Troppe luci e ombre sulla morte di Nadia Arcudi

Cosa ha spinto la mano dell’assassino dell’insegnante trovata a Rodero? Il caso Nadia Arcudi e i misteri che lo rendono ancora insoluto

 

Rodero
Rodero

Luci e ombre sulla morte della giovane insegnante Nadia Arcudi, 35 anni, rinvenuta cadavere nei boschi di Rodero, al confine tra la Svizzera e la provincia di Como, nel pomeriggio di domenica del 16 ottobre scorso. Dai risultati dell’autopsia sembra ormai accertato che la morte di Nadia Arcudi risalirebbe alle 23:00 di venerdì 14 ottobre; il decesso sarebbe avvenuto a Rodero, quindi in Italia, e non nella casa della donna a Stabio (Canton Ticino), dove viveva con la madre, come gli inquirenti avevano supposto in un primo momento. Si attendono gli esiti degli esami tossicologici, che potrebbero chiarire i molti aspetti ancora oscuri di questa morte. L’autopsia infatti non ha chiarito cosa abbia provocato l’edema polmonare da soffocamento che ha portato al decesso, né il corpo di Nadia Arcudi ha raccontato qualcosa in più: nessun segno di violenza, taglio o livido. Potrebbe allora essere stata stordita con farmaci e stupefacenti, in modo da renderla inoffensiva nel momento in cui è stata soffocata, nel qual caso bisognerebbe ragionare in termini di premeditazione, e abbandonare la possibilità di un omicidio d’impeto.

manoIl corpo, inoltre, è stato sottoposto alle intemperie per almeno 36 ore, rendendo così ancora più difficile il rinvenimento di eventuali tracce. E Nadia è stata portata oltre il confine svizzero dal valico del Gaggiolo, dove i controlli sono sporadici, prima o dopo essere stata uccisa? Intanto in carcere a Lugano è finito il cognato della donna, Michele Egli, 42 anni, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere sia in Svizzera che in Italia, dove l’indagine è coordinata dal sostituto procuratore di Como Massimo Astori. L’uomo, marito della sorella, ha ammesso di essersi sbarazzato del corpo, dopo averla ritrovata già morta all’interno dell’ abitazione che la donna condivideva con la madre, e di averla spostata per non far spaventare i parenti.

mano pc tastieraUna spiegazione singolare e particolarmente inquietante appare anche la circostanza che Egli, cittadino svizzero di Coldrerio, tecnico informatico della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, sia pure scrittore di romanzi gialli, anche se incompleti e per nulla conosciuti. Egli è stato l’ultimo a vedere la cognata, come confermato anche dalla sorella della vittima, che ha detto che il marito avrebbe dovuto incontrare Nadia Arcudinel pomeriggio di venerdì, prima di andare a cena ad Olgiate Comasco con la suocera, mamma di Nadia, e la moglie. In paese qualcuno mormora di un rapporto molto stretto tra i due cognati, ma forse sono solo chiacchiere maligne. Proprio Michele Egli è stato l’unico a non essere sentito nei due giorni immediatamente successivi al ritrovamento, poiché  si trovava in Sicilia al funerale di una zia e sarebbe tornato solo martedì notte. Ma quello che ancora mancherebbe è il movente.

Dal computer di Nadia emergono una serie di mail interessanti. Tra queste, anche una inviata sabato alle 15:15 alla sorella, al cognato, al fidanzato e ad un’amica, firmata da Nadia, ma che gli inquirenti ritengono possa essere stata inviata invece dal cognato, in cui si dice di non cercarla, che non sta bene e vuole stare sola: «Ho anche buttato via il biglietto del concerto dei Coldplay», conclude. Strano per una donna che aveva recentemente pubblicato sul suo profilo Facebook di avere da poco un fidanzato, uno dei primi ad essere sentiti dopo il ritrovamento del corpo di Nadia.

pennaSingolare, invece, la personalità di Egli: ha scritto due romanzi brevi e altri incompiuti. In uno dei due, forse ancora disponibile in rete, racconta una storia di omicidi di ragazze in un college americano, risolta grazie a uno scrittore di romanzi gialli che porta il suo nome di battesimo. Proprio il libro dal titolo Luci e ombre, mai pubblicato, parlerebbe di un omicidio e del ritrovamento in un bosco del cadavere di una ragazza, uccisa a pugnalate e strangolata, esattamente come Nadia Arcudi. Davvero una strana coincidenza. Michele Egli ha un sito nel quale racconta di aver mosso «i primi passi nel campo della scrittura alle scuole medie» e che il suo mito è Stephen King. «Amo leggere, ascoltare musica e sono un appassionato di cinema», dice di sé prima di aggiungere che è un grande appassionato di sport. Nessun accenno alla sua famiglia.

Tra i progetti per il futuro parla solo di libri. E in particolare del romanzo che sta scrivendo «a quattro mani con una persona splendida conosciuta su Internet». Se fosse davvero Egli l’autore del delitto, il movente potrebbe essere di natura passionale? E in quel caso, avrebbe agito da solo o aiutato da complici con ruoli differenti? Questi i molti aspetti che ancora attendono una risposta.

 

articolo di Paola Pagliari

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Troppe luci e ombre sulla morte di Nadia Arcudi ultima modifica: 2016-11-15T10:43:59+00:00 da info@cronacaedossier.it

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