Lidia Macchi, sui coltelli dissotterrati nessuna traccia di Binda

Le ricerche dell’arma del delitto nel caso di Lidia Macchi sono a un punto fermo; oggi vertice tecnico in Procura con la presenza dei tre nuovi periti

Per diversi giorni il Parco Mantegazza di Varese è stato setacciato in lungo e in largo. Gli investigatori cercavano l’arma che pose fine alla vita di Lidia Macchi, la 21enne studentessa scomparsa il 5 gennaio 1987 e ritrovata cadavere due giorni dopo in un bosco.




lidia macchiUn cold case a tutti gli effetti, fino allo scorso gennaio, quando viene arrestato Stefano Binda, ex compagno di Comunione e Liberazione di Lidia Macchi. Ad incastrarlo è un’amica, che riconosce nella lettera consegnata alla famiglia Macchi pochi giorni dopo l’omicidio la sua grafia. Patrizia Bianchi, questo il nome della testimone, ha anche un’altra informazione: ricorda che alcuni giorni dopo la morte di Lidia era in macchina con Binda e i due si erano fermati nei pressi del Parco Mantegazza. Il ragazzo aveva raccolto un sacchetto dal fondo dell’auto, era sparito nel parco per alcuni minuti ed al suo ritorno il sacchetto era sparito.




Knife_01Da qui l’esigenza delle ricerche, che dopo alcuni giorni hanno portato alla luce diverse lame e coltelli. I lunghi esami a cui sono stati sottoposti tuttavia hanno escluso la presenza di tracce collegabili a Stefano Binda: la ricerca dell’arma del delitto non è quindi ancora terminata.



Stefano Binda
Stefano Binda

Oggi in Procura è previsto un vertice tecnico. Insieme al gip Anna Giorgetti e al sostituto procuratore Carmen Manfredda ci saranno l’antropologa forense Cristina Cattaneo, che ha promesso nuove ed avanzate indagini sull’unico vetrino scampato alla distruzione, oltre ai tre nuovi periti incaricati a maggio dal Gip: spicca senza ombra di dubbio il nome del comandante del RIS di Parma Gianpietro Lago, noto alla cronaca per aver partecipato alle indagini sulla morte di Yara Gambirasio e alla tanto discussa prova del DNA che ha portato alla condanna di Massimo Bossetti. Gli altri due periti sono la genetista Elena Pilli e la tossicologa Marina Caligara.

Scopo del vertice di oggi è fare il punti sugli esami già effettuati e quelli ancora da effettuare, come la comparazione delle formazioni pilifere e dei capelli trovati nella bara di Lidia Macchi con quelli prelevati da Stefano Binda. Sarà anche l’occasione per la dottoressa Cattaneo di illustrare i risultati della ricognizione sui resti scheletrici della vittima: sono emerse diverse lesioni ossee, a testimonianza della violenza e della profondità delle coltellate inferte dall’assassino.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Lidia Macchi, sui coltelli dissotterrati nessuna traccia di Binda ultima modifica: 2016-07-08T11:31:52+00:00 da info@cronacaedossier.it

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