«L’agente undercover, quella carta segreta contro il terrorismo»

Intervista inedita a Nicola Longo, il più grande agente undercover italiano in prima linea nella lotta alla criminalità internazionale dagli anni Settanta. L’ex agente segreto sottocopertura spiega ai lettori di Cronaca&Dossier i retroscena di una guerra sotterranea fra Intelligence e come poter reagire alla macchina del terrore

Nicola Longo
Nicola Longo

Entriamo subito nel tema del momento, ovvero l’ISIS. Secondo Lei il gruppo terroristico ha una rete di intelligence valida?
«Io ho partecipato ha grandi e piccole riunioni di intelligence da agente undercover. Nel mio piccolo ho seguito diverse attività di questo tipo e so cosa significa far parte di un gruppo d’intelligence per dare il proprio apporto per contribuire ad una giusta soluzione; è la capacità di saper dipanare la soluzione giusta e saper utilizzare in modo idoneo le risorse a disposizione per fronteggiare una determinata situazione di crisi. In contesto di guerra in cui viviamo oggi si parla di strategia militare e politica la cui attività deve essere coordinata da una Intelligence formata da esperti di strategie diverse. Esistono tuttavia Intelligence impiegate anche per combattere il crimine organizzato con ragioni radicate in un’infinità di motivi; o ancora, Intelligence necessarie per fronteggiare uno dei tanti conflitti geo-politici, di ordine pubblico o economico, a secondo della situazione. Tutte, comunque, per trovare soluzioni e che siano efficaci. Certamente l’ISIS disporrà di una sua Intelligence con l’apporto di esperti militari provenienti da pregressi governi islamici dittatoriali, ma viste le strategie adottate con tale determinazione danno la sensazione d’essere gestite da una mente delirante che, pur di conseguire i propri scopi, non ha remore di sopraffare gli ostacoli. La grande disponibilità economica di cui finora ha disposto ha facilitato il suo delirio devastante».

Non da oggi gli americani sono impegnati in Medio Oriente. È possibile che l’Occidente non abbia in quelle zone una rete capillare di undercover?
«Ruotano troppi interessi di amici-nemici di diversi Paesi che coltivano l’interesse per l’oro nero, e non sono solo gli americani. È triste considerare che altre energie alternative potrebbero sostituire il petrolio facendo diminuire drasticamente l’inquinamento ma non si farà mai perché, chi gira attorno a questi meccanismi, non ha interesse che le cose cambino. Tra le file dell’ISIS ci sono molti giovani frustrati che, non avendo alternativa, accettano di convertirsi all’islamismo radicale e, indottrinati, scelgono di imbracciare le armi uccidendo senza pietà chiunque, spingendosi fino al martirio».




Il presidente turco Recep Tayyip ErdoganVeniamo così ai problemi dell’Occidente. I servizi di Intelligence dei vari Paesi riescono ad entrare in sinergia? Soprattutto anche in relazione ai fatti di Parigi e delle ultime vicende che riguardano la Turchia?               
«Sono stati fatti molti errori e in primis quello di sottovalutare un terrorismo internazionale così grave, tanto che i fatti esplosi in Francia e in Turchia non sono altro che il sintomo di un grave malessere cresciuto in modo straripante proprio perché per lungo tempo non c’è stato un adeguato piano di cooperazione internazionale e che a mio avviso ancora non è stato pianificato. Ci sono molti interessi politici perversi che ancora prima dell’ideologia e del fanatismo religioso ruotano in modo strumentale attorno all’asse del petrolio e degli armamenti. La Turchia è sotto l’occhio del ciclone e, non a caso, l’uccisione recente dell’avvocato dei curdi fa pensare che a Erdogan preoccupi prima di tutto il proprio interesse e quello di combattere il popolo curdo. L’ISIS non è certo la priorità per lui».

Vladimir PutinPerò le accuse del presidente russo Vladimir Putin sono piuttosto gravi.
«Le accuse di Putin sono gravissime. Ed è in un momento così delicato che c’è bisogno di chiarezza. Troppi orrori e per troppo tempo sono stati tollerati e proprio nel limbo di questa assenza si è annidato un male così grave che non è facile da debellare. Aprendo la Porta Santa prima in Africa e poi a Roma, Papa Francesco con la sua umiltà cristiana ha insegnato che non bisogna avere paura per difendersi. La voglia di andare avanti e la buona volontà sono le strade utili a contrastare il terrore. È inutile parlare di Servizi, d’Intelligenze e di sinergie quando manca la buona volontà».

Leggendo la Sua ampia biografia si ricorda in più passaggi che ha lavorato da agente undercover in Turchia portando a casa successi di rilievo e quindi conosce bene il paese. Pensa che un accordo pacifico con la Turchia sia un’importante chiave di volta per risolvere la crisi internazionale in atto?
«Conosco la Turchia, è un paese bellissimo ma difficile. Sono stato più volte in missione da agente segreto in Anatolia per stabilire i contatti di Jack Masia, uno dei più grossi trafficanti del mondo di eroina, se non il più importante, prima e dopo averlo arrestato determinando così la chiusura dei laboratori di Marsiglia per la raffinazione della morfina base in eroina. Credo che sciogliere il nodo della Turchia sia uno dei passaggi più importanti».




Come può operare in quei luoghi l’agente undercover?
«È davvero difficile infiltrarsi in certi contesti molto rischiosi, ma l’esperienza m’insegna che un agente undercover ben scelto, ben preparato, che soprattutto dispone dell’ausilio di una buona copertura, ha risorse incredibili fino ad arrivare all’obiettivo prescelto per raccogliere quanto è necessario e utile».

