Lavoro, un diritto di tutti ma non per tutti

Cosa fare quando si diventa disoccupati? Il dolore del disagio e le forme di assistenza per chi perde il lavoro in Italia

lavoro operaio incudine martelloCon la modernizzazione i cosiddetti paesi a sviluppo avanzato vanno incontro ad una serie di trasformazioni sia nel campo dell’economia che del lavoro. I mutamenti, che avvengono negli anni, incidono particolarmente sulle condizioni lavorative, sulla vita dei lavoratori e sul quadro dei rapporti sociali. In questi ultimi tempi, infatti, la grave crisi economica ha assunto proporzioni mondiali e in Italia la disoccupazione ha raggiunto livelli particolarmente alti, condizionando la vita individuale e sociale di molti cittadini. Con l’occupazione in crisi, le categorie svantaggiate nell’accesso al mondo del lavoro restano per parecchio tempo in cerca di occupazione e alcune persone, senza volerlo, si ritrovano addirittura a far parte dei “disoccupati di lunga durata”. In questi casi, la prima cosa da fare, quando si perde il lavoro, è quella di verificare se il contratto precedentemente attivo consente al cittadino di poter accedere ad una delle forme di sussidio previste dallo Stato.

INPSNon sempre si riesce ad avere un sostegno, spesso questo non si può richiedere a causa di contratti di lavoro che non lo consentono. Le cose da fare, dopo essersi armati di grande pazienza, sono due: cercare continuamente lavoro e informarsi sulle possibilità di sopravvivenza che lo Stato mette a disposizione di tutti gli ex lavoratori privi di reddito. Le novità sui sussidi di disoccupazione sono entrate in vigore a partire da maggio 2016 con il Jobs Act. Per richiedere la NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) servono almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni di lavoro e 30 giornate di lavoro negli ultimi 12 mesi. La NASPI viene erogata ogni mese dall’INPS per importi massimi di 1.300 € e per un massimo di 18 mesi. Al termine di questi mesi di disoccupazione, per chi non ha ancora trovato altro impiego scatta l’ASDI, un nuovo assegno per sei mesi pari al 75% dell’ultimo assegno NASPI.

documentiUn’ulteriore novità, in vigore da gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, è il cosiddetto “Dis-Coll” per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS, non pensionati e privi di partita iva, che hanno maturato almeno tre mesi di contributi dal 1 gennaio dell’anno precedente o un mese nell’anno in cui si perde il lavoro. L’erogazione di questa indennità ha la durata di tre mesi. Infine c’è la “Social Card Disoccupati” per le famiglie residenti in una delle seguenti regioni: Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Molise e Campania, o nei comuni Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia e Verona. In questo caso, però, bisogna avere un ISEE pari o inferiore a 3.000 €, possedere un patrimonio mobiliare inferiore a 8.000 €, non possedere autoveicoli immatricolati nell’ultimo anno o auto superiori a 1300 cc di cilindrata immatricolato negli ultimi 3 anni; se si possiede una casa di proprietà come prima abitazione il suo valore ici/imu deve essere inferiore a 30.000 €, e uno dei componenti del nucleo familiare deve aver perso l’occupazione negli ultimi 3 anni.

Roma, Sede centrale INPS
Roma, Sede centrale INPS

Tali sussidi vanno ad aiutare soltanto i “fortunati” riconosciuti dall’INPS. Tante persone hanno lavorato ugualmente con modalità contrattuali che non hanno consentito loro di raggiungere i contributi richiesti. Tanti giovani, che hanno terminato gli studi nel periodo della crisi e che non riescono ad avere uno straccio di contratto per entrare ufficialmente nel mondo del lavoro, ricorrono a stage, tirocini formativi, progetti Neet e ad altri “palliativi”. Essi risultano non lavoratori, ma svolgono giornalmente un’attività lavorativa alla fine della quale non è possibile richiedere alcun sostegno. Tanti ragazzi, in assenza di lavoro, passano da uno stage ad un tirocinio, ad un progetto e così via per arrivare ad un’età adulta, quella in cui si viene definiti “bamboccioni”, carichi di esperienza, ma privi sia di lavoro che di sussidi economici. In questi casi la vita scorre senza poter far nulla. Bisognerebbe fare un’analisi attenta della nostra società, non basata sui numeri, ma sulle persone. È fondamentale un’analisi del bisogno orientata a valutare le varie situazioni, prima di provvedere con azioni rivolte a pochi, ma non a tutti. Lo Stato c’è, ma è necessaria una visione ad ampio raggio per evitare che si creino cittadini di serie A e di serie B.

 

articolo di Gelsomina Napolitano

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Lavoro, un diritto di tutti ma non per tutti ultima modifica: 2016-11-15T10:38:57+00:00 da info@cronacaedossier.it

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