Maurizio Gucci, la ricostruzione dell’omicidio

Dopo 17 anni torna in libertà la Dark Lady che fu condannata per l’omicidio del marito Maurizio Gucci

 

Maurizio Gucci con la moglie Patrizia Reggiani
Maurizio Gucci con la moglie Patrizia Reggiani

Milano, via Palestro 20, 27 marzo 1995 alle ore 8:35. Quattro colpi esplosi da una pistola Browning in calibro 7.65, un uomo che si accascia a terra, morto, un secondo uomo viene ferito, un altro che scappa. Sono questi gli ingredienti iniziali con cui Milano e tutto il mondo dell’alta moda si svegliano la mattina di quel soleggiato lunedì di marzo. Sì perché ad essere ucciso è l’imprenditore 46enne Maurizio Gucci, nipote del fiorentino Guccio Gucci, fondatore dell’omonima e prestigiosa casa di moda. Come ogni mattina Gucci è uscito alle 8:20 dal suo lussuoso appartamento situato in corso Venezia 38, vicino Piazza San Babila, per dirigersi verso il suo ufficio in via Palestro 20.

 

gucciOltrepassa il portone dello stabile, poi scambiando un rapido saluto con il portinaio Giuseppe Onorato si avvia a salire i sei scalini che lo conducono in un androne. Il suo ufficio è al quarto piano, ma la vita di Maurizio Gucci si ferma prima, finisce sui marmi pregiati di quell’androne colpita da quattro proiettili.

Il killer raggiunge infatti l’imprenditore da dietro, spara due colpi alla schiena, poi un terzo proiettile colpisce Gucci al gluteo destro, infine il quarto colpo viene sparato alla testa per finire quel corpo ormai agonizzante.
Durante la fuga l’omicida incrocia il portinaio Giuseppe Onorato, che accortosi dell’accaduto si lancia all’inseguimento dell’assassino, ma in cambio riceve un proiettile che lo attinge all’avambraccio destro portato a protezione del viso. Onorato viene ferito non mortalmente, ma quel tanto che basta per interrompere il suo inseguimento. Il killer viene notato salire su una Renault Clio di colore verde parcheggiata all’angolo di via Marina con a bordo un complice che lo sta attendendo per la fuga, ma prima di dileguarsi, viene visto in viso da una giovane impiegata di 31 anni che successivamente fornirà alle Forze dell’Ordine l’identikit dell’assassino di Gucci.

 

cassazione
Cassazione

Subito la notizia della tragica morte di Maurizio Gucci fa il giro del mondo. Sono anni che all’interno della famiglia Gucci si combattono battaglie legali, scalate al potere, con un’azienda che in pochi anni ha visto perdere decine di miliardi di lire del proprio fatturato. Ma adesso è accaduto qualcosa di diverso, adesso il celebre logo della doppia G si è macchiato di sangue. Si battono varie piste, dai casinò che Maurizio Gucci avrebbe dovuto aprire e gestire in Svizzera ad un debito di circa 30 miliardi di lire contratto con una misteriosa cordata di imprenditori che lo avrebbero aiutato a sanare i debiti dell’azienda, ormai di fatto passata in mano alla società araba Investcorp.
carcereLe indagini sono guidate dal pm Carlo Nocerino e dal dottor Filippi Ninni, capo della Criminalpol. Gli inquirenti sono dei veri segugi che non si risparmiano nelle indagini, ma nonostante questo, a due anni di distanza dall’omicidio Gucci ogni pista che è stata ipotizzata per la risoluzione del caso si è dimostrata priva di fondamento o comunque lontana da un risultato apprezzabile. A dare una forte accelerazione ed un cambio di direzione alle indagini è invece una telefonata giunta la sera dell’8 gennaio 1997 nell’ufficio di Ninni. Dall’altra parte della cornetta c’è un informatore che si fa chiamare Gabriele e che dice di saperla lunga sull’omicidio di Maurizio Gucci. L’informatore incontra Ninni e riferisce che dietro all’omicidio del noto imprenditore c’è la mano della ex moglie di Gucci, la signora Patrizia Reggiani Martinelli.
Questa infatti, con l’aiuto della sua dama di compagnia, la cartomante napoletana Giuseppina Auriemma, avrebbe indirettamente incaricato un tale Ivano Savioni, portiere dell’hotel Adry, di reclutare un killer prezzolato identificato con Benedetto Ceraulo, giovane costruttore edile.

 

Patrizia Reggiani
Patrizia Reggiani

Il quarto componente del gruppo criminale è Orazio Cicala, l’autista della Renault Clio verde che aiuterà nella fuga Bendetto Ceraulo. L’ipotesi dell’informatore risulta essere la pista giusta da seguire, infatti grazie alle intercettazioni ambientali e telefoniche, i quattro componenti della banda criminale e di conseguenza Patrizia Reggiani, l’ex moglie di Gucci, vengono incastrati e successivamente arrestati il 31 gennaio del 1997. La moglie si professerà innocente e dirà di essere stata ricattata dai quattro malviventi, ai quali ha sborsato circa 600 milioni di lire per paura di essere ricattata. Unica sua colpa secondo lei, aver spifferato ai quattro venti per anni la sua fantasia di vedere morto l’ex marito. Questa versione però non convince gli inquirenti, secondo i quali quei milioni sono stati invece il compenso che Patrizia Reggiani ha sborsato per l’esecuzione dell’ex marito. Le certezze degli inquirenti troveranno ragione nelle condanne che in Primo e in Secondo grado, confermate in Cassazione, porteranno la Reggiani a dover scontare 26 anni di reclusione perché ritenuta colei che ha ordinato l’omicidio del marito. Il movente secondo i giudici: vecchi rancori, soldi e con il divorzio la perdita dello status sociale derivato dall’essere una Gucci.

Dure condanne, a vario titolo, pioveranno anche su Benedetto Ceraulo (carcere a vita), Orazio Cicala (29 anni di carcere), Ivano Savioni (26 anni di carcere) e Pina Auriemma (19 anni di carcere).
Vittima o colpevole, Patrizia Reggiani ha comunque finito di scontare la sua pena detentiva proprio in questi giorni ed è tornata libera dopo 17 anni grazie a vari sconti di pena, seppure con altri tre anni di libertà vigilata che la stanno aspettando.

 

articolo di Paolo Mugnai

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Maurizio Gucci, la ricostruzione dell’omicidio ultima modifica: 2016-10-15T14:50:02+00:00 da info@cronacaedossier.it

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