Lidia Macchi, ecco il testo integrale della lettera “paranormale”

Dopo quasi trent’anni dalla morte di Lidia Macchi gli inquirenti diffondono una lettera con particolari sconcertanti sull’omicidio 




lettera_anonima_macchi-2_MGTHUMB-INTERNAMancava solo il paranormale nel caso di Lidia Macchi, la studentessa di Varese uccisa nel 1987. Il lungo cold case ha iniziato a scongelarsi solo nell’ultimo anno grazie alle indagini del sostituto procuratore di Milano Carmen Manfredda e ha portato all’arresto, lo scorso 15 gennaio, di Stefano Binda, amico di Lidia. Dal giorno dell’incarcerazione, pur dichiarandosi innocente, Binda si è trincerato dietro un silenzio assordante che potrebbe concludersi oggi: nella giornata è in programma un nuovo interrogatorio con il sostituto procuratore Manfredda. Chissà se tra le domande a cui Binda dovrà rispondere ci sarà anche la questione della lettera. Non parliamo della poesia che venne recapitata ai genitori di Lidia la sera stessa in cui venne ritrovato il cadavere della loro figlia (il riconoscimento della grafia di Binda da parte di un’amica ha permesso la riapertura delle indagini) ma di un’altra lettera tenuta segreta fino a poco tempo fa e resa nota dal legale della famiglia Macchi, l’avvocato Daniele Pizzi.




caso macchi don sotgiuLa lettera, datata 17 gennaio 1982 e firmata “una madre che soffre”, sconfina nel paranormale. Contiene infatti particolari sull’omicidio che non sarebbero stati noti in quei giorni, come il fatto che Lidia Macchi venne violentata prima dell’omicidio. Questa “mamma sofferente” scrive di aver ricevuto un messaggio di Lidia dopo la sua morte e di averlo registrato su un nastro magnetico. Innanzitutto, il movente: «Sono Lidia Macchi. Sono stata uccisa perché ho voluto difendere la mia verginità». E poi, l’accusa: «So chi è stato ad uccidermi. È stato un mio amico di Comunione e Liberazione. […]C’era anche lui quando mi hanno trovato è stato proprio lui a trovarmi ed è stato costretto a fingere un grande sgomento e dolore». Un’accusa che sembrerebbe rivolta proprio a Stefano Binda, suo amico e compagno di Comunione e Liberazione.

Per dovere di cronaca, riportiamo di seguito il testo integrale della lettera:

«Sono Lidia Macchi. Sono stata uccisa perché ho voluto difendere la mia verginità. I miei genitori sono disperati. Io ti prego. Tu diglielo che non esiste la morte. Che chi ha ucciso il mio corpo non ha toccato la mia anima. So chi è stato ad uccidermi. È stato un mio amico di Comunione e Liberazione. L’ho seguito fiduciosa. Mi ha obbligata ad andare con lui e voleva costringermi a sottostare alle sue voglie. Ma al mio rifiuto ha incominciato a pugnalarmi. Certo ho sofferto molto credimi. Ma pensavo a Nostro Signore e alle sue sofferenze. Lui ha voluto soffrire per condividere la nostra sorte. Lui che era Dio non poteva soffrire, ma ha voluto farlo. Così io ho perdonato e adesso io sono in Paradiso. Tu che perdoni tutti i tuoi nemici sai che valore ha la preghiera per i nemici. Loro si pentono del male e si convertono. Così sarà anche per chi mi ha uccisa per seppellire la sua colpa. C’era anche lui quando mi hanno trovata. È stato proprio lui a trovarmi. È stato costretto pure a fingere un grande sgomento e dolore. Comunque lui sta male e continua a fingere di voler uccidere chi mi ha fatto tanto male. Lui va a trovare i miei genitori le cui lacrime lo fanno soffrire. E lui resta in piedi a guardare la scena della mia famiglia nel dolore. I miei sono sempre dispiaciuti. Perciò ti prego scrivi. Sì tutto!!! [parola illeggibile tra parentesi, ndr]. L’indirizzo lo trovi del telefono sulla guida. Il mio assassino si costituirà molto presto. Tu che le nostre voci capisci ti prego aiutami. Dillo ai miei genitori che non piangono perché mi fanno soffrire. Io qui voglio vivere per sempre felice. E per questo tu dì che li aspetto qui vicino a Gesù e a Maria Vergine. Verrò sempre da te così i miei genitori saranno sicuri che io vivo. Così dico tutto a te quello che più di tutto mi preme. Io qui sono completamente differente dalla ragazza che ero in Terra. Io qui sono di luce pura e brillo come Gesù. Vi prego di credere anche sembra inverosimile. La morte non esiste. Invece esiste la vita eterna»

Questa particolare “testimonianza” è stata inviata ai genitori di Lidia Macchi accompagnata da una lettera in cui la “madre che soffre” racconta di aver ricevuto questo messaggio direttamente dalla ragazza. Spiega che «non posso ancora rivelarvi il mio nome per motivi famigliari». Nome che negli anni non è mai stato rivelato. È per questo che gli inquirenti hanno deciso di rendere pubblica la lettera: visti i particolari descritti è importante risalire all’autrice e quindi hanno chiesto aiuto ai media. Se qualcuno dovesse riconoscere la calligrafia è pertanto pregato di contattare le forze dell’ordine.




articolo di Nicola Guarneri

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Lidia Macchi, ecco il testo integrale della lettera “paranormale” ultima modifica: 2016-03-11T12:01:49+00:00 da info@cronacaedossier.it

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