Licio Gelli: «I servizi segreti mi pagarono 400 milioni di Lire per un archivio falso»

Un retroscena sul celebre archivio segreto di Montevideo di Licio Gelli, il luogo dove sarebbero stati conservati una lunga serie di documenti molto compromettenti.

12177734_908390365918292_1488369896_nIl Venerabile Licio Gelli torna a far parlare di sé dopo le dichiarazioni rilasciate a TV Svizzera una settimana fa, il 19 ottobre. Spaziando dalla strage di Bologna alla P2, ribadendo l’ormai celebre sua tesi che l’esplosione fu generata da un banale mozzicone di sigaretta e che al limite si tratta di una strage ad opera di stranieri e non italiani, Licio Gelli (classe 1919) con straordinaria lucidità si sofferma su alcuni grandi misteri italiani e, incalzato dalle domande della giornalista, si lascia andare a chicche che entreranno di diritto nei libri a futura memoria sui fatti della recente storia repubblicana. In particolare, una delle domande riguarda l’archivio di Licio Gelli a Montevideo. «L’archivio falso?», chiede il quasi centenario Venerabile. «A Montevideo, dove io abitavo ‒ continua ‒, c’era un commissario che era un caro amico e da lì a poco sarebbe andato in pensione. Un giorno gli dissi di spargere la voce dell’esistenza di un mio archivio e gli dissi: “Vedrai come abboccano”. E così abboccarono! Presi 400 milioni di Lire dell’epoca dai servizi segreti italiani. Però perché non hanno mai mostrato neanche un solo documento di quell’archivio?». «Dunque un archivio falso?», incalza la giornalista stupita dalle Licio Gellidichiarazioni di Licio Gelli. «E certo!», le risponde, fissandola con un sorriso che stenta ad essere trattenuto. «Lo sa lei che è falso – riprende dopo alcuni istanti – perché gliel’ho detto ora, ma loro non lo sapevano». A quel punto l’intervista si pregia di una domanda che appare d’obbligo: «Allora esiste un archivio segreto a Montevideo piuttosto che in Svizzera, piuttosto che a Montecarlo?». Licio Gelli si appoggia alla poltrona in pelle che sembra custodirlo, guarda fisso la giornalista, resta in silenzio nell’attesa che qualcuno o qualcosa gli suggerisca una risposta adeguata e poi, con un sorriso sotto i baffi che matura lentamente, si lascia andare alla frase che forse è uno dei cavalli di battaglia più adoperati da uomini di un certo livello: «Non me lo ricordo!». Su questo punto i libri di storia dovranno ancora attendere prima di vedere scritto il finale.

Licio Gelli: «I servizi segreti mi pagarono 400 milioni di Lire per un archivio falso» ultima modifica: 2015-10-27T15:25:17+00:00 da info@cronacaedossier.it

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