola Calipari era in procinto di accompagnare la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena all’aeroporto di Baghdad, appena rilasciata dopo essere stata ostaggio nell’Iraq martoriato dalla guerra iniziata qualche anno prima, nel marzo del 2003. La liberazione aveva seguito lunghe trattative e piuttosto complesse, durante le quali lo stesso Nicola Calipari aveva giocato un ruolo importante. A lui dunque l’onere di recuperare l’ostaggio e garantire l’arrivo in Italia. Dal punto concordato per la liberazione fino all’aeroporto Nicola Calipari e Giuliana Sgrena percorrono il tragitto in auto, di sera, guidata da Andrea Carpani.

 

checkpointQualcosa però non va per il verso giusto. Giunti ad un checkpoint americano, di quelli chiamati a garantire la sicurezza sul territorio, accade qualcosa sul quale ancora si dibatte perché non completamente chiarito. Secondo gli americani i militari al checkpoint avrebbero segnalato la propria presenza tramite le tre fasi che precedono gli spari contro le auto (segnali acustici, segnali luminosi, spari in aria), ma l’auto non si sarebbe fermata. Partono così raffiche di colpi d’arma da fuoco verso il bersaglio. Uno dei proiettili colpisce Nicola Calipari in testa, che intanto si è gettato sull’ostaggio per proteggerlo.

 

Giuliana Sgrena e Andrea Carpani restano feriti. Nicola Calipari invece ha la peggio. Il colpo non gli ha lasciato scampo. Secondo la versione successivamente fornita dagli Stati Uniti, ad esplodere i colpi sarebbe stato il soldato americano Mario Lozano e l’auto degli italiani avrebbe tenuto una velocità troppo elevata, addirittura prossima ai 100 km/h, rendendo inutili gli sforzi dei militari. Secondo la versione della Sgrena invece vi sarebbe stato solo un fascio di luce per segnalare la presenza del checkpoint, poi subito gli spari contro, nonostante l’auto viaggiasse appena sui 50 km/h considerando una curva percorsa pochi istanti prima.

 




 

 

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Giuliana Sgrena

La controversia tra Stati Uniti e Italia non ha mai partorito una condanna per Mario Lozano, coperto da “immunità funzionale” e dunque neanche processabile in Italia (come riconosciuto nel 2008 anche dalla Corte di Cassazione); neanche c’è stato mai un punto comunemente definito per spiegare in modo certo cosa davvero sia accaduto. Le ipotesi formulate successivamente hanno sfiorato il complottismo puro, alimentato dalle dichiarazioni della Sgrena, la quale affermò che i suoi sequestratori le riferirono della contrarietà degli americani alla sua liberazione, al punto che non avrebbero voluto il suo ritorno in patria da viva.
Quel che invece è certo è il ricordo comune che Stati Uniti e Italia hanno della figura di Nicola Calipari, uomo delle istituzioni che ha dato la propria vita eroicamente per il forte senso del dovere. Eppure, con la sua morte Nicola Calipari è stato probabilmente di più; è stato l’emblema di tante verità che l’Italia ha reclamato nei decenni senza poterla ottenere, ancora una volta con gli americani a giocare il ruolo di chi è carnefice o sembra tale, ma al quale non è possibile imputare oltre perché troppo potere li riveste.

 

È il caso del periodo stragista in Italia, laddove i servizi segreti statunitensi hanno giocato senz’altro un ruolo importante, quantomeno di conoscenza dei fatti, dei nomi, se non addirittura di preparazione ad eventi luttuosi come si sospetta nel caso Aldo Moro, giusto per citare la madre di tutti i misteri italiani.
Quella stessa coltre di silenzio è scesa inesorabilmente anche sulla morte di Nicola Calipari, liquidato con versioni di comodo e senza poter approfondire. Nicola Calipari, l’uomo dei servizi segreti italiani che con la sua fine è diventato l’emblema della resa reverenziale che da troppo tempo l’Italia è obbligata a concedere ad un paese che dovrebbe essere solo nostro alleato, non padre padrone.

 

di Pasquale Ragone

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Nicola Calipari, quella morte sepolta da un silenzio reverenziale ultima modifica: 2016-03-04T15:44:46+00:00 da info@cronacaedossier.it

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