Marco Cerbella, ex falsario si racconta

Marco Cerbella, personaggio noto nel mondo dell’arte come uno tra i più abili (ormai ex) falsari di fama internazionale, autore del libro I Falsi, come riconoscerli nell’Arte e nell’antiquariato, ed ultimamente conosciuto anche dal grande pubblico televisivo in quanto conduttore insieme a Massimiliano Pani del programma culturale Italia da stimare, ci svela alcuni aspetti del mondo dei falsari.




(foto cop)Marco Cerbella, come ha preso vita la Sua “carriera” da falsario di opere d’arte?

«La storia è lunga circa quarant’anni e tutto ha avuto inizio con il ritrovamento di una stipe votiva etrusca, avvenuto quando avevo tredici anni. Da quel giorno è nata anche la mia passione per l’arte, ma soprattutto per la sperimentazione delle tecniche artistiche antiche, oggi solo scarsamente comprese. Sono stato considerato un falsario per l’affermazione del grande esperto d’arte (e di falsi) Pico Cellini che su Rai 1 affermò che ero l’ultimo erede di Alceo Dossena (tra i più grandi falsari di tutti i tempi). In realtà il mio era un gioco per mettere alla prova la capacità dei “grandi esperti” e dei “grandi” antiquari e collezionisti: molti di loro infatti, non si rivelarono propriamente tali».

 Attualmente quali sono i rischi per chi realizza un falso immettendolo sul mercato e per chi lo acquista?

«I rischi dal punto di vista penale oggi sono elevatissimi. L’Italia si è dotata di una legge capillare che tutela, in maniera forse anche troppo restrittiva secondo me, la circolazione mercantile dei beni artistici o storici. I falsari oggi rischiano pene lunghissime per un reato che penso dovrebbe essere considerato “minore” dal punto di vista giudiziario, per tutta una serie di motivi, non ultimo quello del divieto per l’acquirente di acquistare opere d’arte prive di una certificazione di legittima provenienza».

Come utilizza adesso le conoscenze tecniche?  

«Oggi la mia esperienza è mirata principalmente a far conoscere alle persone i metodi e le tecniche artistiche antiche, nonché i sistemi usati dai contraffattori di opere d’arte».

Marco Cerbella, qual è l’aneddoto più curioso ed interessante della tua attività di investigatore forense nel campo artistico?

«Mi trovavo a Londra al mercatino antiquario di Portobello, vidi una bellissima statuetta etrusca e la comprai. Arrivato a casa preparai gli stampi in silicone e, una volta pronti, notai sul negativo dell’impronta una strana familiarità stilistica con uno stampo simile che avevo realizzato anni prima. La statuetta che avevo acquistato a Londra, era una di quelle che avevo falsificato io».

 

l’intervista a Marco Cerbella è a cura di Paolo Mugnai @PaoloMugnai15



Arte e scienze forensi contro i falsi

L’interesse economico dietro l’operato di falsari e di mercanti senza scrupoli: ecco come riconoscerli e difendersi

0000Nell’immaginario comune, quando parliamo di Scienze forensi, pensiamo subito a scene del crimine con morti ammazzati, tracce di DNA, impronte digitali e residui dello sparo. Tuttavia esiste un campo meno conosciuto al grande pubblico, in cui non si ha a che fare con omicidi, avvelenamenti e sparatorie, ma per il quale le Scienze forensi danno ugualmente un importantissimo contributo. Questo è il mondo delle opere d’Arte e dei falsi. Un mondo vasto ed estremamente vario, ma anche molto interessante dal punto di vista economico, quindi per questo oggetto da sempre dell’attenzione di falsari e di mercanti senza scrupoli. Come ebbe a dire il prof. Salvatore Casillo dell’Università di Salerno: «Innanzitutto per falso si intende un’opera mediante la quale ad un oggetto viene conferita un’identità che ad esso non appartiene e che invece è propria di un altro manufatto, con l’intento da parte di chi pone in essere tale azione, di ottenere un beneficio, prevalentemente di tipo economico, a danno di altri soggetti». Non esiste infatti settore dell’arte che non sia stato interessato dal fenomeno dei falsi.

00Prendiamo ad esempio il campo archeologico, dove i falsi più comuni sono le monete antiche, la ceramica e l’oreficeria. Se il falsario (come ha ben spiegato poco sopra Marco Cerbella) ha una perfetta conoscenza dell’arte e della tecnica antica, non cadrà probabilmente in errori stilistici e a prima vista il falso risulterà del tutto identico ad un originale. Sarà quindi necessario ricorrere a tecniche scientifiche di investigazione, ma anche ad una notevole dose di esperienza, di intuito e profonda conoscenza della cultura del tempo. Di fronte a un vaso di ceramica da scavo, per esempio, sarà necessario esaminare la patina superficiale alla ricerca di incrostazioni composte prevalentemente da cristalli a base di carbonato di calcio. Per verificare la loro autenticità basterà versarvi sopra qualche goccia di acido cloridrico, che reagendo chimicamente con i carbonati sprigionerà delle bollicine, indice di probabile autenticità. Spesso i falsari, per imitare le concrezioni, mescolano i sali di calcio con collanti moderni, che non sono solubili in acido bensì in solventi organici come l’alcool. Se poi vogliamo avere maggiori certezze, le concrezioni possono essere esaminate in laboratorio per via spettroscopica, ottenendo la certezza sulla loro esatta composizione chimica, evidenziando possibili tracce di resine moderne.




0Per una datazione precisa della ceramica esistono tecniche di laboratorio come la termoluminescenza che, rilevando i danni prodotti dalle radiazioni ambientali in centinaia di anni, permette di avere un’indicazione precisa del periodo in cui il manufatto è stato realizzato. Naturalmente il falsario è a conoscenza di queste tecniche e cerca sempre nuove strategie per aggirarle. Ad esempio la termoluminescenza può essere “ingannata” se il vaso di ceramica viene passato sotto ad una macchina per radiologi, che emettendo raggi X simula in pochi istanti i danni che si sarebbero dovuti accumulare nei secoli. Nel laboratorio di un detective dell’Arte non può mancare poi un buon microscopio ottico, attraverso il quale possono essere individuate le impercettibili tracce lasciate da strumenti ed utensili moderni, totalmente anacronistici rispetto alle tecniche di un tempo. Non di rado infatti si ritrovano sul mercato presumibili manufatti metallici di epoca etrusca, che ad un’attenta analisi presentano incisioni realizzate con il bulino (un utensile in grado di tagliare ed asportare il metallo). Questo deve farci sospettare, perché all’epoca degli etruschi non esisteva il bulino bensì il cesello, ovvero un utensile che invece di asportare il metallo lo deformava plasticamente sotto i colpi di un martello.

Da questi esempi risulta chiaro come il lavoro dello scienziato forense applicato all’Arte non può essere soltanto l’applicazione di una serie di protocolli e tecniche scientifiche, ma deve contemplare anche un’enorme conoscenza delle tecniche antiche, unita all’esperienza e alla possibilità di aver avuto tra le mani centinaia di reperti. Fondamentale è poi l’immedesimarsi nella mente del falsario.

 

articolo di Paolo Mugnai @PaoloMugnai15

Marco Cerbella, ex falsario si racconta ultima modifica: 2015-12-21T19:06:22+00:00 da info@cronacaedossier.it

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