La psicologia di Veronica Panarello tra «vergogna» e soggezione

Perché solo ora Veronica si è lasciata andare a certe affermazioni? La psicologia della Panarello tra vergogna e soggezione in relazione al contesto






 

Veronica PanarelloÈ stato un mese complicato per il caso Panarello, sull’onda di informazioni che hanno stravolto la vicenda della morte di Loris Stival, ucciso a soli 8 anni nel novembre del 2014. In particolare le affermazioni della Panarello, che ha ammesso di essere stata presente negli attimi tragici che hanno poi portato alla morte del figlio, diventano motivo e sprono per analizzare cosa vi sarebbe dietro le sue presunte verità.

 

Tempo fa abbiamo proposto ai nostri lettori un’analisi di Veronica Panarello in relazione alla presunta confessione sulla morte di Loris, tirando in ballo il suocero Andrea Stival. Nelle ultime ore, a quelle presunte verità si sono aggiunti altri particolari.
panarello«Voglio raccontare una cosa che non ho detto prima per la vergogna ‒ avrebbe detto la Panarello, come fa sapere la trasmissione Quarto Grado che ampio spazio ha dedicato al caso venerdì scorso ‒. Il 19 novembre i bambini erano a letto, pensavo che dormissero. Io e mio suocero abbiamo avuto un rapporto sessuale in cucina e Loris ci ha visti. All’improvviso è entrato Loris in cucina e ci ha beccati. Corse subito in camera sua e io lo raggiunsi. Io ero disperata, lui era molto arrabbiato. Andrea cominciò a discutere con Loris, poi chiese di andare a prendere qualcosa per farlo stare fermo. Quando tornai di là, Andrea aveva preso un cavetto Usb grigio del computer, non so da dove, e lo stava stringendo attorno al collo di Loris». Al di là se l’uomo in sua compagnia fosse davvero Andrea Stival, fatto che ancora è oggetto di verifica da parte della Procura di Ragusa, la ragione delle sue parole in merito a una parte della dinamica potrebbe trovare riscontro in quella che è la psicologia di Veronica Panarello.

 

 

 

 

 

 

 

veronica panarello andrea stivalAll’indomani delle prime frasi della Panarello coinvolgenti il nonno di Loris, per capire la psicologia alla base di quanto accaduto, avevamo chiesto consulenza alla psicologa forense Francesca De Rinaldis; e soprattutto per capire perché quelle parole sono state dette solo a oltre un anno dal fatto. Oggi la psicologia descritta in quell’analisi pubblicata il 12 febbraio si rivela anticipatrice delle ultime parole della Panarello.

 

 

«Una ragazza giovane che vive una relazione sentimentale con un uomo molto più grande di lei, soprattutto se può essere il proprio suocero,  ‒ aveva sottolineato la psicologa forense ‒, è plausibile che sia al tempo stesso dipendente da una soggezione psicologica dallo stesso unitamente ad un forte senso di vergogna e perdita della stima dell’immagine di sé. Se così fosse si tratterebbe dunque con molta probabilità di uno stato psicologico caratterizzato da un fortissimo senso di vergogna e umiliazione vissute come minaccianti e destrutturanti l’immagine di sé, tanto da dover essere taciuto e nascosto». Il concetto di “vergogna” è lo stesso che proprio la Panarello ha utilizzato per descrivere quanto avrebbe vissuto in relazione al fatto, dunque “normale” in determinati contesti.

 

Dott.ssa Francesca De Rinaldis
Dott.ssa Francesca De Rinaldis

Inoltre «probabilmente tale stato psichico associato a quello che Veronica afferma essere stato il timore che l’uomo potesse uccidere anche l’altro figlio ‒ aveva detto la Dott.ssa De Rinaldis ‒, avrebbero creato uno stato di forte soggezione psicologica e blocco. Se la Panarello ha detto il vero, tutto ciò avrebbe facilmente trovato terreno fertile in una personalità già debole e fortemente provata, come sembra emergere dalla storia di vita della donna medesima. È fondamentale infatti pensare come in una persona che costruisce a fatica il proprio senso di identità, sarebbe uno scotto troppo grande trovare il coraggio di aprirsi e dunque esporsi ad una profonda umiliazione e colpa».

 

In quest’ottica, continua la Dott.ssa De Rinaldis, «la Panarello probabilmente ha fatto quelle presunte rivelazioni solo perché si è sentita sicura, dunque vedendo nel carcere di Catania e nella persona della psicologa un contesto di sicurezza, una sicurezza e assenza di giudizio soprattutto che fino a quel momento non aveva avvertito».

Negli ultimi giorni non pochi sono stati i media che hanno visto nelle presunte verità della Panarello un modo per scagionare se stessa e tirare nella vicenda un pezzo della sua famiglia. La psicologia di Veronica Panarello direbbe invece che almeno un importante pezzo di verità potrebbe essere stato effettivamente rivelato. Non deve dunque stupire che solo ora Veronica Panarello abbia deciso di parlare: la vergogna e la soggezione provate dalla donna spiegherebbero appieno il suo silenzio. Fin qui perciò non vi sarebbe incoerenza tra il suo profilo psicologico e il vissuto dei fatti raccontati. Ora però tocca alla Procura cercare i riscontri per poi, si spera, scrivere la parola fine su questa vicenda.

 

Andrea B.

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La psicologia di Veronica Panarello tra «vergogna» e soggezione ultima modifica: 2016-02-27T17:16:42+00:00 da info@cronacaedossier.it

One thought on “La psicologia di Veronica Panarello tra «vergogna» e soggezione

  • 27 febbraio 2016 at 20:35
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    Se c’è qualcosa di vero in quello che racconta Veronica Panarello, non è ,a mio parere ,nella modalità in cui lo racconta. Non credo che suo suocero, se poi era davvero lui, per il fatto di essere stato visto dal nipote, abbia deciso sul momento di ucciderlo. Non lo trovo assolutamente convincente. Invece si sa se il bambino sia stato abusato sessualmente? La madre lo vendeva a qualcuno? Allora la storia sembrerebbe più plausibile e così anche l’omicidio del piccolo. E il cacciatore che sapeva dove era stato lasciato Lorys? Molto strano, davvero inspiegabile. Non è che c’è di mezzo una banda di pedofili? Comunque Veronica Panarello sarebbe sempre responsabile della morte del figlio e in un modo altamente disonorevole e perverso. Diciamo che ci sta tirando per il naso e che non prova una vera vergogna rispetto a quello che è accaduto. Io penso infatti, che qualunque cosa sia successa, lei ci stia ancora giocando. Una madre urlerebbe anche la sua colpevolezza.Il resto è romanzato.

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