Lodo Moro, il vero segreto di Stato

Quei fatti tra il 1973 il 1980: i segreti del Lodo Moro, i servizi segreti, Argo 16, la strage di Bologna e gli indizi che portano a libici e palestinesi

 

 




 

lodo moroEsiste un filo che lega le tante, troppe stragi in Italia? Le verità processuali sembrano allontanare l’idea di un continuum, tralasciando forse elementi basilari per giungere alla verità. Sono finiti in carcere neofascisti, presunti depistatori e colpevoli, eppure non si ha mai la sensazione di essere prossimi all’esatta dinamica dei fatti trattati.
Le varie piste interne, ovvero la ricerca dei responsabili delle stragi nel terrorismo nostrano, appaiono spesso lacunose, incomplete, insoddisfacenti. La strage di Bologna, ad esempio, si nutre ancora di dubbi nonostante i presunti assassini siano stati individuati e puniti con il carcere; nel caso “Argo 16” invece l’errore umano è un fardello difficilmente spiegabile alla luce delle opportune riflessioni del Giudice che si occupò dell’indagine. Non è allora casuale la notizia giunta mesi addietro sulla possibile archiviazione, da parte della Procura di Bologna, della pista che vedrebbe nel terrorismo internazionale il responsabile della bomba esplosa alla stazione di Bologna. L’archiviazione diventa l’ennesimo fallimento investigativo, figlio di una logica che non guarda adeguatamente a quegli elementi storico-politici che hanno caratterizzato il nostro paese e che solo da alcuni anni iniziano ad acquisire il peso che gli spetta.

 

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Aldo Moro nei giorni del sequestro.

Le risposte alle stragi si troverebbero infatti negli accordi internazionali stretti dall’Italia. Su tutti, il più importante che ha influito in modo rilevante nella nostra storia repubblicana è il cosiddetto Lodo Moro, quel che potremmo indicare come il vero patto segreto in grado di spiegare anomalie, silenzi e indagini insabbiate.
Per nascondere cosa? Verosimilmente le responsabilità dei servizi segreti stranieri nell’organizzazione e nell’attuazione di alcuni attentati sanguinari avvenuti in Italia. Alla base delle bombe ci sarebbe la volontà di contrastare gli accordi del Lodo Moro, stretti dal Governo italiano con i paesi arabi, dispensando a quest’ultimi un trattamento di favore al fine di evitare che il conflitto israelo-palestinese coinvolgesse anche l’Italia. L’esistenza del Lodo Moro è già nota sin dal 1978, quando lo stesso Moro vi fa riferimento nelle lettere scritte durante i 55 giorni di prigionia. Oggi un documento datato 17 febbraio 1978 e ritrovato di recente rincara la dose sulla sua esistenza.

 

 

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Francesco Cossiga

Nel 2008 è addirittura l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga a parlarne, dunque dandovi tutti i crismi dell’ufficialità. Come spiega Giovanni Pellegrino, presidente della Commissione Stragi dal 1994 al 2001: «Quel patto viene stipulato nell’autunno del 1973 durante la Guerra del Kippur, tra il Ministero degli Esteri italiano [Aldo Moro, ndr] e l’OLP [di Yasser Harafat, ndr]. Il Patto prevedeva che l’OLP non avrebbe compiuto attentati sul suolo nazionale e noi avremmo consentito la liberazione di guerriglieri palestinesi che venivano catturati sul suolo nazionale».

 

 

 




 

 

 

 

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Mossad

Una storia controversa, quella del Lodo Moro, in linea con il periodo in cui è partorito. Solo un anno prima della stipula, nel 1972, si erano susseguiti attentati, dirottamenti aerei e stragi condotte dai palestinesi di George Habbash. Era stata l’Europa a pagarne il conto.
Il caso Argo 16, ad esempio, andrebbe letto alla luce di quel patto segreto, fra gli interessi incrociati dei servizi segreti israeliani (Mossad) e libici, contrari alla linea morbida dell’Italia nei confronti di cinque terroristi arabi fermati a Ostia il 5 settembre 1973, intenti alla preparazione di un attentato contro l’aereo israeliano della “EL AL” a Fiumicino. Sono gli stessi uomini del Mossad ad avvisare del pericolo imminente, obbligando di fatto i servizi segreti nostrani ad intervenire. Il 17 novembre per i cinque arabi la condanna è il carcere, ma dura poco. La pena è subito commutata in cauzione e di fatto riescono a farla franca, rilasciati dalle autorità.

