Minori senza futuro in Italia

Fra tecnologia e crisi lo smarrimento della “Millennial Generation”, minori in cerca d’identità: dove sta andando la nostra meglio gioventù?

 

 

ragazzo solidudineIl nostro è un paese che invecchia e invecchia male. Nascono sempre meno bambini e aumenta il numero delle morti: nel 2015 si è registrato il picco più alto di decessi dal Secondo dopoguerra; attualmente meno del 25% della popolazione italiana ha un’età compresa tra 0 e 24 anni. Il 2015 è stato un anno record per il calo delle nascite, tale da far parlare di un vero e proprio allarme demografico in Italia, che si unisce anche ad un picco dei decessi che non trova valide giustificazioni.

 

 

Mediamente è di 30,7 anni l’età per primo figlio, di conseguenza diminuiscono i secondi e terzi figli. Considerando questi dati, l’Italia sembra essere il paese più anti-famiglia d’Europa: le politiche di sostegno e di incentivazione alle nascite sono decisamente scarse e pensare che proprio in Italia, intorno al 1920, Luisa Spagnoli fondò il primo asilo nido aziendale. Attualmente mancano strutture, agevolazioni e detrazioni. Spesso, per le donne, si pone una scelta drammatica tra carriera lavorativa e vita famigliare. L’unico compromesso inevitabile consiste nel rimandare il più possibile la gravidanza, con tutti i rischi e l’aumento delle difficoltà che necessariamente questo spostamento comporta.

 

ragazzo soloA questo quadro già triste sui minori si uniscono i dati sulla dispersione scolastica: il 34,4% degli studenti che non consegue diplomi di secondaria superiore o di formazione professionale è nato all’estero, mentre tra gli studenti nativi la percentuale scende al 14,8%. L’Italia risulta anche tra i paesi con le più forti disparità tra tassi di abbandono maschile e femminile tra i minori, con una percentuale del 20,2% per i maschi e del 13,7% per le femmine e, comunque, i nostri studenti certo non eccellono: il 24,7% degli alunni di 15 anni non supera il livello minimo di competenze in matematica e il 19,5% in lettura. Non sono in grado di ragionare in modo matematico, utilizzare formule, procedure e dati, per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni, in contesti diversi. Nel caso della lettura, non sono in grado di analizzare e comprendere il significato di ciò che hanno appena letto. Si trovano, quindi, in uno stato di povertà cognitiva. L’Italia si colloca così al 24° posto su 34 paesi OCSE.

 

 

ragazzo cellulareIn compenso, ad usare uno smartphone è oggi l’84% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni, “connessi” per oltre 15 ore al giorno. Per 6 giovani su 10 internet è “irrinunciabile” e quasi uno su quattro senza i suoi amici virtuali “si sente solo”, ma ciò comporta rischi per la salute: sovrappeso (causato dalla vita sedentaria), problemi ortopedici, di postura, di vista; difficoltà nell’apprendimento scolastico (dovuta al poco tempo dedicato allo studio e alla scarsa concentrazione perché distratti dal gioco), isolamento, sbalzi di umore e tendenza all’introversione. I videogiochi sostituiscono sempre più i rapporti personali e le relazioni sociali. Tocca ai genitori inventare attività e giochi per staccare i loro figli dagli schermi, anche se proprio i genitori sembrano aver ormai abdicato al loro ruolo di controllo: due su tre non impongono neanche una regola sull’uso di tablet, tv, telefonini e videogiochi.

Al contrario, una ricerca dimostra che il 48% dei giovani che fanno esercizio fisico studiano tre ore in più alla settimana, perdono meno giorni di scuola e fanno poche assenze ingiustificate. Bastano solo cinque minuti al giorno di allenamento per avere migliori risultati scolastici.

 

ragazzo disperatoL’abuso della rete ha portato anche a nuovi fenomeni delinquenziali, ovvero il bullismo giovanile, da sempre esistito, nella sua declinazione moderna: il cyberbullismo. Secondo l’ultimo rapporto Istat il 5,9% dei ragazzi che usano internet ha denunciato di aver subìto ripetutamente azioni vessatorie via sms, chat, mail o simili, soprattutto ragazze di età compresa tra i 14 e i 17 anni, con effetti talvolta tanto devastanti da portare al suicidio. In Italia non è previsto uno specifico reato per il bullismo e, comunque, si tende a non denunciare.

 

ragazzoIl quadro è sconcertante ma ancora non completo. I giovani italiani sono “mammoni”: Il 62,5% tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori, con una forte differenza tra le donne (56,9%) e gli uomini (68%), ma soprattutto una consistente differenza con la media europea, che si attesta al 48,1%. Sempre più trentenni rimangono in casa con i genitori, si formano meno famiglie, nascono meno bambini: tutto viene spostato in avanti, a cominciare dal matrimonio, si sposta il primo figlio e anche l’età nella quale si diventa nonni. Non si tratta di pigrizia, però: i Millennials sperimentano in modo massiccio le difficoltà del mercato del lavoro, che taglia posizioni soprattutto tra i più giovani, non garantisce stabilità e penalizza le retribuzioni. C’è poi l’altra faccia della nostra società, quella che sempre più sta prendendo forma, ovvero i figli di quanti sono emigrati nel nostro paese. Oltre il 46% di quest’ultimi, così come il 42% dei loro coetanei italiani, vorrebbe andare via dall’Italia. Aumentano le disuguaglianze e il futuro risulta fortemente determinato dalla posizione economico-sociale dei genitori. E se in passato la laurea era un forte fattore di spinta e di miglioramento sociale, oggi neanche l’istruzione superiore mette al riparo i giovani dalla precarietà e dalla disoccupazione, o dalla sottoccupazione della quale sono le vittime principali.

 

ragazza computerOggi ciò che fa molta più differenza è nascere nella famiglia “giusta”. C’è una correlazione sempre maggiore tra il livello professionale dei genitori, la proprietà della casa e la posizione dei figli. Alla Sicilia e alla Campania va il triste primato di essere le regioni italiane con più “povertà educativa”, ossia dove è più scarsa e inadeguata l’offerta di servizi e opportunità che consentano ai minori di far fiorire capacità e aspirazioni. Fanno da contraltare Lombardia, Emilia-Romagna e Friuli.

Sconfortante sapere che in Italia il 48% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro (se non quelli scolastici) nell’anno 2015, il 69% non ha visitato un sito archeologico e il 55% un museo, il 46% non ha svolto alcuna attività sportiva. Ecco, questo è il quadro di quello che siamo e c’è da temere per i giovanissimi che guardano al futuro.

 

articolo di Paola Pagliari

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L’approfondimento sui minori in Italia pubblicato sulla rivista Cronaca&Dossier:

 

Minori senza futuro in Italia ultima modifica: 2016-07-23T13:13:26+00:00 da info@cronacaedossier.it

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