Minori, ecco il perché degli orrendi abusi

La violenza contro i minori ha spesso motivazioni differenti alla base: ecco alcuni casi celebri e il confronto fra il caso Chiatti e il caso Brigida    

 

Gilles de Rais
Gilles de Rais

Uccidere i minori è forse uno degli atti criminali che più è in grado di attivare in noi emozioni profonde di rabbia e sdegno perché, ironia della sorte, come disse Mario Alessi (l’assassino del piccolo Tommaso Onofri) in un’intervista prima del suo arresto: «I bambini non si toccano!».

Spesso davanti a tanta brutalità che vede coinvolti i minori, vittime innocenti ed impossibilitate a difendersi, siamo portati a voler ricercare ancora più fortemente le ragioni ed i perché di tali comportamenti, ma le ragioni per le quali un adulto può decidere di uccidere un bambino sono molteplici e differenziate.

La storia della Criminologia italiana ed internazionale ci hanno fatto conoscere storie mostruose che hanno come protagonisti proprio i bambini vittime di predatori. Pensiamo infatti ai serial killer di bambini: tra i più noti nella storia criminale c’è senza dubbio Gilles de Rais, barone francese che visse a cavallo del 1400, passato alla storia come uno dei più sanguinari assassini, avendo torturato e poi ucciso almeno 140 tra bambini e adolescenti; spostiamoci poi in epoca più recente per incontrare un altro predatore di bambini, Albert Fish, il Vampiro di Brooklyn, pedofilo e omicida seriale, che nei primi anni del ‘900 stuprò ed uccise almeno 5 bambini, anche se lui stesso asserì di averne molestati e uccisi oltre 400, soprattutto afroamericani poiché la loro scomparsa destava meno scalpore.

 

Albert Fish nel 1903
Albert Fish nel 1903

La particolarità che contraddistinse Albert Fish e la sua mostruosità, sta nel fatto che egli si cibasse anche di alcune parti del corpo dei minori che uccideva. Egli era anche fortemente instabile di mente, asserì infatti che come un angelo aveva fermato la mano di Abramo un attimo prima che uccidesse suo figlio, così qualcuno avrebbe dovuto fermare lui, e se nessun angelo ancora ci aveva provato, era evidente che le sue azioni erano ben volute dal Signore e che forse egli era un messia.

Avvicinandoci ai nostri giorni, incontriamo Luigi Chiatti, un serial killer, predatore di bambini che nei primi anni Novanta ne uccide due (Simone Allegretti di 4 anni e Lorenzo Paolucci di 11). Luigi Chiatti è un ragazzo dagli occhi buoni che vive nella tortura della solitudine dell’isolamento. La solitudine infatti manipola la sua mente, una solitudine che conosce fin dai primi momenti della sua vita abbandonato dai genitori naturali e che lo porterà a rapire minori per condurli nel suo mondo, dove l’adulto non può e non deve entrare.

 

bambinoOltre ai bisogni, per certi versi patologici, della serialità, c’è un altro lato oscuro del comportamento umano che si evidenzia nella scelta di uccidere i minori, o meglio i propri figli: si tratta della cosiddetta Sindrome di Medea, inizialmente ricondotta ad un comportamento tipicamente femminile che vede nell’uccisione del figlio una vendetta contro il marito traditore e abbandonico, ma che oggi, alla luce anche dei cambiamenti sociali, vede coinvolti sempre di più gli uomini. Non è raro purtroppo infatti apprendere dalla cronaca che un padre ha ucciso il proprio o i propri figli, come atto vendicativo nei confronti della moglie che ha “osato” lasciarlo e abbandonarlo. L’omicidio del figlio assume infatti i connotati di una vendetta nei confronti della moglie che lo ha allontanato dal nido familiare e che dunque nega l’amore, l’accudimento e il sostentamento del figlio. Intollerante al pensiero di tanto dolore l’uomo decide di provocare altrettanto dolore alla moglie uccidendo il figlio. Anche in casi come questo c’è premeditazione dell’atto e può evidenziarsi da parte dell’assassino un’assoluta anestesia psichica ed emotiva dopo il fatto, al quale in alcuni casi può seguire il suicidio.

