La riforma del 2007 sui Servizi di Intelligence: ecco da dove nasce la declassificazione del Governo

Il ruolo dell’istituto CISINT nel panorama degli studi su Strategie di Intelligence, l’importanza della legge 124 in Italia e le ultime novità sull’iniziativa del Governo italiano. Ne parliamo con il dott. Federico Sesler (Presidente dell’Istituto, Researcher&Senior Osint Analyst) e con il dott. Mario Avantini (Vicepresidente dell’Istituto ed esperto di sicurezza cibernetica e cybercrime).

dott. Federico SeslerCome è nata l’idea di costituire il CISINT – Centro Italiano di Strategia e Intelligence e perché?
Federico Sesler: «Il CISINT è un progetto al quale abbiamo iniziato a lavorare dal 2012, svolgendo soprattutto un’accurata attività organizzativa e di pianificazione. La decisione di costituire il nostro think tank è nata sostanzialmente dalla volontà condivisa di diffondere la cultura degli Studi Strategici e dell’Intelligence. A tal proposito le attività e le iniziative del CISINT potranno essere conosciute più approfonditamente visitando il relativo sito Internet (all’indirizzo www.cisint.org). Otre alla divulgazione scientifica già avviata, l’Istituto sarà impegnato anche nell’organizzazione di eventi culturali e in attività di formazione, allo scopo di trasmettere maggiore awareness in merito a tematiche che non sempre possono risultare di facile e immediata comprensione»

Relativamente ai nostri Servizi di Intelligence, secondo voi a cosa è dovuto il crescente interesse espresso dell’opinione pubblica?
Federico Sesler: «Nell’agosto 2007 è stata varata la legge 124 con la quale il Parlamento italiano, con non poche difficoltà, ha provveduto a riorganizzare tutta la struttura dei Servizi di Intelligence, precedentemente regolamentati dalla legge 801 del 1977. In particolare, oltre alla struttura dei Servizi di Informazione, i lavori di riforma hanno interessato le garanzie e le norme funzionali relative all’operatività delle strutture preposte, il personale ad esse appartenente, il controllo parlamentare e le norme in materia di segreto di Stato. Quest’importantissimo e delicato processo di rinnovamento ha ottenuto molto riverbero sociale: in buona parte grazie alla diffusione delle notizie tramite i canali mediatici ma in parte anche per merito di una maggiore esposizione e apertura dei Servizi d’Intelligence verso i cittadini»

E quali sono le novità introdotte da questa riforma sull’Intelligence?          dott. Mario Avantini
Mario Avantini: «Senza dubbio la novità più rilevante è rappresentata dal “Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica”, un organismo composto dal presidente del Consiglio dei Ministri, dal Comitato interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (CISR, ex CIIS), da un’Autorità Delegata, dal Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), dall’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE, ex SISMi) e dall’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI, ex SISDe)»

Nello specifico che ruolo riveste il presidente del Consiglio dei Ministri?
Mario Avantini: «In questo nuovo contesto strutturale al presidente del Consiglio dei Ministri è stato attribuito un ruolo di maggiore controllo e di centralità. Egli possiede il potere di nomina di Direttori e Vicedirettori di ciascuna Agenzia. Ciò è avvenuto a discapito dei ministri della Difesa e dell’Interno, ai quali la precedente legge 801 attribuiva il controllo dei Servizi per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMi) e Democratica (SISDe)»

Video_archiveIn cosa consiste la recente disposizione, voluta dal nostro Governo, di declassificazione degli atti relativi alle note stragi di Ustica, di Peteano, dell’Italicus, di piazza Fontana, di piazza della Loggia, di Gioia Tauro, della stazione di Bologna e del rapido 904?   
Federico Sesler: «Occorre osservare che la direttiva di Palazzo Chigi applica concretamente un aspetto rilevante della legge di riforma n.124 del 2007, già menzionata. Nulla a che vedere con il Freedom of Information Act degli Stati Uniti ma per la prima volta anche in Italia alcuni archivi dell’Intelligence vengono riconosciuti come patrimonio a disposizione non solo di studiosi e ricercatori, ma di tutti i cittadini interessati. Bisogna però precisare che, a differenza di quanto è stato erroneamente indicato da taluni organi di stampa, la direttiva non riguarda il segreto di Stato bensì la declassificazione di alcuni atti fino a oggi inaccessibili, ai quali erano stati applicati i quattro livelli di classificazione (riservato, riservatissimo, segreto e segretissimo). Per legge non è possibile applicare il segreto di Stato a tutti quei documenti relativi a inchieste per strage o eversione della democrazia. Il Governo può applicare il segreto di Stato su questioni che possono minacciare la sicurezza nazionale»

Con questa declassificazione degli atti, secondo voi, dobbiamo aspettarci novità eclatanti?Archives_entreprises
Mario Avantini: «In una recentissima intervista l’ambasciatore Giampiero Massolo, direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, ha affermato che la declassificazione degli atti che vanno dal 1969 al 1984 permetterà al massimo di aggiungere piccoli dettagli interessanti a un quadro tuttavia già noto. Non ci si deve aspettare quindi rivelazioni particolarmente significative, questo deve essere chiaro. Bisogna poi ricordare che la documentazione in questione, di cui è in possesso non solo l’Intelligence ma anche il ministero dell’Interno, della Difesa e altre Amministrazioni Pubbliche è stata ampiamente vagliata da molteplici commissioni parlamentari e dalla magistratura, la quale a sua volta ha delegato organi di polizia giudiziaria, periti e consulenti per acquisire materiale utile ai fini processuali. Senza contare poi l’accesso ai fascicoli che hanno avuto anche avvocati di parte, giornalisti investigativi e d’inchiesta, anche se presumibilmente con gradi e modalità differenti»

intelligenceAlla luce della nuova veste funzionale attribuita ai Servizi di Informazione, quali sono le potenziali minacce rivolte al nostro sistema Paese?
Mario Avantini: «Oltre alle minacce per così dire tradizionali e ben conosciute, sicuramente gli attacchi cibernetici alle infrastrutture critiche del nostro Paese rappresentano nel XXI secolo la nuova minaccia di fronte alla quale occorre essere preparati e sapersi difendere. In tal senso anche le nostre Istituzioni hanno provveduto ad attuare un aggiornamento tecnologico e operativo delle strutture d’Intelligence, divenuto ormai assolutamente indispensabile, dotandole delle necessarie misure per attuare un’efficace opera di contrasto e difesa. Non bisogna infatti trascurare che la salvaguardia dei beni infrastrutturali si traduce nella salvaguardia della salute, della sicurezza e del benessere economico dei cittadini».

 

Intervista a cura di Antonella Marchisella

Vuoi leggere il numero di maggio 2014 da cui l’intervista sulla riforma dell’Intelligence è tratta? Sfoglialo gratuitamente su ISSUU!

La riforma del 2007 sui Servizi di Intelligence: ecco da dove nasce la declassificazione del Governo ultima modifica: 2015-04-21T16:08:49+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!