La guerra del generale Giovanni de Lorenzo         

Combattuta fra sentenze e Commissioni ecco cosa resta del caso SIFAR, del cosiddetto Piano Solo e della vicenda del generale Giovanni de Lorenzo

 

 

Giovanni de Lorenzo
Giovanni de Lorenzo

Ci sono uomini che hanno fatto la Storia e uno di questi è Giovanni de Lorenzo, il “Generale con il monocolo” chiamato così da tutti per quel suo portamento così regale, quel suo rigore non solo nell’apparire. Un uomo che dopo l’8 settembre del 1943 scelse con forza da che parte stare,combattendo con grande ardore per la Resistenza tanto da esser poi anni dopo celebrato in un discorso pubblico alla Camera addirittura da Sandro Pertini.

La sua capacità indiscussa in ambito militare è così nota che nel 1951 viene investito dell’incarico di Capo dell’ufficio di operazioni NATO nel sud Europa; nel 1955 è incaricato dal neo presidente della Repubblica Giovanni Gronchi a capo del SIFAR, il servizio segreto nostrano. Un comandante moderno che in sette anni trasforma l’organo di sicurezza, rendendolo parte coesa con il mondo politico e con il paese. Del resto si trova ad affrontare un periodo di forti contrasti sociali, che culminano in scontri di piazza feroci, e con la possibile infiltrazione sovietica che viene presa seriamente in considerazione, tanto da mettere in campo un sistema di schedatura capillare della galassia che ruota attorno al Pci che, dagli Stati Uniti, viene considerato un pericolo. Sono anni in cui esplode la crisi di Berlino, la sfida tra i due blocchi è tutta spionistica e il SIFAR è lo strumento a cui ci si affida.

 

archivioÈ in questo clima politico e sociale che nascono le “Circolari Vicari”: misure che, fra le altre, prevedono anche la possibilità di arrestare e trasferire soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato e per l’ordine pubblico. La svolta che porta però il Generale alla ribalta anche dell’opinione pubblica arriva nel 1962, ed è ancora un neo presidente della Repubblica a cambiare il destino di de Lorenzo. Appena insediato Antonio Segni fa nominare de Lorenzo comandante generale dei Carabinieri e, come aveva fatto per il SIFAR, anche qui il suo arrivo costituisce un cambiamento radicale rispetto al passato. Egli si adopera per aggiornare l’Arma al suo interno, chiede e ottiene piena autonomia amministrativa e di bilancio e procede ad una forte modernizzazione dal punto di vista tecnologico e dell’automazione. Con de Lorenzo cambia finanche la funzione del Comandante, che non è più di rappresentanza ma che diventa per sua stessa definizione «il primo Carabiniere d’Italia». Sono anni esplosivi sul fronte interno: il 26 giugno 1964 cade il primo governo centrosinistra e di fatto si rivela l’estate più calda di quel periodo, con l’Italia priva di un governo e lotte furibonde tra le correnti interne alla Dc, tra chi vuole riproporre il centrosinistra, come Aldo Moro, e chi invece caldeggia una svolta a destra.

 

 

 

Antonio Segni, Presidente della Repubblica 1962 - 1964
Antonio Segni, Presidente della Repubblica 1962 – 1964

Il difficile clima induce il presidente Segni a richiedere un piano di emergenza, sulla scorta del timore di scontri di piazza in caso di governo tecnico, secondo lui vera alternativa ad un altro governo di centrosinistra, quest’ultima ipotesi tutt’altro che nei desiderata dello stesso Segni. Nasce così il “Piano Solo” ‒ redatto in tre bozze ‒ così chiamato perché avrebbe previsto solo l’impiego dell’Arma dei Carabinieri.

Chi lo leggerà con l’occhio anni dopo, sarà critico fino allo sberleffo riguardo a questo documento programmatico di azione; l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1999, chiamato a deporre nel merito del Piano Solo, dirà che lui all’epoca aveva chiesto di porre il segreto di Stato non tanto per la pericolosità autoritaria del Piano, ma perché «era un documento che screditava l’Arma e che non era in grado di fronteggiare neanche la rivolta degli studenti di scuola media», sostenendo che nessuna lista di enucleandi fosse presente nella bozza.

Tuttavia è solo l’inizio di una storia complessa che vedrà al centro il generale Giovanni de Lorenzo, intanto diventato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, le cui scelte ‒ opposte rispetto a quelle approvate dal suo predecessore, il generale Giuseppe Aloia ‒ iniziano a creare non pochi malumori. Nel gennaio del 1967 viene istituita una Commissione ministeriale presieduta dal generale Aldo Beolchini per verificare l’operato del SIFAR, dopo le voci sul presunto spionaggio politico e deviazione dai compiti istituzionali.

 

documentiLe conclusioni della Commissione parlano di illegittimità delle schedature disposte dal SIFAR e puntano il dito contro de Lorenzo e i suoi successori, i generali Viggiani e Allavena. Ma il 1967 vede susseguirsi un insieme di eventi importanti. Il 15 aprile di quell’anno ‒ dopo l’offerta di dimissioni inoltrata a de Lorenzo in cambio di un incarico da ambasciatore, immediatamente rifiutata ‒ il Generale viene destituito da Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Nel maggio del 1967 invece l’Espresso dà inizio ad una campagna stampa molto forte. Il settimanale esce in prima pagina con una notizia che fa il giro del mondo in un attimo: «Segni e De Lorenzo stavano preparando un colpo di Stato» nell’estate-primavera del 1964 e la prova ‒ secondo le accuse mosse ‒ sarebbe stato proprio il “Piano Solo”.

 

giovanni de lorenzoNon tarda ad arrivare la querela di de Lorenzo nei confronti di Lino Jannuzzi e Eugenio Scalfari (Direttore de l’Espresso), portati a processo con condanna in Primo grado per diffamazione nel marzo 1968; sentenza che viene pronunciata durante i lavori della Commissione Lombardi, la quale escluderà che «le iniziative assunte nella primavera-estate 1964 avessero il fine dell’effettuazione di un colpo di Stato». Anche il procedimento per le schedature del SIFAR si chiuderà quell’anno a favore del generale de Lorenzo con la sentenza del giudice istruttore Giuseppe Moffa che non rileva alcun illecito, archiviazione pronunciata sulla base dello studio delle conclusioni della Commissione Beolchini. E ancora, il 15 dicembre 1970 una commissione parlamentare ad uopo istituita e presieduta dall’onorevole Giuseppe Alessi rileva l’ideazione di «piani straordinari» al di fuori «di ordini o direttive», ma affermando che de Lorenzo non ideò alcun golpe né piani eversivi.

Giovanni de Lorenzo muore per una grave malattia a soli 65 anni, nel 1973, uscendo di scena da parlamentare e rimettendo le querele contro Scalfari e Jannuzzi. Una morte prematura che però non gli ha impedito di vedere quanto decretato dalle sentenze a dalle Commissioni istituite.

 

a cura di Mauro Valentini e Pasquale Ragone

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La guerra del generale Giovanni de Lorenzo          ultima modifica: 2016-10-15T14:59:43+00:00 da info@cronacaedossier.it

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