Misteri del caso Moro: si torna a parlare di Hyperion  

La Commissione d’inchiesta sui misteri del caso Moro ha raccolto ieri la deposizione di Duccio Berio, tra i fondatori di Hyperion di Parigi


Misteri del caso MoroI misteri del caso Moro sembrano non trovare mai fine. Con i lavori della nuova Commissione d’inchiesta sul caso proseguono le verbalizzazioni di persone man mano chiamate in causa nella vicenda dello statista della Dc, ucciso il 9 maggio 1978. Ad avere deposto ieri, con la speranza di “risolvere” i misteri del caso Moro, è stato Duccio Berio. Il suo nome è legato alla scuola di lingue Hyperion di Parigi. Sorta due anni prima del rapimento Moro, Hyperion è stata considerata nel corso degli anni la centrale dalla quale sarebbero giunti ordini per controllare le Brigate Rosse. Si è parlato così di BR eterodirette. Ma ieri, per la prima volta dinanzi la Commissione d’inchiesta guidata dal presidente Giuseppe Fioroni, Duccio Berio ha cercato di spiegare le proprie ragioni asserendo di essersi tenuto ben lontano da quei soggetti che avevano condotto negli anni la lotta armata contro lo Stato. Le trame dei servizi segreti che avrebbero dato vita alla costellazione dei misteri del caso Moro sembrano lontani per lui, anzi lontanissimi. C’è solo un episodio che Berio riporta e che lo “legherebbe” ai Servizi.  Correva l’anno 1972 quando tale “Ballini”, un agente del SID, gli avrebbe proposto di fare l’infiltrato proprio all’interno delle Brigate Rosse in via di costituzione, ma Berio avrebbe rifiutato. A sua detta non ci sarebbe stato alcun controllo esterno delle attività dei brigatisti, aggiungendo come l’opera di infiltrazione avrebbe una storia ben più lunga rispetto alle azioni, in tal senso, portate avanti dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. IGiuseppe Fioroninfine, alla domanda sulla casa in Normandia, Berio ha asserito che nulla ha a che fare con i misteri del caso Moro ma di essersi trattato di un semplice ritrovo fra amici; si sospetta invece che dietro la riservatezza di quella casa, ottenuta a suon di tecnologie installate, vi fosse lo zampino dei servizi segreti francesi. Il sospetto sorse già quando il giudice Pietro Calogero si ritrovò ad indagare sulle attività di Hyperion. La risposa dei francesi, nella persona del Ministro dell’Interno, si espresse nel consiglio di tornarsene a casa senza proferire altra parola.  Lo smarrimento di Berio su quest’ultimo episodio e in merito ai cosiddetti misteri del caso Moro, sono stati riassunti in un ingenuo «davvero è successo questo? Non ne sapevo nulla». Si tratta però di una deposizione credibile?
Sul tema, prima della deposizione di Berio, il giornalista Giovanni Fasanella (che per Cronaca&Dossier aveva già rilasciato un’intervista su un altro mistero, quello di Ustica) aveva riportato nel suo blog alcune domande che, in minima parte, facciamo nostre e che potrebbero aiutare il lettore a comprendere l’importanza di Berio nei misteri dietro il caso Moro. «Chi vi aiutò (inteso i fondatori di Hyperion, ndr) a “riparare” in Francia”? Chi vi accolse, a Parigi, e su quali appoggi potevate contare? Come e perché decideste di fondare una scuola di lingue? Quali erano i rapporti tra Simioni (uno dei fondatori, ndr) e Mario Moretti? È vero o non è vero che i capi brigatisti italiani venivano regolarmente a Parigi? C’erano rapporti tra Hyperion e i terroristi italiani rifugiati in Francia? Perché Hyperion aprì due sedi, a Roma e a Milano, sei mesi prima del sequestro Moro e le richiuse un mese dopo?». Qualora la Commissione interrogherà nuovamente Duccio Berio, forse queste domande, se inoltrate, troveranno risposta.

Misteri del caso Moro: si torna a parlare di Hyperion   ultima modifica: 2015-10-29T16:24:24+00:00 da info@cronacaedossier.it

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