Marco Cannavicci: cosa vuol dire oggi essere un agente segreto

Nell’intervista al Dott. Marco Cannavicci, psichiatra militare presso l’Ispettorato della Sanità Militare dello Stato Maggiore della Difesa, concessa in esclusiva a Cronaca&Dossier, i nuovi volti e coperture nei servizi di Intelligence

(foto copertina)Dottor Marco Cannavicci, quali sono le caratteristiche psichiche fondamentali che dovrebbe caratterizzare un soggetto ideale per il personale di intelligence?

«I profili principali attengono al personale operativo e gli analisti. Il primo è sul territorio ed ha il compito di acquisire le informazioni da ogni possibile fonte, mentre gli analisti svolgono il loro compito in ufficio per comprendere le informazioni raccolte al fine di stilare previsioni su possibili scenari futuri ed il grado di probabilità che un dato evento possa realizzarsi. In base alle due tipologie di funzioni sono quindi privilegiati il dinamismo, la curiosità, la percezione acuta del dettaglio e della complessità, le capacità relazionali e di controllo dello stress nel personale operativo; mentre negli analisti sono privilegiati le conoscenze accademiche o professionali, la rete delle relazioni e dei collegamenti di cui dispongono (conoscere chi conosce), nonché la tutela della riservatezza e delle attività d’ufficio».

 

Il generale e filosofo cinese Sun Tzu scriveva che «le questioni belliche seguono il Dao dell’inganno». La spia dovrebbe essere dunque un soggetto prevalentemente in grado di ingannare?
«Il personale dell’intelligence deve avere l’attitudine ad informarsi e capire su tutto ciò che potrebbe rappresentare un pericolo o una minaccia per le istituzioni e per gli interessi industriali, scientifici, economici dello Stato. Non è richiesta la capacità di ingannare. Se di inganno si parla ciò riguarda la tutela, attraverso false identità, della riservatezza e del segreto del proprio compito, del proprio ruolo e della propria missione. Gli addetti militari delle varie ambasciate sono conosciuti come uomini “legittimi” dell’intelligence, mentre quelli che vengono puniti se scoperti sono gli agenti illegali che si muovono sotto copertura. Fin dall’antichità gli agenti operativi si muovevano sotto copertura, spesso sotto le spoglie di mercanti e uomini d’affari, mentre oggi le coperture privilegiate sono il turista, il giornalista, lo studioso dell’università o l’addetto agli scambi economici e culturali. L’interlocutore (la fonte delle informazioni) non deve conoscere il vero ruolo della persona a cui sta fornendo notizie e non deve neanche accorgersi di quali siano le informazioni preferite che l’altro vuole sapere. Deve avere la sensazione di parlare liberamente con un’altra persona, conosciuta “per caso”, senza percepire il suo desiderio di mirare ad uno specifico obiettivo informativo».


000Dott. Marco Cannavicci, quali sono gli effetti dell’inganno sulla psiche a breve e a lungo termine?

«Nella psiche dell’agente operativo deve essere sempre ben presente qual è il fine della propria missione ed agire di conseguenza in modo “machiavellico” in quanto l’importanza del fine (istituzionale) prevale sulla legalità giuridica dei mezzi utilizzati (a cui anche le forze di polizia devono adeguarsi) per cui deve essere scaltro, opportunista e cinicamente disponibile a mettere in atto qualsiasi tipo di attività illecita, ma solo se serve al conseguimento del suo obiettivo. Deve quindi avere sempre ben presente che se agisce in modo illecito lo fa per il successo della propria missione e non per interesse personale. Mai e poi mai dovrà mettere in atto azioni illecite per fini personali. E su questa competenza cognitiva deve essere valutata l’affidabilità “istituzionale” di un agente operativo. In assenza o con la perdita di questa competenza cognitiva anche in Italia in passato sono stati commessi atti illeciti, da parte degli uomini dell’intelligence, atti che una volta giunti a conoscenza dell’opinione pubblica sono stati giudicati dai media come atti “devianti” o “depistanti”, quando in realtà si trattava solo di banali illeciti penali del dipendente, il più delle volte delle volgari truffe».

