La morte di Rino Gaetano: le interviste esclusive di Cronaca&Dossier

«Mi è stato chiesto di riesumare la salma di Rino, ma io ho detto no!». Intervista ad Anna Gaetano che dice la sua sulla morte del fratello


rino gaetanoAnna Gaetano, ha mai parlato con chi sostiene la tesi dell’omicidio di suo fratello Rino?

«Di tutta questa storia ho avuto modo di parlarne con l’avv. Paolo Franceschetti. Ci incontrammo al cimitero. Mi disse che Rino era coinvolto in qualcosa che aveva a che fare con la massoneria. Io gli risposi che per me è stato un colpo di sonno oppure un collasso».

A Rino fu fatta l’analisi tossicologica?          
«Certo che fu fatta. E proprio per questo, se qualche sostanza fosse stata trovata allora i giornalisti l’avrebbero scritto. Un esempio è Mia Martini, sulla quale se ne dissero e scrissero tante a riguardo. Lo stesso sarebbe accaduto per Rino qualora ne avessero trovato traccia nel corpo. Invece niente di niente».

Poi cos’è successo?   
«L’avvocato Paolo Franceschetti mi ha assillato per mesi e mesi. Alla fine ho dovuto chiedergli di lasciarmi in pace».            .

Nello specifico che cose le era stato chiesto?           
«Di andare fino in fondo a questa storia, che io denunciassi e mi impegnassi in tal senso presso la Procura. Mi era stato chiesto di autorizzare l’esumazione della salma di Rino, ma io ho detto di no! Rino non lo farò mai e poi mai esumare per questioni del genere».

Denunciare chi?        
«Ah, non lo so! Infatti ho chiesto all’avvocato Bruno Mautone di fare nomi e cognomi su chi sarebbero i responsabili».

E lui? 
«Ha risposto che si tratta di massoneria. Ma mi sembra assurdo affermare certe cose. E poi, io che sono la sorella e ho vissuto quasi 31 anni con lui, possibile che non sapessi nulla e che non mi fossi mai accorta di nulla?».

Ha mai parlato con il conducente del camioncino contro il quale suo fratello si scontrò?
«Mi sembra di averlo incontrato una volta e mi disse che Rino era già riverso sul volante e che lui non ha potuto fare niente per evitarlo. Non so se era la velocità di Rino oppure la curva in quel punto, ma l’impatto è stato inevitabile».

«Rino e la massoneria? Vi racconto una storia inedita…». Elisabetta Ponti, giornalista e amica di Rino Gaetano, visse con lui il periodo dello scandalo P2. Per la prima volta a “Cronaca&Dossier” dettagli mai pubblicati prima

Fotografia di Alberto Bonomo (1)Come ha conosciuto Rino Gaetano? 

«Tramite Vincenzo Micocci [discografico, ndr], il quale aveva grande stima in Rino e mi chiese di fargli un servizio giornalistico dedicandogli nel ’76 una copertina di Nuovo Sound, il settimanale che dirigevo».

E poi…           
«Poi accadde che la mia cagnetta diventò la mascotte di Rino. È quella che si vede nel video di Berta filava e praticamente io, Rino e questa cagnolina eravamo sempre in giro nelle varie feste. In quel periodo ci vedevamo spesso».

Come sa si rincorrono voci sulla morte di Rino Gaetano…
«Sinceramente con Rino il discorso “massoneria” non è mai venuto fuori. Al massimo, di lui ricordo solo alcune battute un po’ troppo “ermetiche”, che non coglievo al volo. Ma di cose “nascoste” e “inconfessabili” nemmeno l’ombra».

Sappiamo che suo padre, il celebre chirurgo prof. Lionello Ponti, venne coinvolto nell’affaire P2. Rino sapeva di quanto accaduto a suo padre?          
«Mio padre ebbe la cosiddetta “tessera P2” come si riceve un banalissimo biglietto da visita. Accadde che Licio Gelli, paziente di mio padre così come sua moglie e sua figlia, andò allo studio e uscendo lasciò alla segretaria un tesserino dicendo che era un omaggio. Questo tesserino venne poi conservato in un cassetto assieme ad altre carte poi dimenticate. Quando perquisirono lo studio la trovarono pensando invece ad una partecipazione attiva alla P2».

Rino Gaetano seppe di tutto ciò?      
«Frequentando casa mia ovviamente Rino sapeva benissimo di quanto stava accadendo a mio padre.  Tante volte ho sfogato con lui le mie preoccupazioni».

Cosa diceva quando affrontavate l’argomento?
«Assolutamente nulla. La massoneria era un mondo del tutto avulso da Rino Gaetano. E aggiungo che può mai essere possibile che Rino fosse così introdotto in questo “mondo occulto” e non si fosse prodigato per aiutarmi? Certe persone “introdotte” e amiche, la prima cosa che fanno è cercare di darti una mano per risolvere il tuo problema. Invece Rino neanche sapeva di cosa stessi parlando».

Che ricordo ha di Rino Gaetano?     
«Racconto questa e credo di rendere bene l’idea: nel 1980 ebbi un serissimo problema di salute e lui mi aiutò a superarlo. Mi portava in giro al teatro e poi lunghe passeggiate, più di come si comporta uno di famiglia. Ecco, una persona splendida: questo era Rino Gaetano».

interviste a cura di Pasquale Ragone

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La morte di Rino Gaetano: le interviste esclusive di Cronaca&Dossier ultima modifica: 2015-04-09T17:27:20+00:00 da info@cronacaedossier.it

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