Lidia Macchi, Pm: «Gruppo di potere ha condizionato l’indagine»

Sulle pagine online de Il Giorno si scopre una relazione del 1988 con le accuse dei magistrati: gruppi di persone avrebbero ostacolato il caso di Lidia Macchi

Se n’era parlato a lungo, era come il segreto di Pulcinella: la ricerca della verità nell’omicidio di Lidia Macchi, la 21enne studentessa di Varese uccisa il 5 gennaio del 1987 con 29 coltellate, è sempre stata complicata. Ma grazie a Il Giorno si scoprono particolari interessanti sulle prime indagini.




lidia macchiIl quotidiano di Varese riporta un paragrafo (dall’emblematico titolo «Reticenze ed interferenze») della relazione datata 26 giugno 1988 nella quale il sostituto procuratore di Varese Agostino Abate riassume diciotto mesi di indagini sull’omicidio di Lidia Macchi. Il paragrafo, lungo appena due pagine, è tuttavia ricco di pesanti accuse, a partire da una diffusa omertà degli ambienti più vicini a Lidia Macchi (familiari esclusi, ovviamente): «Le indagini non si sono assolutamente giovate di collaborazione proprio da parte di coloro che tanto impegno hanno messo nel rintracciare l’amica scomparsa».




lidia macchiCon il passare del tempo poi, continua Abate, l’omertà si è trasformata in palese ostacolo alle indagini: «Gruppi di persone, legate da comuni esperienze professionali e/o religiose, si sono sentite autorizzate ad intervenire in un meccanismo processuale rispetto a quale erano completamente estranee, con l’intento, prima intuibile, poi serpeggiante, infine palese di ostacolare, di condizionare il corso della giustizia, impedendo di arrivare all’accertamento della verità».




caso macchiVerso la fine le accuse del Pm si fanno ancora più pesanti, allargando il cerchio di importanza di questi gruppi anche oltre il caso di Lidia Macchi: «Nelle carte di questo processo si sono accumulate le prove dell’esistenza di un gruppo di potere extra-giudiziario che ha tentato e tenta di condizionare questa indagine, ma che con altrettanta spregiudicatezza si interessa di altre vicende giudiziarie altrettanto gravi, ma rispetto alle quali è ancora più estraneo. La logica che lo guida è la convinzione di poter condizionare, piegandolo ai propri interessi particolari, il normale corso della giustizia, credendo finanche, a torto o a ragione, di trovare all’interno della Magistratura varesina e non, elementi sensibili alle loro illegali pressioni».

Non resta quindi da chiedersi se le pesanti accuse siano uno dei motivi per cui, proprio quando il caso di Lidia Macchi potrebbe essere arrivato vicino a una conclusione, il pm Abate sia stato provvisoriamente trasferito a Como, pur essendo il Pm con più esperienza della procura.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Lidia Macchi, Pm: «Gruppo di potere ha condizionato l’indagine» ultima modifica: 2016-07-22T15:26:46+00:00 da info@cronacaedossier.it

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