Lidia Macchi, trovato il punto esatto dove fu uccisa

Una ricostruzione ad hoc e nuove tecnologie hanno permesso di ritrovare il punto esatto dove Lidia Macchi venne assassinata e ora riparte la caccia all’arma

Sembra quasi fantascienza, e forse lo è. Dopo quasi trent’anni gli investigatori del caso di Lidia Macchi tornano ad esaminare la scena del crimine in cerca di ulteriori indizi: l’obiettivo è ritrovare l’arma del delitto, grazie anche all’utilizzo delle nuove tecnologie.

lidia macchiQueste nuove tecnologie sono già state fondamentali nel grosso lavoro preliminare, ovvero quello dell’esatta identificazione della scena del crimine. Sì, perché nel gennaio del 1987, quando Lidia Macchi venne barbaramente uccisa, c’era un piccolo sentiero nel bosco di Cittiglio che veniva utilizzato come scorciatoia, mentre la sera veniva invaso dai tossicodipendenti. Tuttavia i cambiamenti morfologici avvenuti nelle ultime tre decadi, soprattutto in seguito alla costruzione di una strada provinciale, hanno fatto scomparire il sentiero, invaso dalla boscaglia, e nascosto la scena del crimine.




lidia macchiPer ritrovare il punto esatto è servito diverso lavoro, diviso tra il confronto con le foto dell’epoca, l’aiuto dei familiari e l’ausilio di rilevazioni satellitari. Fondamentali sono stati l’identificazione di un traliccio dell’alta tensione e il ritrovamento di un pezzo di guardrail sopravvissuto alle ingiurie del tempo. I consulenti della famiglia di Lidia Macchi si sono detti ottimisti, visto che la zona era stata perquisita solo poche volte nel periodo successivo all’omicidio. Le parole dall’avvocato Pizzi lasciano sperare: «Nell’arco di trent’anni le tecnologie si sono sviluppate e penso che valga la pena di fare un nuovo tentativo».




Stefano Binda
Stefano Binda

Ricordiamo che il cold case è stato riaperto da pochi mesi e ha visto una svolta lo scorso gennaio con l’arresto di Stefano Binda, all’epoca amico di Lidia Macchi, accusato di averla uccisa con 29 coltellate. Dopo una serie di errori grossolani nelle indagini (come la distruzioni dei vetrini contenti il DNA dell’assassino) sarebbe fondamentale ritrovare l’arma del delitto per effettuare ulteriori analisi e accusare o scagionare Binda, per ora in carcere dopo che una testimone l’ha identificato come l’autore della lettera consegnata ai familiari della ragazza pochi giorni dopo l’omicidio.




Francesca BenettiUna nuova speranza dopo che le ricerche dell’arma del delitto erano state inizialmente indirizzate nel parco Mantegazza di Varese, dove la supertestimone Patrizia Bianchi vide andare Stefano Binda a nascondere un sacchetto di plastica che  «[…] sembrava pesante. Mi diffidò dal toccarlo». Dopo i numerosi ritrovamenti in seguito agli scavi dei genieri dell’Esercito sono tuttora in corso le analisi sui reperti ritrovati, tra cui diversi coltelli.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Lidia Macchi, trovato il punto esatto dove fu uccisa ultima modifica: 2016-05-20T12:49:59+00:00 da info@cronacaedossier.it

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