L’attentato al Papa e il mistero dei 3 proiettili

Fra testimonianze e traiettorie l’enigma dei proiettili e del terzo sparo sono destinati a non trovare soluzione nel giallo dell’attentato al Papa






Il 13 maggio del 1981 gli occhi del mondo sono puntati su Piazza San Pietro in Vaticano, ad osservare sconvolti ed impotenti uno degli eventi più enigmatici del secolo scorso: l’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Un mercoledì come tanti altri dedicato dal Pontefice alle udienze in piazza, che alle 17:17 getta la massa oceanica di fedeli nel panico e nella disperazione. Due, tre o forse quattro colpi di arma da fuoco vengono esplosi nella direzione del Papa mentre si appronta a completare il secondo giro, in piedi sulla sua papamobile tra gli abbracci e le benedizioni alle tante persone accorse a salutarlo. L’attentatore viene subito bloccato ed identificato dalla polizia, si tratta di Mehmet Alì Agca, un giovane turco di appena ventitré anni che di professione fa il killer, membro della famigerata organizzazione terroristica di estrema destra denominata Lupi Grigi. Da quell’attentato Giovanni Paolo II ne esce gravemente ferito ma grazie a diversi interventi chirurgici, nel giro di pochi mesi è in grado di tornare nuovamente alla sua missione di guida spirituale della Chiesa di Roma.

 

cartucce
Tre cartucce di diverso calibro

A distanza di trentacinque anni sono state fatte tante ipotesi sulla natura di questo evento, dal killer isolato all’organizzazione terroristica, tra complotti e presunti mandanti eccellenti, spesso all’ombra dei servizi segreti. Adesso pare ormai accertato che la pistola utilizzata da Alì Agca, una Browning calibro 9 mm con matricola 76C23953, sarebbe stata acquistata a Zurigo dal contrabbandiere di armi Otto Tintner, uomo che sarebbe stato vicino ai servizi segreti, e fatta recapitare a Vienna. Ma quel 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro fu soltanto Alì Agca a premere il grilletto puntando la pistola in direzione del Papa oppure un secondo complice, anche lui armato, esplose dei colpi di arma da fuoco nascondendosi tra la folla?



Esempio prova di sparo
Esempio prova di sparo

Sappiamo che il Papa fu raggiunto da due proiettili sparati da una distanza di circa tre metri e mezzo, uno che gli provocò una ferita transfossa all’addome (ovvero con proiettile non ritenuto dai tessuti ma fuoriuscito dal corpo) con una traiettoria addomino-sacrale e l’altro che gli provocò una ferita trapassante all’indice della mano sinistra ed una ferita lacero-contusa all’avambraccio destro. Uno dei proiettili fu recuperato successivamente sul pianale della papamobile e si trova adesso in Portogallo, incastonato come reliquia nella corona della statua della Madonna di Fatima. Durante l’attentato furono ferite anche due turiste americane, la giovane Rose Hall, colpita al gomito sinistro e la cinquantottenne Ann Odre, attinta da un proiettile all’emitorace sinistro. Una prima perizia balistica ipotizzò che il proiettile fuoriuscito dall’addome del Pontefice avesse colpito al gomito Rose Hall, mentre il secondo proiettile, fosse andato a colpire Ann Odre dopo aver ferito il Papa agli arti.

 

 

Il prof. Martino Farneti durante una lezione
Il prof. Martino Farneti durante una lezione

Tuttavia la stessa perizia, contenendo alcune incertezze sulle traiettorie balistiche ed ipotizzando che i proiettili sparati fossero soltanto due, entrava in contraddizione con i numerosi testimoni che riferivano di aver sentito tre spari. Un’ipotesi più probabile è che un terzo proiettile non abbia interessato il Pontefice ma abbia colpito direttamente Rose Hall al braccio e successivamente attinto Ann Odre, che si trovava in posizione retrostante rispetto alla Hall. Fondamentale è la testimonianza del fotografo americano Lowell Newton, il quale riuscì ad immortalare un secondo individuo con in mano una pistola mentre si dileguava tra la folla e di aver udito in maniera certa tre spari. La persona fotografata da Newton sarà poi identificata in Oral Celik, braccio destro di Alì Agca e anch’egli legato all’organizzazione dei Lupi grigi. Possiamo ipotizzare che Oral Celik oppure un ulteriore complice abbia sparato in direzione del Papa?




Secondo il professore Martino Farneti, esperto balistico di fama internazionale e docente di Balistica all’Università della Tuscia, la risposta è sì. Tuttavia, evidenzia il prof. Farneti: «Soltanto un’analisi balistica condotta con serio rigore scientifico sull’unico proiettile recuperato, potrebbe chiarire effettivamente se l’arma dalla quale è stato sparato fosse la Browing cal. 9 mm appartenuta a Alì Agca. Nonostante questo, avremmo comunque soltanto un’informazione parziale, in quanto gli altri due proiettile non sono mai stati recuperati e quindi non potremmo mai sapere da quale arma sono stati sparati». A distanza di tanti anni, l’attentato a Papa Wojtyla sembra quindi destinato a rimanere avvolto nel mistero.

 

articolo di Paolo Mugnai

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La rivista Cronaca&Dossier di maggio 2016:

L’attentato al Papa e il mistero dei 3 proiettili ultima modifica: 2016-05-13T17:37:47+00:00 da info@cronacaedossier.it

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