Mauro De Mauro, una sparizione e due moventi

45 anni fa scompariva il giornalista de L’Ora Mauro de Mauro, fratello di Tullio De Mauro, ministro dell’Istruzione.

Mauro de mauroA voler esser sinceri, qualche scheletro nell’armadio Mauro De Mauro ce l’aveva. Eccome. Prima di aderire alla causa della carta stampata, De Mauro aveva aderito a quella fascista. Pugliese, classe ’21, da giovane aderì con entusiasmo alla scalata di Mussolini, tanto da arruolarsi volontario della X° Flottiglia Mas, dove inizia il suo rapporto con Junio Valerio Borghese. Arrestato al termine della Guerra ed evaso dal campo di concentramento di Coltano, De Mauro si portò per tutta la vita il ricordo degli scontri stampato in viso (come si può notare dalla foto, il suo naso era stato ricucito in seguito a un’aggressione). Nel dopoguerra De Mauro resta legato al principe Borghese (tanto da chiamare la figlia Junia) tanto che si ipotizza un suo coinvolgimento nella pianificazione del tentato golpe (comunque avvenuto in seguito al suo rapimento). Veniamo ai fatti: è il 16 settembre 1970 e Mauro De Mauro sta tornando a casa, come ogni sera. Ha l’automobile carica di vettovaglie acquistate per strada, tanto che appena arriva si attarda a raccattare gli ultimi acquisti mentre la figlia Franca (che si sarebbe sposata un paio di giorni dopo) entra nello stabile a chiamare l’ascensore. Dopo qualche minuto di attesa Franca torna verso l’auto del Junio_Valerio_Borghese_anni_40padre: riesce solo a intravedere due uomini che lo invitano energicamente a salire in auto con un laconico e sicilianissimo “Amunì” (andiamo). Da quel momento, il nulla. Ovviamente il legame tra De Mauro e Junio Valerio Borghese, soprattutto dopo le notizie del tentato golpe, viene preso in esame dagli inquirenti. Con il passare del tempo però emerge con forza una nuova pista, confermata in seguito da alcuni pentiti di mafia. Negli ultimi tempo De Mauro stava indagando su un altro dei grandi misteri d’Italia, ovvero la morte del presidente dell’ENI Enrico Mattei. Le sue ricerche si erano avvicinate moltissimo alla verità, tanto che la mafia si vedette costretta a farlo sparire per sempre. In tal senso sono state fondamentali le dichiarazioni del “superpentito” Tommaso Buscetta, secondo il quale De Mauro era già un “cadavere che camminava” ben prima di indagare sul caso Mattei, ovvero sin da quando pubblicò su L’Ora un verbale della Polizia andato perduto nel quale il pentito Melchiorre Allegra spiegava per filo e per segno la struttura e gli intrighi del sistema mafioso. Le successive indagini su Mattei furono il colpo di grazie: quando la verità si stava avvicinando prepotentemente, i boss mafiosi Stefano Bontante, Gaetano Badalamenti e Luciano Leggio predisposero la cattura di De Mauro. Altri due pentiti scrivono pagine importanti nell’inchiesta sulla scomparsa di De Mauro: il primo è Rosario Naimo, il “Totò Riina d’America”, Foto_segnaletica_di_Salvatore_Riinacatturato fortuitamente nel 2011 in seguito a un malore nel centro di Palermo. Secondo Naimo fu proprio Riina a ordinare il sequestro e l’uccisione di De Mauro. Il secondo è Francesco Di Carlo, che nonostante spinga per la pista “Borghese” vede a sua volta in Totò Riina il mandante dell’omicidio. Le due confessioni (soprattutto la seconda, avvenuta nel 2001), spingono gli inquirenti ad aprire un processo a carico del Capo dei Capi, come unico mandante dell’omicidio di Mauro De Mauro. Il lungo iter giudiziario si conclude solo il 4 giugno di quest’anno: la Cassazione conferma l’assoluzione, respingendo il ricordo della Procura di Palermo. Totò Riina non ha commesso il fatto. Nei giorni in cui cade il quarantacinquesimo anniversario dalla sparizione di Mauro De Mauro resta ancora senza volto il mandante del suo rapimento. Forse, a indagare sulla morte di colui che scoprì con 40 anni d’anticipo le trame oscure del caso Mattei, ci vorrebbe un altro Mauro De Mauro.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Mauro De Mauro, una sparizione e due moventi ultima modifica: 2015-09-21T14:31:45+00:00 da info@cronacaedossier.it

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