La morte di Rino Gaetano tra complotto e realtà (parte seconda)

Quattro indizi per un delitto: la controinchiesta di Cronaca&Dossier sul caso Rino Gaetano

rino gaetano
Rino Gaetano

Rino Gaetano ha appena superato l’incrocio con via Carlo Fea, sulla Nomentana. All’improvviso accade qualcosa: subito dopo aver superato l’incrocio con via XXI Aprile l’auto di Rino Gaetano sbanda finendo nella corsia opposta impattando contro un camioncino Fiat 650 rosso che trasporta frutta. L’incidente non lascia scampo al giovane cantautore: trauma cranico e sfondamento del torace.

Primo punto: i soccorsi. La rinuncia degli ospedali ad ospitare Rino Gaetano ha una ragione precisa. Per scovarla siamo andati a cercare tra le cronache del tempo. Il prof. Mario Leoni, all’epoca direttore sanitario dell’Ospedale Policlinico, spiegò al Messaggero il 3 giugno 1981: «Nel campo della neurochirurgia d’urgenza non siamo attrezzati. In realtà, abbiamo già da tempo stipulato una convenzione con l’Università per aprire finalmente un reparto di neurotraumatologia, ed avevamo anche avuto l’assegnazione della somma necessaria ad impiantare le strutture. Sei mesi fa stavamo per partire […] ma un altro chirurgo, nella convinzione di avere lui il diritto di precedenza sui locali assegnatici dall’Università […] ha fatto ricorso al Tar. Il tribunale amministrativo ha bloccato l’assegnazione, sospendendo tutto. E questo significa che da sei mesi ci sono quattro miliardi congelati che non si possono usare ma soprattutto significa che il Policlinico continua a mancare di questo importantissimo servizio […]».




Secondo punto: lo scontro e il fascicolo perduto. Se delitto deve essere, allora serve un assassino. In questo caso vi è assenza di tutto ciò. «Erano da poco passate le 3,30 […] L’auto di Rino Gaetano praticamente ha invaso la corsia opposta, mantenendo sempre la stessa direzione di marcia. Il camionista Antonio Torres, di 38 anni, abitante a Moricone, non ha potuto evitare lo scontro». Sarà Torres, assieme ad altri automobilisti lì presenti al momento, a prestare i primi soccorsi. Oggi il fascicolo con le foto di sopralluogo dell’incidente non esiste più, così come prevede la legge in materia a dieci anni dall’accaduto. L’abbiamo appurato noi di Cronaca&Dossier presso la Polizia stradale di Settebagni, che si occupò  dei primi rilievi.

Fotografia di Alberto Bonomo (2)Terzo punto: le motivazioni.  Nei cinque anni precedenti la morte Rino Gaetano scrive, tra gli altri, Mio fratello è figlio unico (1976), Berta filava (1976) e Nuntereggae più (1978). In particolare, nel disco “Mio fratello è figlio unico” compaiono le canzoni Rosita, Cogli la mia rosa d’amore e Al compleanno della zia Rosina. Quest’ultime sono considerate, da chi sostiene l’omicidio, la prova di un riferimento di Gaetano al gruppo massonico denominato “Rosa Rossa”. In realtà, già nel 2007 è stato pubblicato un libro (Silvia D’Ortenzi, Rare tracce. Ironie e canzoni di Rino Gaetano, Arcana) che analizza le canzoni. Al compleanno della zia Rosina risulta così la trasposizione del senso di alienazione che si prova a volte nelle rimpatriate. Lo stesso Rino Gaetano disse, a proposito della canzone Rosita: «Si tratta di un’ideale, non è una donna […] di un sogno più grosso che annulla tutti quelli precedenti». E così via per tutte le altre sue canzoni.

 




 

Il caso più interessante è però quello di Nuntereggae più, laddove si immagina uno zapping televisivo  in cui si osservano personaggi eternamente sul piccolo schermo (Costanzo, Bongiorno, Villaggio, Carrà, Guccini), i partiti con le loro difficili sigle (Dc, Pci, Psi, Pli, Pri), illustri personaggi della finanza, dell’industria (Agnelli, Monti, Pirelli) e dello sport. La censura colpì Gaetano impedendogli di inserire nomi ancora più “intoccabili” come Michele Sindona, Nino Rovelli, Amintore Fanfani, Camillo Crociani, Guido Carli, Ferdinando Ventriglio e Aldo Moro. Ma si tratta di nomi fin troppo “intoccabili” per l’epoca. Basti pensare alla scandalo Sindona (1974), a quello della Lockeed (1975) e i ruoli preminenti di Moro e Fanfani. Insomma, niente nomi  da “liste segrete” ma semplicemente personaggi troppo in vista per essere criticati con una canzone.

Fotografia di Alberto Bonomo (4)Quarto punto: Capocotta. Durante un concerto sulla spiaggia di Capocotta (litorale laziale), Rino Gaetano affermò: «C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta». C’è chi ha collegato le parole di Rino Gaetano ai fatti del ’53, quando la giovane Wilma Montesi venne trovata morta a pochi metri dalla spiaggia di Capocotta tirando in ballo alcuni potenti di turno. Se è vero che nelle parole del cantautore c’è una forte tensione, è ugualmente vero che il riferimento è al luogo dove il concerto avviene (Capocotta, appunto), per lui evidente inizio di una “presa d’atto” alla quale sarebbe giunto il mondo dei media, a suo dire poco incline a lasciargli lo spazio desiderato. Siamo infatti nel 1979, quando inizia pian piano a diminuire l’attenzione sul cantautore.

Tirando le somme: nessuna macchina spinge Rino Gaetano sulla corsia opposta, si infrange contro un banale camioncino che portava frutta al mercato, gli Ospedali erano semplicemente non avevano le attrezzature per i fondi bloccati, le canzoni sono figlie del tempo che Rino Gaetano viveva, Capocotta era un banale riferimento ad un’auspicata “presa di coscienza”. Sono questi gli ingredienti di un giallo che non c’è.

articolo di Pasquale Ragone

Vuoi leggere la prima parte? La trovi qui, oppure sul numero 1 di Cronaca&Dossier





 

La morte di Rino Gaetano tra complotto e realtà (parte seconda) ultima modifica: 2015-04-09T17:09:50+00:00 da info@cronacaedossier.it

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