Luigi Chiatti, storia del Mostro di Foligno ora fuori dal carcere

Analisi forense sulla pericolosità del Mostro di Foligno dopo il suo trasferimento in una nuova struttura in Sardegna: storia e profilo di Luigi Chiatti 





Luigi Chiatti
Luigi Chiatti

Sono le prime ore del pomeriggio del 4 ottobre 1992 quando Luigi Chiatti, solo in casa, vinto dalla noia e dalla solitudine, esce di casa a bordo della sua Y10 girando senza una meta precisa tra le campagne e la periferia della sua città Foligno. È la solitudine che manipola la mente di Luigi Chiatti, una solitudine che conosce fin dai primi momenti della sua vita, quando è stato abbandonato dai genitori naturali; una solitudine che presto però nella sua vita si tramuta in una lucida follia omicida, con lui anche quel giorno quando esce di casa vestito solo del suo grande desiderio: trovare un bambino con cui giocare perché ama i bambini, vorrebbe solo vederli felici, proprio come lui non è mai stato.

 

mano insanguinataLuigi non ha una vita sociale, non ha amici, non ha una ragazza. L’unica compagnia gradita è quella dei piccoli amici. Sono questi infatti gli unici con i quali riesce a relazionarsi, a parlare, a giocare, tanto che dentro di sé desidererebbe tanto averne uno da prendere e tenere tutto per sé. Al momento vorrebbe però solo un bambino “temporaneo” da tenere magari solo qualche giorno in attesa di realizzare il suo grande progetto: vivere nel bosco con tanti bambini e giocare, dove a dirigere i giochi è proprio lui.

 

 

Quel pomeriggio del 4 ottobre 1992 il desiderio è troppo forte e si mette alla ricerca proprio di un bambino, uno non troppo piccolo di almeno 3 o 4 anni col quale insomma poter giocare, uno che corrisponde perfettamente al profilo di Simone Allegretti, la prima delle sue piccole vittime. Nella piccola frazione di Maceratola, Simone Allegretti, 4 anni, ha appena festeggiato insieme alla mamma, al papà e ai nonni il primo compleanno della sorellina, quando finito il pranzo va fuori nel cortile per giocare con la sua bici. È con la sua bici che Simone si allontana appena un po’ dalla sua casa per raggiungere un albero di noci che a lui piacciono tanto, e lì, incontra un giovane sorridente dai modi gentili, Luigi Chiatti.

 

 

Luigi Chiatti
Luigi Chiatti

Quest’ultimo si avvicina a lui con fare gentile e amichevole, lui sa come comunicare con i bambini, e lo invita ad andare con lui, promettendogli che gli avrebbe fatto guidare la macchina. Simone lo segue senza battere ciglio. Luigi porta Simone a casa sua, lontano da occhi indiscreti, nel luogo in cui si sente più sicuro. Mostra al bambino la sua stanza e i suoi giochi, la sua collezione di fumetti ingannandolo proprio con quelle cose alle quali un bambino non può resistere. Poi fa sedere Simone sul letto ed inizia a spogliarlo.

 

Oramai il suo impulso è irrefrenabile: lui, Luigi Chiatti, il mostro che deve agire. Le sue carezze diventano sempre più intime, inizia a baciare Simone che si spaventa e non comprende perché quel ragazzo prima così gentile e sorridente è diventato invece ora diverso, freddo. Forse Simone cerca allora di ribellarsi e inizia a piangere ed urlare perché spaventato e non smette nemmeno quando Luigi Chiatti tenta di calmarlo e rassicurarlo. Anzi, Luigi Chiatti in un’escalation di rabbia e impaurito perché teme che le urla del bambino possano attirare l’attenzione dei vicini di casa. Perde il controllo e si avventa con le mani sul collo del piccolo Simone iniziando a stringere sempre più forte «solo per farlo smettere», come dirà poi lo stesso Chiatti durante il processo. Simone però è troppo piccolo e delicato per resistere alla sua forza e soccomberà a questa guardando negli occhi proprio il suo mostro.