 

Dott. Marco Cannavicci.Per la psiche umana cosa significa avere il comando di qualcosa o di qualcuno?

«In genere nella Pubblica Amministrazione italiana il “comando” viene equiparato con la responsabilità, per cui se qualcosa va storto deve essere identificato un responsabile a cui si possa chiedere conto di quanto accaduto. Nel mondo militare e dell’intelligence il “comando” viene equiparato con la capacità decisionale di stabilire un piano tattico (a breve scadenza) o strategico (a lunga scadenza) utile ai fini del perseguimento dei vari obiettivi che vengono via via identificati. Le capacità decisionali si basano sulla conoscenza per cui quanto maggiore sarà il grado di conoscenza di una determinata situazione tanto più efficaci e mirate risulteranno le decisioni prese. Al fine di incrementare la conoscenza, da sempre, vengono in aiuto i servizi di intelligence attraverso la loro incessante raccolta ed analisi delle informazioni su tutto ciò che possa riguardare gli uomini, i mezzi, gli obiettivi, le strategie, i territori, le armi disponibili, insomma i punti forza e di debolezza del possibile nemico, avversario o concorrente o di altre possibili minacce. Se comunque le informazioni non sono sufficienti, la decisione deve essere comunque sempre presa e la capacità di decidere, in carenza di informazioni, rappresenta la migliore competenza “strategica” che un comandante possa possedere».

 

Dott. Marco Cannavicci, perché in taluni casi l’appartenenza ad un Servizio Speciale potrebbe condurre ad una pericolosa mutazione del carattere del soggetto arruolato?

«Il pericolo di una “mutazione” del carattere e del comportamento di un agente operativo potrebbe essere collegato alla possibilità, riconosciuta ed ammessa dal proprio stato giuridico, di violare la legge ogniqualvolta i fini della propria missione possano prevedere l’uso di mezzi o modalità illecite. Se l’agente perde la capacità di distinguere i fini istituzionali da quelli personali e privati potrebbe trovarsi nella condizione di agire in modo illegale per qualcosa di estraneo al Servizio, con la convinzione che non sarà mai chiamato a rispondere dei propri atti davanti alla giustizia. In Italia non esiste e non è mai esistita la “licenza di uccidere” che invece altri importanti servizi di intelligence conferiscono ai propri agenti. In Italia, quando si perde la percezione del confine precedentemente citato, si adottano comportamenti da prepotenti, da arroganti, da sbruffoni, da opportunisti, da persone che in ogni atto comunicano la loro posizione privilegiata di potere e di privilegio, spesso accompagnati dall’uso disinvolto di fondi o risorse economiche dello Stato».

 

0Come si valuta il Quoziente Emotivo?

«Le capacità connesse con il Quoziente Emotivo riguardano in modo particolare le capacità empatiche con cui ci si relaziona con le altre persone, riuscendo a percepire sia lo stato d’animo che il punto di vista dell’altro. Il fine è quello di ottenere collaborazione, disponibilità, informazioni e conoscenze da soggetti tutto sommato sconosciuti e quindi è necessario mettere in campo le migliori competenze, relazioni e comunicative. Queste abilità emotive presuppongono il capire velocemente lo stato d’animo dell’altro, i suoi pensieri, le sue aspettative, ma anche la sua rabbia, la sua voglia di vendetta, di prestigio o di soddisfazione economica. Le competenze emotive permettono di sintonizzarsi sullo stato d’animo dell’altro, comprenderne le molle motivazionali e stimolarlo o provocarlo o dare soddisfazioni su questi punti per ottenere in cambio informazioni, collaborazione o appoggio. Un alto livello di quoziente emotivo è il presupposto quindi per una utile “manipolazione” psicologica della fonte, attraverso la percezione e la comprensione del suo stato psicologico, relazionale e sociale. In questo modo è possibile cogliere i bisogni psicologici dell’altro, soddisfarli ed ottenere in cambio quello che si vuole, non dietro la richiesta dell’agente operativo, ma per “spontanea” offerta della fonte».

