Gelli disse del sequestro Moro: «Da via Fani portato a 150 metri»

Il caso Moro ma anche la morte di Mattei e Pci nell’ultima intervista video di Gelli lanciando tesi inedite, ma con una certezza: «Il capo della P2 ero io»

 

morto licio gelli
Frammento dell’intervista video

Durante la puntata di Bersaglio Mobile su La7, condotta da Enrico Mentana, ieri sera venerdì 18 dicembre è stato mandato in onda il video, diviso in più spezzoni tematici, di un’intervista di Licio Gelli registrata nel 2011 e indicata come inedita dallo stesso Mentana. In realtà parte di quell’intervista era già stata resa pubblica e noi di Cronaca&Dossier ne avevamo visto una parte pubblicando il 27 ottobre scorso un articolo con le affermazioni di Gelli sul suo archivio segreto (leggi qui l’articolo).

 




 

All’epoca Licio Gelli aveva 92 anni e dimostrava di essere ancora molto lucido e in salute, tuttavia restio a concedere interviste per le televisioni italiane; l’espediente per intervistarlo era stato fingere di volerla condurre per poi venderla negli Stati Uniti. Ed ecco il Venerabile dire di sì, lasciandosi riprendere in video nella sua Villa Wanda, casa che poi lo ha accolto negli ultimissimi istanti di vita prima di lasciare la vita terrena il 16 dicembre scorso all’età di 96 anni.

Giulio Andreotti
Giulio Andreotti

Tanti non so, non ricordo, non voglio ricordare e la memoria che va alle colazioni con Giulio Andreotti e Francesco Cossiga («conoscevo entrambi allo stesso modo») condite di scambi di pareri, consigli, amabili conversazioni. Tutto ciò aveva condito i commenti di Licio Gelli durante quell’intervista. Eppure aveva esordito mettendo le cose in chiaro: «Il capo della P2 ero io». E già lì sembrava che qualcosa in più, rispetto alle notizie di cui si dispone oggi, potesse venire fuori. La speranza era stata incoraggiata soprattutto in merito al sequestro di Aldo Moro. Incalzato sul punto aveva concesso quello che sembrava essere unicamente il suo pensiero personale, neanche fosse stato un estraneo totale ad una vicenda così drammatica per l’Italia.

 

Aldo Moro
Il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro

Il Paese avrebbe invece scoperto nel 1981 che vari militari delle Forze dell’ordine intervenuti nella vicenda Moro erano parte della coperta Loggia Propaganda 2, in una lista di 962 nomi rinvenuti proprio a Villa Wanda, lì giungendo sulla scia del filone investigativo legato al finto sequestro Michele Sindona seguito dalla magistratura milanese.
Con aria distaccata Licio Gelli aveva fatto sapere come la pensava sulla vicenda. «Secondo me Aldo Moro fu portato a 100-150 metri da via Fani, in uno di quei garage sotterranei e lì tenuto per una decina di giorni». Questo nell’attesa, a detta di Gelli, che l’allarme potesse trovare un’attenuazione per poi spostare più comodamente Moro da un posto all’altro. Eppure, uno dei tratti più interessanti dell’intervista aveva visto lo stesso Gelli fare non poche allusioni, tra l’altro piuttosto esplicite, alla presenza di uomini dei servizi segreti a via Fani negli istanti cruciali legati al sequestro da parte delle Brigate Rosse quel 16 marzo 1978.

 




 

La sua convinzione ‒ dunque di tale si sta parando ‒ era nata in virtù della “troppa” precisione delle Brigate Rosse nel compiere un’azione di commando; troppo impeccabili nel portare a termine il sequestro colpendo tutti i bersagli da annientare e lasciando in vita Moro (azione tutt’altro che semplice) sebbene lievemente ferito. Ma l’intervento dei Servizi si era “limitato” ad osservare oppure addirittura ad intervenire? E si sta alludendo ai Servizi nostrani o anche alla partecipazione delle Intelligence di altri Paesi? Domande che non troveranno mai più risposta da parte del Venerabile Maestro. D’altra parte, aveva sottolineato lo stesso Gelli, quella su Moro era una sua idea e nient’altro.

Enrico Mattei
Enrico Mattei

Ben più determinato invece si era mostrato nel parlare di un’altra morte eccellente, quella di Enrico Mattei, presidente dell’Eni che il 27 ottobre 1962 morì nei cieli di Buscapè esplodendo in volo e alla cui morte fu associata quella successiva, nel 1970, del giornalista Mauro De Mauro. La tesi lanciata da Gelli aveva dell’inedito, mai presa in considerazione nel corso delle varie indagini sul caso. «Mentre Mattei discuteva poco lontano ‒ aveva detto Gelli ‒ partì l’aereo sul quale doveva salire. Venne però subito un altro aereo, uguale uguale in tutto e posizionatosi nella medesima posizione del precedente, contenente una carica esplosiva […] e ad eliminarlo furono le sette sorelle». Non aveva disdegnato una frecciata al Pci, sulle cui attività golpiste esisterebbero documenti depositati presso gli archivi di Stato e ancora non resi pubblici perché «ci sono persone coinvolte ancora in vita». Ne aveva avute anche per Silvio Berlusconi, l’uomo che non aveva avuto bisogno dei suoi consigli perché «è riuscito bene a sbagliare da solo», ma di cui ricorda la data d’iscrizione alla P2, ovvero nel 1975 dopo che gli era stato presentato l’anno prima dal giornalista Roberto Gervaso, così come i documenti rinvenuti a Villa Wanda già avevano provato.

 




 

Licio GelliLicio Gelli era stato l’uomo a capo della P2, Loggia che aveva scelto militari a capo delle strutture chiave del Paese, eppure nella sua ultima intervista aveva lanciato (o si era lasciato andare) strane tesi, ipotesi e l’idea di voler sembrare quasi un uomo distaccato, senz’altro lasciando perplessità su molti punti quanto meno per le modalità indicate. Ma è proprio il senso dell’agire di Licio Gelli, un uomo che forse più “semplicemente” è stato un grande affarista che ha saputo sfruttare poco a poco tutte le importanti amicizie che aveva, con il fine di scalare il potere del quale era innamorato sapendo tessere trame sempre più complesse fino a balenare consistentemente propositi sovversivi disponendo di uomini di un certo peso, tutti che gli dovevano qualcosa per la promozione o per il favore di circostanza.

Il potere di dare potere per avere altro potere, trovando nel silenzio la più grande arma ed essenza del potere stesso. Forse è questa la più grande eredità che lascia.

 

di Pasquale Ragone

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Gelli disse del sequestro Moro: «Da via Fani portato a 150 metri» ultima modifica: 2015-12-19T02:04:48+00:00 da info@cronacaedossier.it

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