boscoQuando Luigi Chiatti molla la presa sul collo di Simone è in preda al panico poiché pensa di averlo ucciso e capisce che per salvarsi deve liberarsi del corpicino. Lo avvolge, ancora vivo, in un copri abiti in plastica ma tiene con sé il suo orologio nero col quadrante bianco e lo carica sulla sua Y10 dirigendosi verso le campagne della sua città, portando con sé anche un temperino col manico di legno. Racconterà poi Chiatti ai Giudici durante il processo: «Ho adagiato il corpo sul ciglio della scarpata, con il capo rivolto verso di me e i piedi verso la discesa. Simone si lamentava, stava molto male ma era vivo. Non potevo lasciarlo vivo perché, se soccorso, avrebbe potuto accusarmi». Dunque la decisione di Luigi di uccidere Simone è lucida e fredda. Prende il temperino e inizia a colpire numerose volte il corpicino di Simone scaraventandolo poi nella scarpata.
Quattro giorni dopo la sparizione di Simone, in una cabina telefonica di Foligno, viene trovato un messaggio scritto col normografo: «Aiuto! Aiutatemi per favore. Il 4 ottobre ho commesso un omicidio. Sono pentito ora, anche se non mi fermerò qui. Il corpo di Simone si trova vicino alla strada che collega Casale a Scopoli. È nudo e non ha l’orologio con il cinturino nero e il quadrante bianco. Ps. non cercate le impronte sul foglio, non sono stupido fino a questo punto. Ho usato dei guanti. Saluti al prossimo omicidio. Il Mostro». È questo il primo di una serie di messaggi che Luigi Chiatti lascerà agli inquirenti per dar loro indicazioni per fermarlo.

 

Vittime del Mostro
Vittime del Mostro

La paura che l’assassino continui a colpire si fa sempre più forte ma gli inquirenti navigano nel buio e ancor più quando arriva il secondo messaggio del Mostro. «Aiuto! Non riesco a fermarmi. L’omicidio di Simone è stato un omicidio perfetto. Certo è duro ammettere che sia così da parte delle Forze dell’ordine. Analizziamo i fatti: 1. Io sono ancora libero, 2. Avete in mano un ragazzo che non ha nulla a che fare con l’omicidio … Vi consiglio di sbrigarvi evitando altre figuracce… N.B. perché ho detto di sbrigarvi? Perché ho deciso di colpire di nuovo la prossima settimana…». Il ragazzo di cui parla Chiatti nel suo messaggio agli inquirenti è Stefano Spilotros, 22 anni, della provincia di Milano, uno dei mitomani che si autoaccusano dell’omicidio. È 10 mesi dopo l’omicidio di Simone, il 7 agosto 1993, che il Mostro commette il suo secondo omicidio: Lorenzo Paolucci, 13 anni, in quei giorni in vacanza a Casale dove i genitori adottivi di Chiatti hanno una villetta. Sono i nonni a lanciare l’allarme per la scomparsa del ragazzo. Scattano da subito le ricerche, alle quali partecipa anche lui, Luigi Chiatti che dice di conoscere bene il ragazzino avendo giocato con lui nella saletta vicino alla Chiesa.

Luigi aveva invitato Lorenzo a casa sua per fargli vedere il suo nuovo computer. Forse in quell’occasione Lorenzo rifiuta un approccio sessuale di Luigi Chiatti che dopo averlo barbaramente ucciso, lo getta dalla finestra e lo trascina nel bosco. Il peso degli omicidi commessi è troppo grande per Luigi Chiatti che nei giorni immediatamente successivi, con messaggi sempre più espliciti porta gli inquirenti nella sua direzione: «Davanti alla villetta di Casale, dice al Magistrato, c’è un tombino, lì c’è il coltello con cui ho finito Simone». L’arresto pone finalmente fine, almeno in parte, ai tormenti del giovane Mostro di Foligno. Nel 2015 invece Luigi Chiatti è di nuovo un uomo “libero”, trasferito in una struttura (Rems) e ex Opg dove dovrà restare per almeno tre anni per poi rivalutarne la pericolosità sociale.