 

articolo di Francesca De Rinaldis

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CHIATTI E BRIGIDA: DELITTI A CONFRONTO
Approfondimento della psicologa forense Francesca De Rinaldis
Dott.ssa Francesca De Rinaldis
Dott.ssa Francesca De Rinaldis

Nelle intenzioni originarie di Luigi Chiatti non c’è quella di uccidere, bensì egli desidera prendere un bambino da tenere con sé per non sentirsi più solo.
Per lui i bambini vanno amati e vorrebbe solo vederli felici, proprio come lui non è mai stato. L’attrazione verso la sessualità infantile è l’unica che conosce e che ha sperimentato a causa degli abusi subiti nella primissima infanzia.

Quando si trova davanti a Simone Allegretti egli non riesce a resistere all’impulso di possedere quel corpicino e così Simone morirà tra le sue mani con l’unica colpa di essersi ribellato ad un tentativo di approccio sessuale al suo carnefice; stesso destino anche per Lorenzo Paolucci. Come proprio Luigi Chiatti ha ammesso, se non fosse stato catturato avrebbe inevitabilmente continuato ad uccidere, tanto che nel processo si afferma infatti che è nel suo Dna uccidere ancora. Tullio Brigida è forse colui che per primo nella cronaca nazionale ha acceso i riflettori su una tipologia comportamentale per certi aspetti ancora sommersa e misconosciuta: l’uccisione dei figli per vendetta. Sono trascorsi 18 anni da quella notte del 4 gennaio 1996 quando Tullio Brigida uccide e seppellisce i bambini in un terreno di campagna nei pressi di Cerveteri in provincia di Roma.

 

Luigi Chiatti
Luigi Chiatti

Quella di Tullio Brigida, ex operaio con qualche precedente penale, è la storia di un padre che soffoca con l’ossido di carbonio i suoi bambini all’interno dell’auto collegando il tubo di scarico alla Ford. Tullio Brigida non ha mai amato i suoi figli, nei loro confronti nutriva soltanto una forma di possesso, erano diventati uno strumento contro la ex moglie con la quale aveva avuto vari scontri a volte sfociati in episodi di violenza, e li uccide proprio per colpire lei, per vendicarsi di lei che lo aveva lasciato, per infliggerle la più grande delle sofferenze.

 

Brigida, arrestato subito con l’accusa di sequestro, aveva tenuto tutta l’Italia con il fiato sospeso per un anno e mezzo. Aveva dato mille versioni, facendo addirittura credere che dietro il rapimento dei figli ci potesse essere un dispetto della ‘ndrangheta. Ma nella primavera del 1995 Tullio Brigida confessava: «I piccoli sono morti, i loro corpi sono seppelliti in un terreno nei pressi di Cerveteri». Insisteva però per una morte accidentale. Ma le perizie medico legali stabilirono che ad ucciderli fu proprio lui.

Mentre la mattina del 20 aprile 1995 si scavava per cercare i cadaveri dei fratelli, Tullio Brigida non batté ciglio, non si fece sfuggire una lacrima. Soltanto lui restò impassibile. Tutti gli altri furono assaliti dall’emozione quando dalla buca vennero fuori i resti dei bambini che indosso avevano ancora le giacche a vento, le felpe, le scarpe. «Vi ho punito» disse durante un’udienza rivolgendosi alla ex moglie e alla sua famiglia.

 

L’approfondimento dedicato al fenomeno degli abusi sui minori pubblicato sulla rivista Cronaca&Dossier:

 

Minori, ecco il perché degli orrendi abusi ultima modifica: 2016-07-23T13:13:58+00:00 da info@cronacaedossier.it

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