Manuela Cacco, da complice a vittima?

Gli inquirenti si sarebbero convinti: la ricostruzione di Manuela Cacco è attendibile e potrebbe aver collaborato per paura

L’asso nella manica degli inquirenti potrebbe essere stato in bella vista tutto questo tempo: Manuela Cacco sta collaborando con le forze dell’ordine e a quanto pare la ricostruzione dell’omicidio fatta dalla tabaccaia è stata giudicata attendibile, visti anche i positivi riscontri con i tabulati telefonici.




isabella-noventaSecondo quanto ricostruito, Manuela Cacco sarebbe arrivata nella villetta di Freddy Sorgato in via dei Sabbioni qualche minuto prima delle 00:30. Avrebbe atteso circa un quarto d’ora in auto poiché nella villa non c’era nessuno: Debora la chiama alle 00:43 avvisandola che stanno rientrando. Entrati nella villa Debora avrebbe confessato a Manuela l’accaduto, proprio nella cucina in cui si era appena consumato il delitto:  «Ho ucciso Isabella a colpi di mazzetta…». Isabella sarebbe giunta nella villetta di poco dopo le 23:15 e si sarebbe accomodata in cucina con Freddy. Sarebbe quindi spuntata Debora che avrebbe iniziato ad accusarla: sul tavolo alcune denunce per stalking e molestie, per cui la stessa Debora e Manuela sarebbero state sospettate. Messa di fronte alle accuse Isabella avrebbe risposto con un sorriso beffardo, facendo andare Debora su tutte le furie, che avrebbe perso ogni ragione e l’avrebbe colpita con un piccolo martello: «Mi ha riso in faccia e le ho dato il primo colpo in testa, poi il secondo». Freddy assiste impassibile alla scena mentre la sorella uccide la povera Isabella con due martellate: la prima dritta in mezzo alla fronte, la secondo nella zona posteriore del cranio. Nonostante l’impeto e la rabbia Debora non perde la lucidità e si dota subito di un sacchetto nel quale infila la testa di Isabella, in modo da non lasciare tracce di sangue.




isabella noventaSecondo i tabulati telefonici i Sorgato lasciano la villetta alle 00:22 per rientrare alle 00:45. È in questo lasso di tempo che si sbarazzano del cadavere e dell’arma del delitto, proprio nei minuti in cui Manuela Cacco attende il loro ritorno in auto fuori dalla villetta. Terminata la confessione di Debora, tocca a Freddy parlare: chiede all’amica di farle un favore, deve indossare il giubbino bianco di Isabella per fornir loro un alibi. E Manuela accetta, ma non può fare altro che accettare: non perché glielo chieda “il suo Freddy”, ma perché è sola in una villetta isolata con due assassini che hanno appena ucciso una povera ragazza. Come avrebbero potuto reagire ad un “no”? Parte così la messinscena del giro in centro che a nulla servirà, se non ad aggravare la loro posizione.




freddy-sorgato-confessionePur dicendo che non c’è ancora alcuna «condanna» e che «vige il principio di non colpevolezza fino alla sentenza» il capo della squadra Mobile di Padova – la cui intervista integrale raccolta da Padova Oggi potete trovare qui – si è detto abbastanza sicuro della dinamica omicidiaria, facendo intendere che la ricostruzione di Manuela Cacco è assolutamente verosimile. Peccato che la Cacco non sia a conoscenza dell’ubicazione del cadavere di Isabella Noventa, dato che i Sorgato non avrebbero condiviso con lei tale informazione: il ritrovamento del corpo e la conseguente autopsia poterebbero essere le prove decisive per incastrare Freddy e Debora e per confermare la ricostruzione della Cacco. Quest’ultima è stata recentemente trasferita dal carcere di Verona a quello di Venezia, sia perché più vicino a casa, sia perché nella precedente struttura era stata contattata da Debora Sorgato, che le aveva inviato un messaggio chiaro: «Vorrei parlarti a quattr’occhi». Un tentativo di intimidazione? Un monito a non parlare? Forse Manuela Cacco si è ritrovata in un gioco più grande di lei. E per non fare la fine di Isabella Noventa, si è trovata costretta a giocare.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Manuela Cacco, da complice a vittima? ultima modifica: 2016-04-01T11:12:24+00:00 da info@cronacaedossier.it

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