Nella mente dell’assassino: da passione amorosa a omicidio passionale

Il caso Di Pietrantonio impone serie riflessioni: su Cronaca&Dossier il parere della criminologa raccontando cosa accade nella mente dell’omicida





passione
Sara Di Pietrantonio

Sara di Pietrantonio è stata uccisa nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2016 dal suo ex fidanzato Vincenzo Paduano con un modus operandi che lascia a dir poco basiti: l’uomo ha seguito la donna che stava rientrando a casa dopo una serata passata con un’amica, l’ha affiancata con la propria auto e, dopo un confronto verbale (lo scontro più strettamente fisico verrà chiarito dall’esame autoptico) l’ha cosparsa di alcool e le ha dato fuoco. La ragazza è morta bruciata, mentre, gridando aiuto, cercava di scappare lungo quella strada della periferia che in breve tempo l’avrebbe condotta a casa.

La fine della storia d’amore e la gelosia, raccontata dagli amici della vittima e confermata dallo stesso assassino durante l’interrogatorio, sembrano essere le cause scatenanti di questo delitto che, come tanti altri simili, ha le sue radici più profonde nella passione amorosa.

 

 

passioneSi tratta di quella passione che, quando è connotata contemporaneamente da amore e odio, diventa così intensa ed incontrollata da poter portare, attraverso meccanismi psicologici e criminologici complessi, a commettere un crimine. In effetti, se si pensa al termine passione, la sua origine deriva dalla parola greca “pathos” che letteralmente significa “soffrire” o “emozionarsi” ed è identificata con la parte irrazionale dell’animo, quella che si contrappone al Logos, la parte razionale, il pensiero lucido che media tra l’impulso ed il comportamento ed ha il compito di bloccare l’azione attraverso la valutazione dell’atto e delle sue conseguenze. Nei delitti di questo genere i sentimenti e le emozioni prendono il sopravvento sull’attività psichica, le funzioni di critica e giudizio vengono meno e superano ogni controllo razionale fino ad arrivare all’incapacità del soggetto di gestire ed elaborare le emozioni che, vissute nella loro piena intensità, si manifestano con l’acting out violento.

 




passioneLa paura della perdita della persona amata può così generare sofferenza e rabbia tali da portare il soggetto, incapace di sopportare la separazione, a reazioni emotive che predominano sull’attività psichica e ne condizionano la condotta che viene guidata unicamente dal bisogno di dominio e di controllo dell’altro. Gli omicidi passionali, proprio per questo stato di sofferenza descritto come pervasivo e prolungato e che trova terreno fertile in personalità fragili ed insicure, sono pertanto spesso il gesto finale ed estremo che una persona mette in atto dopo una serie di comportamenti (la gelosia ossessiva, le aggressioni fisiche e/o verbali, gli episodi di stalking) che già di per sé costituiscono una grave violazione dello spazio personale dell’altro e che, pertanto, vanno letti come comportamenti sentinella e possibili precursori di gesti più estremi.

 

Da un punto di vista più strettamente giuridico il Codice penale con l’art. 90 ravvisa che le emozioni e le passioni sono condizioni psicologiche che non incidono sulla valutazione di imputabilità del soggetto sebbene, è doveroso ricordarlo, è in ogni caso necessario accertare la criminogenesi e la criminodinamica dell’evento delittuoso per accertare il grado di volontarietà dell’omicidio commesso e la sua intenzionalità ponendo particolare attenzione alla fase di ideazione del crimine e alla sua preparazione.

 

a cura di Stefania Borghetti (Psicoterapeuta e Criminologa)  @StefaniaBorghe1

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Nella mente dell’assassino: da passione amorosa a omicidio passionale ultima modifica: 2016-06-01T14:57:47+00:00 da info@cronacaedossier.it

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