 

di Francesca De Rinaldis

 

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La puntata su Radio Cusano, in collaborazione con Cronaca&Dossier, sul trasferimento in una nuova struttura e sulla sua pericolosità sociale:

 

 

 

APPROFONDIMENTO
L’analisi dell’esperta, dott.ssa Francesca De Rinaldis (psicologa forense)     

 

Dott.ssa Francesca De Rinaldis
Dottoressa Francesca De Rinaldis

È il giugno 1975 quando viene formalizzata l’adozione e Antonio Rossi viene accolto in casa Chiatti. Il piccolo, abbandonato dai genitori naturali, proviene da un collegio, nel quale ha subito anche degli abusi sessuali. La famiglia adottiva gli offre una nuova vita e una nuova identità: Antonio diventa Luigi ma non trova però quell’affetto di cui un bambino avrebbe bisogno. Il padre è completamente assorbito dal lavoro di medico, il dialogo con la madre, una donna molto rigida, è assente. Chiatti cresce diventando un ragazzo umorale, alternando esplosioni di aggressività a profondi momenti di silenzio e solitudine.

 

In casa si comporta in modo freddo ed aggressivo, litiga frequentemente con i genitori. Esce poco di casa e quando lo fa chiude a chiave la porta della sua stanza, il suo piccolo mondo incontaminato. È durante la pubertà che Luigi Chiatti si scopre omosessuale, vivendo la sua prima esperienza sessuale con un cuginetto. Luigi Chiatti è rimasto ancorato dunque dal punto di vista emotivo ed affettivo ad un mondo totalmente infantile. Luigi Chiatti è attratto dalla sessualità infantile, che in fondo è l’unica che conosce e ha sperimentato, anche in riferimento agli abusi subiti nella primissima infanzia. Nei bambini vede un oggetto di amore, qualcosa di puro e non contaminato come è invece il mondo degli adulti, ma Luigi Chiatti è un serial killer, uno dei più spietati perché le sue piccole vittime sono proprio i bambini.




boscoSecondo la definizione dell’F.B.I., per la quale il serial killer è colui che uccide almeno tre vittime, in eventi distinti, in luoghi separati, e con un periodo di intervallo emotivo fra un omicidio e l’altro, ritenendo di non essere mai catturato e che ama sfidare le Forze dell’ordine. Luigi Chiatti andrebbe escluso dal novero degli assassini seriali, in quanto ha ucciso soltanto due vittime, ma in realtà entra di diritto in questa categoria in quanto, come lui stesso ha ammesso, se non fosse stato catturato avrebbe inevitabilmente continuato ad uccidere. Nel processo Chiatti si afferma infatti che è nel suo DNA uccidere ancora.
Tale affermazione solleva dubbi e perplessità circa la sicurezza sociale di Chiatti e l’efficacia del trattamento penitenziario nell’ottica della riabilitazione per un adeguato reinserimento sociale, soprattutto alla luce del fatto che, essendogli stata riconosciuta la semi infermità mentale, e dunque la sua pericolosità sociale, ed essendo stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione, dovrebbe uscire dal carcere già nell’ottobre 2015 per via dell’indulto. Nell’imminenza della scarcerazione è prevista comunque una relazione di riesame sulla pericolosità ma, con l’attuale problematica sull’imminente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari voluta dalla legge Severino, si aprono molti dubbi intorno alla misura di sicurezza da scontare relativa al giudizio di pericolosità sociale per il trattamento di cura e riabilitazione psichiatrica cui Luigi Chiatti, seppur Mostro, ha diritto e necessità.
Il numero della rivista Cronaca&Dossier dedicato al caso Luigi Chiatti:

 

 

 

Luigi Chiatti, storia del Mostro di Foligno ora fuori dal carcere ultima modifica: 2016-02-09T15:51:54+00:00 da info@cronacaedossier.it

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