Melania Rea, 5 anni fa il delitto «senza crudeltà» secondo i giudici

Dall’ergastolo a trent’anni, fino a venti anni di carcere per l’assassino di Melania Rea. Ora però i legali di Parolisi chiedono ulteriore riduzione di pena

 




 

melania rea
Melania Rea

Il 18 aprile 2011 Melania Rea trovò la morte nel bosco di Ripe di Civitella. Un delitto efferato che ha colpito molto l’opinione pubblica, soprattutto per i risvolti processuali. Melania Rea venne attinta da 35 coltellate, uno strazio enorme che non è passato inosservato alle cronache degli ultimi 5 anni. Tuttavia, ciò che fa più male in questa storia è sapere il nome di colui che secondo la giustizia italiana è l’assassino di Melania Rea, ovvero Salvatore Parolisi che con lei aveva deciso di vivere la propria esistenza.

 

Melania Rea era scomparsa da Colle San Marco di Ascoli Piceno proprio il 18 aprile del 2011, dopo essersi allontanata alla ricerca di uno chalet per andare in bagno. Non vedendola rientrare, il marito aveva dato l’allarme salvo scoprire il cadavere solo due giorni dopo a seguito di una telefonata anonima al 113. Alcuni indizi sulla scena: i segni delle coltellate inferte, una siringa conficcata nel corpo, un cellulare, una sim card e uno scontrino. Il medico legale attesterà l’assenza di violenza sessuale.

 




 

parolisiLa dinamica del delitto ricostruita avrebbe avuto per protagonista Salvatore Parolisi, quest’ultimo alle spalle di Melania Rea mentre era quasi seduta. Poi i colpi, le tante coltellate che non le hanno lasciato scampo. Addirittura in fase medico-legale sono stati riscontrate coltellate inferte post mortem, dunque quando ormai Melania Rea era senza vita. Un accanimento forte, importante, che in un primo momento aveva portato alla sua condanna all’ergastolo di Parolisi il 26 ottobre 2012, giudicato con rito abbreviato; in Secondo grado la pena era stata ridotta a trent’anni (30 settembre 2013); il 10 febbraio 2015 è la Cassazione a non ritenere congrua l’aggravante della crudeltà rimandando alla Corte d’Assise Appello dell’Aquila il ricalcolo della pena: gli vengono concessi così i definitivi vent’anni di carcere. La ragione dell’efferato delitto si troverebbe nella doppia vita sentimentale vissuta da Parolisi con una soldatessa.

 

Salvatore Parolisi
Salvatore Parolisi

Oggi l’assassino di Melania Rea ha un nome e un cognome, ma incredibilmente le 35 coltellate non sono apparse dinanzi ai giudici come i segni di una evidente crudeltà. L’aggravante della crudeltà non è stata riconosciuta, di fatto permettendo una riduzione di pena. Vent’anni che però sono ancora troppi secondo i legali di Salvatore Parolisi. Quest’ultimi hanno chiesto infatti l’annullamento della sentenza o almeno un’ulteriore riduzione di pena. A giugno prossimo la Corte darà il responso.

 
Un caso che fa discutere considerando che già soltanto il numero di coltellate, per non parlare dell’accanimento post mortem, avrebbero ben potuto giustificare l’aggravante della crudeltà. Invece no: dall’ergastolo a trent’anni, da trent’anni a venti. E forse non è finita qui.

 

articolo di Andrea B.

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Melania Rea, 5 anni fa il delitto «senza crudeltà» secondo i giudici ultima modifica: 2016-04-18T16:09:34+00:00 da info@cronacaedossier.it

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