 

Ai servizi di intelligence non interessano persone solo molto intelligenti, bensì intelligenti che siano anche emotivamente fredde. Cosa significa esattamente essere “emotivamente freddi”?

«Come dicevo prima, l’abilità ad apprendere e capire persone o situazioni in modo efficace presuppone il celare, nascondere e camuffare le proprie intenzioni o la propria realtà. Spesso si vestono dei panni “innocui”, diversi da quelli propri, e si assumono identità di comodo che non corrispondono. È necessario che l’agente operativo riesca a rimanere costantemente freddo il proprio livello di tensione emotiva e lucidamente concentrato sul ruolo che sta interpretando, per non incorrere in lapsus, dimenticanze o atti automatici d’impulso che possano svelare la propria reale identità. Ciò risulta peraltro molto più difficile in contesti pericolosi, come quelli rischiosi in cui si muovono gli agenti infiltrati negli apparati istituzionali di altri Stati, nei gruppi terroristici o nelle organizzazioni criminali, poiché un errore comporta il loro smascheramento e la possibilità di infauste conseguenze, come il carcere o la morte».

 

00Dott. Marco Cannavicci, cosa significa che “psicopatie” possono essere già richieste come condizione preliminare per l’assunzione in servizio?

«Alcuni assetti della personalità, come ad esempio quelli presenti nel soggetto paranoideo o in quello schizoide, possono essere funzionali alle esigenze del servizio di intelligence poiché presuppongono che il soggetto, per propria natura e formazione psicologica, riesca a mettere spontaneamente in atto alcuni comportamenti che sono desiderati o richiesti nel personale di intelligence. Il paranoideo ad esempio è un soggetto che diffida degli altri ed ha sviluppato una particolare abilità a resistere ai condizionamenti ed alle suggestioni altrui, è molto critico, chiuso e riservato, diffida di tutti e di tutto, analizza continuamente in modo critico i comportamenti altrui mettendo in campo abilità e competenze utili ai fini dell’efficacia e della sicurezza del servizio. Anche i soggetti schizoidi mettono in atto naturalmente abilità utili ai fini del servizio in quanto sono soggetti impermeabili all’emotività e che riescono a mantenersi freddi, lucidi e razionali anche nei contesti emotivi più caldi o coinvolgenti. La freddezza emotiva in operazioni ad alto rischio evita che siano commessi atti impulsivi o stupidi che possano far fallire l’intera operazione e mettere in pericolo la sicurezza degli altri agenti impegnati nella stessa operazione».

 

In che modo possono coesistere nella psiche umana tutte le caratteristiche che ha finora elencato?

«Nella psiche umana è presente un coacervo di competenze e di capacità, poiché essa è una struttura complessa, ricca di potenziali repertori comportamentali sia di tipo adattativo che disfunzionali e quindi patologici. Non sempre si riesce ad utilizzare tutte le potenzialità insite nel potenziale repertorio delle abilità della natura umana. Solo i soggetti che hanno superato le rigidità personologiche e comportamentali, determinate dai meccanismi di difesa della psiche, possono mettere in campo un repertorio di azioni flessibili e strumentalmente efficaci allo scopo richiesto, come sfruttare qualsiasi tipo di situazione si possa presentare al fine di conseguire l’obiettivo della propria missione. Una delle competenze più utili è infatti la capacità di “leggere” le situazioni in modo strategico, comprendere la situazione in atto, lo stato emotivo e psicologico delle persone coinvolte ed adeguarsi flessibilmente e plasticamente ad esse piegandole, orientandole e “manipolandole” secondo i propri fini. Ciò è possibile solo se l’agente, attraverso il proprio ricco repertorio di comportamenti, riesce a leggere ad interpretare in modo corretto il ruolo che in quel momento gli è richiesto dalla situazione che si è venuta a creare».

 

l’intervista al dott. Marco Cannavicci è a cura di Antonella Marchisella

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Marco Cannavicci: cosa vuol dire oggi essere un agente segreto ultima modifica: 2015-07-28T15:55:50+00:00 da info@cronacaedossier.it

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