Killer professionisti sbagliano: morti per errore

 

A 23 anni dal duplice – ed errato – omicidio i due killer professionisti sono stati identificati e catturati.

killerÈ una fredda mattina di febbraio. Ma i killer lo sanno, il lavoro non può né deve essere rimandato. È una questione di “famiglia”. L’attesa potrebbe snervare molti ma non lui, assoldato dai killer. Il suo compito è essenziale, individuare e segnalare la macchina “giusta” con il segnale stabilito. Detto, pensato e fatto. La macchina si sta avvicinando, il palo accende l’accendino e i killer svolgono il loro compito. Una pioggia di proiettili avvolge la Renault Clio designata, lungo una strada di Casapesenna (Caserta), uccidendo i due passeggeri. Così Pasquale Pagano, commerciante di 36 anni, e Paolo Coviello, pensionato di 63 anni, perdono la vita la mattina del 26 febbraio del 1992 senza saperne il perché. La scena che si presenta agli investigatori è inquietante. Sia la macchina che i due all’interno vengono freddati, con ferocia inaudita, da colpi esplosi da un kalashnikov, un fucile e tre pistole. I killer non dovevano avere pietà. Questo è l’ordine. Un ordine letto chiaramente dagli inquirenti che esaminano la scena. I proiettili e il modus operandi non lasciano agli inquirenti molte interpretazioni. Ma cosa e come c’entrano Pagano e Coviello nella faida della Camorra? Sì, perché solo questo per gli inquirenti è chiaro. Il duplice omicidio è opera della Camorra. Ma quale delle due parti, nella faida tra i Casalesi degli Schiavone e il gruppo Venosa, né è responsabile? La domanda rimane insoluta per molti e molti anni perché, nonostante gli inquirenti cerchino di scoprire la ragione di questo duplice omicidio così efferato scavando a fondo nella vita delle due vittime, non riescono a venirne a capo. Scavano ed (foto box)esaminano tutto nella vita di Pagano e Coviello: gli amici, i famigliari più volte interrogati senza trovare quel fil rouge che lega le vite dei due alla Camorra. Passano gli anni, ma non la voglia degli inquirenti di capire il perché di quell’agguato e di assicurare alla giustizia quei criminali che hanno ucciso senza pietà. Ventitré anni dopo, grazie anche a qualche rivelazione di alcuni pentiti, cosa è successo quella tragica mattina inizia a prendere forma. Le indagini dei Carabinieri, coordinate dal pm dell’Antimafia Giovanni Conzo, arrivano a stabilire il ruolo delle vittime all’interno della faida tra gli Schiavone e i Venosa. Ma Pagano e Coviello sono sempre stati estranei agli ambienti della Camorra. Uccisi per errore: questo il tragico epilogo. Unica “colpa” di una delle vittime è quella di possedere una macchina completamente uguale, sia per modello che per colore, ai veri obiettivi dell’agguato. Agguanto preparato per Alfredo Zara, luogotenente del clan Schiavone e Domenico Frascogna colpevoli di aver tentato di uccidere, qualche giorno prima, Pietro Paolo Venosa, fratello del capo del gruppo rivale Raffaele Venosa. La mattina 000del 27 maggio 2015 i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe, coordinati dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli ‒ Direzione Distrettuale Antimafia, sotto il comando del capitano Michele Centola e del vice Salvatore De Falco ‒ hanno assicurato alla giustizia i killer del duplice omicidio eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due affiliati al clan dei Casalesi della fazione Venosa. Le misure cautelari sono state notificate a Raffaele Venosa rintracciato a San Cipriano d’Aversa e a Francesco Carannante, presso il carcere di Rossano Calabro, dove l’uomo è attualmente recluso. L’arresto di Raffaele Venosa, eseguito in un ristorante di Parete mentre l’uomo cercava di fuggire, assicura alla giustizia il capo della fazione Venosa del clan dei Casalesi. Due uomini che, all’epoca dei fatti, giovanissimi e che già potevano “decidere” chi doveva vivere e chi morire. Ma le indagini non possono fermarsi a questi due nomi perché le armi usate nel ’92 non erano solo due, bensì cinque. Chi sono gli altri killer che hanno preso parte al commando? E chi era o che fine a fatto il “palo”? Perché sbagliare in “alcuni ambienti” non è mai permesso e chi sbaglia paga. Dopo 23 anni un paio di tasselli tornano al loro posto e le famiglie delle vittime attendono ancora che tutti gli “uomini” che hanno ucciso due innocenti paghino per le loro colpe.

 

articolo di Katiuscia Pacini

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Killer professionisti sbagliano: morti per errore ultima modifica: 2015-07-28T16:45:02+00:00 da info@cronacaedossier.it

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