Nicola LongoOggi come ieri, quanto sono importanti le infiltrazioni di agenti sotto copertura?
«Sono sempre molto importanti per conoscere le risorse e le strategie dell’antagonista, per prevenire in tempi utili le situazioni devastanti, per tenere sotto controllo il fuoco che cova acceso sotto le ceneri. Adesso che la situazione è precipitata non è facile, specialmente con l’immigrazione di massa e con la mancanza di identificazione delle persone sopraggiunte. È più probabile che qualche cellula dell’ISIS sia riuscita a penetrare il controllo per raggiungerne altre ed esordire in modo insano di sorpresa. Penso che oggi sia necessario attivarsi con maggiore attenzione nei luoghi ove il proselitismo fa peggiori danni. A mio parere è ridicolo ricordare che in passato il capo dei Servizi, diversi agenti federali americani e altri italiani, sono stati indagati alla stregua di criminali quando nell’agire prevale la ragione di Stato a tutela della sicurezza pubblica».

Forse rispetto al passato oggi si pensa che la tecnologia possa soppiantare l’essere umano in certe attività?
«Oggi è molto facile reperire notizie e informazioni con i satelliti, arrivano ovunque con una precisione incredibile, ma non possono sostituire l’attività umana. Resta quindi fondamentale l’impiego di elementi idonei prescelti e opportunamente addestrati. Quindi possiamo dire che la figura dell’agente sottocopertura, o la figura dell’agente undercover più propriamente detto agente segreto, non può essere trascurata in alcun modo. Per esempio, ritornando alle notizie divulgate dal Putin riguardanti un coinvolgimento della Turchia con l’ISIS, non è secondario considerare come l’informazione ricevuta non sia stata altro che il risultato di più agenti sottocopertura, portando a galla una situazione compromessa abbastanza concreta e attendibile».

Simulação_de_terrorismo_em_aeronaves_-_6691952875Come si può realmente preparare un agente ad infiltrasi in un ambito in cui ci sono altissime possibilità di essere smascherati o essere uccisi?
«Ci sono due fattori determinanti che portano alla riuscita del compito assunto dall’agente undercover spinto a impegnare il suo tempo e la propria vita in una di questa queste attività. Il primo è la passione per il rischio, suffragata dall’interesse personale e dalle doti professionali, coltivata dall’esperienza che nel tempo affina il suo intuito e le sue capacità umane, con una professionalità capace di sopportare situazioni stressanti anche in casi di estremo pericolo. Il secondo è lo spirito d’iniziativa di un agente, che non deve mai calare di tono per cercare e trovare in ogni situazione l’alternativa adatta».




Secondo Lei cosa si può fare per arginare il problema terrorismo nell’immediato?
«Si possono e si devono prendere subito iniziative adeguate per frenare in tempo reale questa immane catastrofe isolando e adottando provvedimenti anche verso chi li sostiene. La spettacolarizzazione dell’orrore con la decapitazione delle vittime, l’indurre i bambini a uccidere la propria innocenza trasformandoli in sicari, la distruzione del patrimonio culturale e lo sterminio di massa alimentato dalla cultura di odio e di morte: cos’altro dobbiamo attendere per muoverci?».

(foto copertina)Dinanzi a questo nuovo terrorismo e a questo nuovo tipo di guerra possiamo dirci adeguatamente preparati? Bombardare può essere una via efficace?
«Non sono decisioni da prendere su due piedi o in riunioni di due-tre giorni. È d’obbligo studiare una strategia articolata che possa affrontare il problema seriamente, con l’impiego costante di forze comuni coordinate via terra, mare e cielo. Non credo che buttando le bombe in modo indiscriminato si possa risolvere il problema».

Che differenze nota tra il terrorismo degli anni Settanta e il terrorismo di oggi? C’è qualcosa di diverso nel clima di terrore?
«Il primo adottava la dottrina della lotta armata per rovesciare il capitalismo, mentre quello islamico, che ha radici con al Qaeda, applica la dottrina della lotta armata all’America e all’Occidente mediante attentati indiscriminati, anche con azioni terroristiche suicide svolte prima nei Paesi musulmani, mentre ora la loro ideologia di terrore, mossa dal fanatismo religioso, impiega una forte attività terroristica verso i Paesi che maggiormente la contrastano. Ne consegue che ogni governo ha necessità di acquisire ogni notizia utile mediante i propri servizi segreti preposti (interni ed esterni) inerente il plusvalore informativo del fenomeno esposto e in continua evoluzione; da qui lo scambio con i governi alleati per la contestuale comprensione di eventi e fenomeni verificabili. Dunque occorrono istantaneità e capillarità delle comunicazioni di massa, che inducano e sollecitino, ovunque sia necessario, controlli e adeguati interventi rapidi. Tutto ciò, oltre che prevenire, può sventare o reprimere eventuali attività terroristiche. Ci sono altre regole molto importanti, ma quella della comunicazione fra Intelligence di Paesi alleati per contrastare tale fenomeno è una delle regole fondamentali che, se trasgredita, può provocare, come già è successo, conseguenze molto gravi».

 

a cura di Alberto Bonomo @elalaned

 

«L’agente undercover, quella carta segreta contro il terrorismo» ultima modifica: 2015-12-16T16:21:45+00:00 da info@cronacaedossier.it

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