I laboratori tra Scienza forense e Giustizia

La Scienza forense al servizio della Criminalistica per giungere alla verità, ma basta la sola conoscenza scientifica a risolvere i casi?







laboratorio«Qualunque passo il criminale muova, qualunque cosa tocchi, qualunque cosa lasci anche inconsciamente, sarà un testimone silenzioso contro di lui»; «Il criminalista infatti ricostruisce il criminale dalle tracce che questi lascia dietro di sé, come l’archeologo ricostruisce un essere preistorico dai reperti dissotterrati». Queste due massime, pronunciate nei primi anni del secolo scorso da Edmond Locard, l’inventore della Polizia scientifica, e da Paul Kirk, chimico e scienziato forense esperto nell’analisi delle tracce di sangue, sono più attuali che mai. La ricerca delle tracce sulla scena del crimine e la loro corretta repertazione sono infatti le basi fondamentali per poter interpretare scientificamente un crimine e risalire ai suoi autori.

Si rimane addirittura stupiti nel leggere alcuni passi del trattato di Polizia Giudiziaria scritto più di cento anni fa del magistrato austriaco Hans Gross (colui che coniò il termine “criminalistica”), dove vengono riportate con estrema chiarezza e semplicità le prescrizioni fondamentali per muoversi e gestire la scena del crimine, limitando il più possibile le contaminazioni esterne. Ancora più stupiti si rimane oggi, quando invece molti casi di cronaca nera ci mostrano come un’indagine possa venire inquinata e compromessa a causa del cattivo operato degli addetti al sopralluogo sulla scena del crimine. Tuttavia, se le procedure di raccolta e di analisi delle tracce vengono adottate con criterio, le Scienze forensi moderne offrono delle possibilità enormi per la risoluzione di un crimine tramite le più avanzate tecniche di laboratorio.

 


La Genetica forense

dnaPensiamo ad esempio alle potenzialità della Genetica forense, che analizzando le invisibili tracce di DNA (ovvero la nostra carta di identità molecolare) repertate sulla scena del crimine è in grado tramite analisi comparative di individuare esattamente la persona a cui appartiene quel DNA. Un omicida per esempio, lascia sempre qualcosa di sé sulla scena del crimine: un capello, della saliva, del sangue oppure delle cellule di sfaldamento. Quando lo scienziato forense trova queste tracce le raccoglie, le conserva e le analizza con sofisticate tecniche di Biologia molecolare.

 

provetteA questo punto basterà raccogliere delle tracce biologiche da uno o più sospettati, magari ricavandole da un mozzicone di sigaretta lasciato cadere a terra dal presunto omicida, oppure da una tazzina del caffè lasciata sul bancone del bar, analizzarle e compararle con il DNA trovato sulla scena del crimine. Se troviamo una sovrapposizione tra il DNA repertato durante il sopralluogo e il campione di comparazione ricavato da un sospettato, abbiamo individuato con sicurezza a chi appartiene il materiale genetico. Tuttavia per poter incastrare l’assassino dovrà essere spiegato in maniera convincente come e perché quel DNA è finito sulla scena del crimine.




L’Antropologia forense

scheletroConsiderata una branca fondamentale della Criminalistica, l’Antropologia forense si applica prevalentemente allo studio dei resti umani. Essa infatti rappresenta una sottoclasse di quella che viene tradizionalmente definita come Antropologia fisica, la quale è dedicata allo studio degli aspetti biologici, anatomici e fisiologici delle attività umane. Idealmente l’Antropologia forense cammina di pari passo con la Patologia forense, infatti dove quest’ultima si ferma, viene affiancata ed integrata dall’Antropologia che ha come punto cardine delle sue attività lo studio dello scheletro umano ma anche dei corpi in avanzato stato di decomposizione oppure di corpi carbonizzati, ai fini di identificare il cadavere e trarne informazioni importanti necessarie per l’indagine.

 

cranioAd esempio se durante un sopralluogo vengono repertati dei resti ossei, l’antropologo forense è in grado di poter risalire al sesso e all’età analizzando le ossa del cranio, del bacino e del femore. L’analisi ossea può fornire informazioni anche sui motivi della morte, identificando possibili lesioni a carico dell’apparato scheletrico. L’ultima frontiera dell’Antropologia forense riguarda invece i viventi e si applica in quei casi dove si deve accertare ad esempio l’età di imputabilità attraverso la stadiazione dentaria, oppure intervenire nei casi di presunta pedopornografia tramite l’analisi di materiale video fotografico, oppure ancora identificare dei sospettati attraverso lo studio e la comparazione delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza.

 

L’Entomologia forense

moscaRimanendo ancora nel campo della Biologia, un’altra tra le più interessanti branche della Criminalistica è rappresentata dall’Entomologia forense, ovvero lo studio degli insetti presenti sulla scena del crimine. Le sue origini risalgono addirittura al XIII secolo, come riportato nello Hsi Yuan Chi Lu, il più antico testo conosciuto sull’investigazione scientifica scritto dal medico cinese Sung T’zu. Nel libro si evidenzia come l’arma da taglio di un assassino può essere identificata tra le tante appartenute ai vari sospettati, se su di essa mosche ed altri insetti vengono attratti dalle impercettibili tracce di sangue lasciate dalla vittima. Grazie ad un approfondito studio entomologico sulla dimensione delle larve della mosca carnaria, per esempio è stato rimesso in discussione l’ultimo delitto del Mostro di Firenze, anticipandolo di due giorni rispetto alla data stabilita dal processo.

 


La Dendrocronologia

dendrocronologia alberoAltrettanto importanti nelle indagini forensi sono le discipline come la Botanica e la Micologia e non ultima la Dendrocronologia, ovvero lo studio della struttura e dell’andamento degli anelli di crescita di una pianta. Celebre è il caso di Charles Lindbergh Jr, bimbo rapito e ucciso nel 1932, dove l’analisi dendrocronologica condotta su una scala di legno utilizzata per l’omicidio, servì ad incastrare l’assassino poiché nel suo magazzino furono trovati degli assi di legno provenienti dallo stesso albero utilizzato per la costruzione della scala. Questi pochi esempi che abbiamo citato non possono che rimandarci ad un’altra citazione del criminalista Hans Gross: «Il progresso della Criminalistica significa meno fiducia nei testimoni e più nelle prove materiali».




molecole laboratorioL’importanza del lavoro che viene svolto in laboratorio oggi è notevole. Eppure esistono dei limiti di cui bisogna tenere conto. La Scienza è in grado di dare un grande contributo, ma ciò che davvero fa la differenza è sempre e solo lo sguardo di chi indaga, il ruolo di chi è chiamato a valutare ogni pezzo nel suo insieme e non separatamente. Per questo motivo abbiamo voluto raccontare tre casi.

Ciascuno ha fatto scalpore nel decennio in cui è avvenuto (il caso Macchi negli anni Ottanta, il caso Cesaroni negli anni Novanta e il caso Mollicone negli anni Duemila). In tutti e tre la Scienza è stata chiamata in causa sfoderando le tecniche più moderne, ma nonostante ciò sono ancora casi irrisolti e oggetto in questi giorni di importanti indagini da laboratorio. Ecco l’importanza e al contempo i limiti della Scienza in ciascuno dei casi trattati.

 

articolo di Paolo Mugnai

 

L’approfondimento pubblicato sulla rivista Cronaca&Dossier:

 

I laboratori tra Scienza forense e Giustizia ultima modifica: 2016-07-23T13:28:25+00:00 da info@cronacaedossier.it

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