Maria Chindamo, un mistero che ruota intorno alla sua auto

Sparite da un mese le tracce di Maria Chindamo e ora tra scena del crimine ed elementi che non quadrano si lotta contro il tempo per trovarla 

 




 

Laureana di Borrello
Laureana di Borrello

È già un mese, un mese di ricerche attorno ai campi coltivati e ai frutteti di Laureana di Borrello, ma di Maria Chindamo nessuna traccia. Cercano un corpo. Gli inquirenti e lo stesso Procuratore di Vibo che segue le indagini non hanno dubbi: qualcuno ha fatto del male a Maria. I cani molecolari hanno battuto in queste ultime ore il triangolo territoriale che ha per vertice il luogo della scomparsa e i centri di Limbadi e Rosarno; hanno sequestrato diversi mezzi agricoli perché il sospetto che il corpo possa essere stato occultato da persone esperte ha preso piede, ed è più di un’intuizione investigativa.

 

 

dacia
Dacia, foto d’archivio

Maria Chindamo scompare il 5 maggio alle 07:00 mentre con la sua Dacia è fuori al cancello di un casolare della sua azienda a Nicotera (Vibo Valentia) in attesa del bracciante Alessandro Dimitrov, suo dipendente, con cui ha in programma una serie di lavori che lei segue sempre personalmente. Maria Chindamo è vedova da un anno esatto, suo marito Ferdinando si è suicidato a maggio del 2015 dopo una depressione che tutti assicurano esser iniziata con la decisione di separarsi presa proprio da Maria, donna volitiva, sicura di sé, che dopo la tragedia si è rimboccata le maniche e ha preso il comando dell’azienda.

 

È una madre amorevole, è bella e ha successo, una donna come poche, in questo angolo della Calabria, una mosca bianca nel panorama delle imprese agricole della zona e non solo. Ma cosa è avvenuto davanti quel cancello, quale tornado omicida ha portato via Maria in un lampo, sul ciglio di una strada provinciale per niente isolata, lasciando la Dacia con il motore acceso e il montante lato guida sporco di sangue, del sangue di Maria?

 




 

sangueLe uniche dichiarazioni che potrebbero essere utili a svelare il mistero sono quelle del bracciante Dimitrov che però sono molto contraddittorie e non aiutano. Anzi, in queste ultime ore chi indaga continua ad ascoltarlo con insistenza, anche se è davvero singolare che in una sicura colluttazione feroce come quella che Maria Chindamo ha subìto, lui non abbia sentito nulla. C’è sangue sul muro di cinta, a terra e sul montante, segno che la vittima si è difesa ed ha resistito strenuamente.

Questo dice la scena del crimine in maniera evidente. Forse troppo evidente per poter credere alla semplicistica versione di Dimitrov, che asserisce di non aver sentito nulla anche essendo a poche decine di metri e ben sapendo che la sua titolare lo stesse aspettando dietro quel cancello. Dimitrov è l’unico testimone, nessun altro ha visto, nessuno ha sentito nulla.

 

 

ris carabinieri
RIS, foto d’archivio

Le analisi del RIS si stanno concentrando sulle tracce lasciate in quei terribili attimi da chi ha rapito Maria, mentre non è stata ancora confermato dal Pm titolare delle indagini la manomissione della telecamera attiva in un’abitazione privata e che avrebbe potuto forse dare indicazioni importanti. Ipotesi che se confermata porterebbe a quella di un delitto premeditato. Impossibile non pensare ad una sinistra concomitanza con la morte del marito esattamente un anno prima. Qualcuno lascia trapelare indiscrezioni sul presunto movente: la vendetta.

Ma in quel caso, perché agire lì dove facilmente qualcuno avrebbe potuto assistere alla dinamica? Ma soprattutto, perché rapirla se poi si sarebbe deciso di ucciderla? Dalle fotografie della scena del crimine appare molto più probabile un’aggressione per una lite o a seguito di un approccio sessuale, un incontro-scontro dall’esito nefasto.

 




 

Maria Chindamo è una donna libera e bella, potrebbe avere rifiutato le avance di qualcuno che solo per il fatto che fosse vedova si potrebbe essere sentito in diritto di mancarle di rispetto, ma perdendo la testa perché respinto. Tuttavia, guardando quel piccolo lembo d’asfalto davanti al cancello, quelle macchie di sangue tutte attorno, è impossibile non tornare sempre allo stesso punto di partenza: possibile che Alessandro Dimitrov non abbia visto nulla? È davvero andata così come ha raccontato agli inquirenti e anche con un malcelato imbarazzo davanti alle telecamere?

 

articolo di Mauro Valentini

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Maria Chindamo, un mistero che ruota intorno alla sua auto ultima modifica: 2016-06-08T18:30:35+00:00 da info@cronacaedossier.it

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