 

 

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Il terrorista Carlos, detto “lo Sciacallo”

Si concretizza così il Lodo Moro. Solo due dei cinque arabi finiscono nelle mani della Libia, costretta ad accontentarsi del magro “bottino”. Ad accompagnarli in Libia, passando per Malta, è proprio l’aereo Argo 16. Dalla sentenza e dal rilascio della maggior parte dei terroristi passano solo cinque giorni: poi avviene lo schianto del velivolo.
Fili molto sottili legano quest’ultima vicenda alla strage di Bologna del 1980. Ancora una volta il terrorismo che viene dai paesi arabi, stavolta mischiato al terrorismo internazionale di matrice filo-palestinese. L’ultima inchiesta della Procura di Bologna si è incentrata sulle presunte responsabilità di Thomas Kram e Christa Fröhlich, dell’estrema sinistra tedesca, presenti a Bologna il 2 agosto e sospettati di avere avuto un ruolo nel trasporto di esplosivo da utilizzare per attentati in Europa. Dietro l’operazione vi sarebbe stata l’ombra di Carlos “lo Sciacallo”, com’è stato ribattezzato, terrorista di fama internazionale al quale Kram e Fröhlich erano legati. Pochi mesi prima della Strage, nel marzo del 1980, il SISMI (servizio segreto italiano) aveva già segnalato che in Italia c’era il forte rischio di un’operazione di Carlos commissionatagli dal FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina).
Nonostante vari indizi quanto meno riconducibili a strani movimenti a Bologna di uomini appartenenti al terrorismo internazionale filo-arabo, le recenti indagini della Procura non hanno avuto alcuno sbocco utile, decretando l’ennesimo fallimento investigativo.

 

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L’ex leader libico, colonnello Gheddafi

Se da una parte appare improbabile che gli uomini di Carlos possano avere compiuto l’attentato dinamitardo, proprio in virtù del Lodo Moro, dall’altro quella del neofascismo è una pista ancora troppo debole nonostante il terzo grado di giudizio e la sempre dichiarata innocenza professata dai condannati. Non resta quindi che cercare altrove le responsabilità. E forse la verità è una via di mezzo.
L’ipotesi più consistente è che dietro la strage di Bologna possa esservi l’ombra dei nemici giurati dei palestinesi, determinati sia a far saltare l’operazione fra FPLP e Carlos sia a lanciare l’ennesimo monito all’Italia affinché fossero abbandonate le protezioni stabilite dal Lodo Moro. Così come per i fatti di Argo 16, allo stesso modo la strage di Bologna potrebbe avere oltre i confini nazionali i veri responsabili, addirittura fra i servizi segreti stranieri avversi alle politiche filo-arabe dell’Italia. Tutto ciò ben spiegherebbe i silenzi forzati, gli insabbiamenti e i depistaggi investigativi ai quali il nostro paese ha dovuto assistere inerme per decenni, nel nome di rapporti economici e di alleanze internazionali da preservare. Oggi però molti protagonisti di quella stagione di sangue sono morti e gli equilibri internazionali stanno via via modificandosi.

 

Potrebbe forse realizzarsi quel cambio di passo al quale sono chiamate le Procure competenti territorialmente; una sorta di coraggio da recuperare. Invece di quelle vicende restano ancora i dubbi e un’indagine che va verso un’archiviazione che sembrerebbe avere l’amaro retrogusto di un’occasione perduta, con la sensazione di essere sempre lontani dalla verità, parola anch’essa troppo spesso distrattamente depositata sullo scaffale degli oggetti smarriti.

 
articolo di Pasquale Ragone

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Lodo Moro, il vero segreto di Stato ultima modifica: 2016-03-05T19:51:36+00:00 da info@cronacaedossier.it

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