Matteo Vaccaro, quel colpo al cuore senza senso

Un omicidio senza senso nel quale il confine tra bene e male sembra fin troppo labile nel caso della morte di Matteo Vaccaro

 

 

Matteo Vaccaro con uno dei suoi cani
Matteo Vaccaro con uno dei suoi cani

Un sabato sera come tanti al ristorante “Pietra nuda” di Latina dove lavora il giovane Matteo Vaccaro. Un punto conosciuto anche dalla gioventù pontina, che come ogni inverno caracolla pigramente per locali aspettando l’estate per spostarsi sul lungomare. Il locale è in via Lago Ascianghi, siamo a 500 passi da Piazza del Popolo, il cuore toponomastico di questa città che non ha neanche 80 anni di storia, città che è il fulcro di un grappolo di comuni fondati su una terra che prima della bonifica non c’era; un coacervo, unico in Italia, fatto di mescolanza forzata tra culture padane e locali così mirabilmente narrate da Antonio Pennacchi nel suo Canale Mussolini. Ma i giovani ormai parlano lo stesso dialetto da tre generazioni, si conoscono tutti tra loro, tutti conoscono i fratelli Vaccaro che gestiscono il “Pietra nuda”.
Anche Francesco De Masi li conosce, ha bevuto un po’ troppo per la sua giovane età quel 29 gennaio 2011 e sta creando qualche problema nell’area antistante il locale, compreso all’ingresso: Francesco inveisce pesantemente contro sua madre e sua sorella; ma è solo dopo gli spintoni di De Masi che Matteo Vaccaro perde la pazienza e lo caccia.
De Masi corre a raccontare l’accaduto al cugino che non ci sta: non si toccano quelli della mia famiglia, dice Francesco D’Antonio ai suoi amici partendo a razzo e proferendo la frase: «Il pischello non devi toccarlo, non finisce qui».
Giunto al ristorante, le minacce che si susseguono sono rivolte soprattuttto alla madre e alla sorella di Matteo mentre quest’ultimo è assente. Poi D’Antonio va via.

 

 

Latina, Piazza del Popolo.
Latina, Piazza del Popolo

Il giorno dopo Renato Pugliese telefona ad Alberto, fratello di Matteo Vaccaro, conosciuto per un precedente lavoro. Pugliese conosce D’Antonio e lo incarica quindi di organizzare subito un incontro pacificatore, che sia per timore di ritorsioni o per mettere un punto finale in questa lite, non è chiaro.
Renato Pugliese organizza l’incontro al Parco Europa, ma poi si tira indietro perché D’Antonio vuole andare a chiarire sì, ma a modo suo e organizza una vera e propria spedizione coadiuvato dal suo amico Alex Marroni, 21 anni, e da altri quattro suoi amici che, la notte di lunedì 31 gennaio, piombano tutti e sette al Parco Europa per affrontare i Vaccaro.

Del resto che il tono del chiarimento non sarà amichevole lo sanno tutti. Lo sa Matteo Vaccaro che si porta il fratello Alberto, un gruppo di amici a dargli manforte e forse anche una pistola scacciacani; lo sa   Francesco D’Antonio che ha vicino a lui Alex Marroni che indossa guanti di pelle e ha in tasca una Bernardelli 7.65 pronta a sparare. I fratelli Vaccaro sono già lì al Parco quando arrivano le due auto da cui scendono Marroni e D’Antonio, accompagnati da Matteo Ciaravino, Gianfranco Toselli, Fabrizio Roma e Paolo Peruzzi.

0Quello che accade in quei pochi istanti successivi si fa di colpo poco chiaro, le testimonianze di chi ha assistito e quelle dei protagonisti si intrecciano senza mai concordare.
Forse è Alex Marroni a sparare tre colpi: uno per terra, uno si perde lontano dentro la vetrina di un negozio, miracolosamente innocuo ma verosimilmente destinato ad Alberto; uno colpisce Matteo al cuore da distanza ravvicinata. Il ragazzo in pochi secondi spira davanti al fratello.

Non sarà difficile per i Carabinieri trovare in poche ore e arrestare tutto il commando, la cosa difficile è capire la dinamica: si è tratto di un vero e proprio agguato? Le due sentenze di primo e di secondo grado hanno fatto non poca fatica sulla questione. Certo è che Alex Marroni aveva un’arma pronta ad uccidere e che non ha esitato ad usarla immediatamente arrivato sul posto.
«Quel proiettile ha colpito al cuore l’intera città – commenta il giorno dopo il delitto Enzo De Amicis, presidente dell’ACLI di Latina -. Dobbiamo saperci indignare e sentire questo ragazzo strappato alla vita come un figlio nostro, di questa città giovane che non sa crescere».

Articolo di Mauro Valentini
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Matteo Vaccaro, quel colpo al cuore senza senso ultima modifica: 2015-12-07T16:30:16+00:00 da info@cronacaedossier.it

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