L’Italia che vende le armi: ecco la lista dei clienti

A chi vende le armi l’Italia? Ecco tutti i “clienti” dal Medio Oriente al Nord Africa e la lista dei Paesi che esportano di più al mondo





infografica-Export-armiQuello del commercio internazionale di armi e armamenti è oggi uno dei maggiori problemi del pianeta. Fino ad ora gli sforzi delle organizzazioni internazionali e umanitarie sono stati tutti inutili e negli ultimi anni guerre e conflitti armati sono aumentati. E continuano ad aumentare, anno dopo anno, ad un ritmo frenetico. Dietro tutte le guerre c’è un florido mercato di armi e armamenti. È un mercato che a livello internazionale, dovrebbe essere regolamentato da accordi rigidamente rispettati e controllati. Accordi come la Convenzione di Ottawa, sottoscritta da ben 162 Stati. Peccato, però, che tra questi non ci sia nessuno dei Paesi maggiori produttori ed esportatori di armi (infatti non è stato sottoscritto da Stati Uniti, Russia, Cina e India). Anche la Convenzione sulle bombe a grappolo è stata sottoscritta da 116 Stati ed è stata poi ratificata solo da 89 di questi. Ed anche in questo caso, mancano all’appello i maggiori Paesi produttori.

Dall’11 settembre 2001 la spesa mondiale per la difesa è cresciuta del 50% passando da 1.200 miliardi di dollari complessivi a 1.800. A guidare la classifica dei paesi destinatari dei sistemi d’arma “made in Italy” ci sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, seguiti a ruota da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Tra quelli a cui l’Italia vende ci sono anche la Germania, la Turchia, la Francia e la Spagna; completano la Top12 Paesi problematici (dal punto di vista dei conflitti e delle turbolenze) come Malesia, Algeria, India e Pakistan. Ma se ci limitiamo agli ultimi cinque anni, ai primi posti ci sono Algeria, Arabia Saudita ed Emirati Arabi.




italiaAttualmente l’Italia (dati del SIPRI [Stockholm International Peace Research Institute]) è al nono posto per quanto riguarda l’esportazione di armi nel mondo, con un totale di 786 milioni di dollari (circa 700 milioni di euro) di entrate per il solo 2014. Il principale acquirente è l’Algeria, che nel 2014 ha fatto entrare nelle casse dello Stato italiano ben 184 milioni di dollari (163 milioni di euro), seguita da Turchia (102 milioni di dollari equivalenti a 90 milioni di euro) e Israele con 77 milioni di dollari (68 milioni di euro). L’Italia ha venduto all’Algeria otto elicotteri Aw139, 25 missili terra-aria, due motocannoniere, un sistema di localizzazione, sei radar Ags, una nave cacciamine.

 

italiaAlla Turchia quattro motocannoniere super rapide, 16 compatte e nove elicotteri da combattimento A-129C Mangusta; a Israele 30 M-346 (aerei di addestramento militare transonici). Nel 2013, l’Italia ha venduto armi alla Libia per un totale di 3 milioni di dollari. All’Arabia Saudita, tonnellate di bombe. Attualmente, è in corso anche la vendita al Kuwait di 28 aerei Eurofighter (produzione Aermacchi)  per 8 miliardi di euro. Alenia Aermacchi è una delle aziende partner del consorzio europeo che produce i velivoli insieme a BAE Systems e Airbus e sta coordinando la campagna di marketing degli Eurofighter in Kuwait. Ben il 35,5% degli armamenti italiani sono ora diretti in Medio Oriente e Nord Africa.

 

Secondo dati del Dipartimento USA, ammontano a 40 milioni di dollari in due anni i finanziamenti all’Isis da Arabia Saudita, Kuwait, e Qatar (tutte nazioni con le quali le imprese italiane intessono affari) e la quantità e la varietà delle armi usate dallo “Stato islamico” sono l’esempio da manuale di come commerci irresponsabili di armi alimentino atrocità di massa. Non possiamo lamentarci che il Mediterraneo ed il Medio Oriente siano una polveriera di conflitti quando siamo anche noi responsabili di molte delle forniture di armi. Anche il continente africano è un mercato prospero per armi e armamenti. Armi che girano il mondo e poi finiscono nelle mani di gruppi estremisti, di rivoltosi e di terroristi.

A niente è valso l’embargo sugli armamenti per alcuni Paesi come la Libia. Oggi, la stessa Libia è diventata la fonte primaria del traffico illegale di armi verso molti Paesi del Nord Africa e anche del Medio Oriente. Eppure, c’è chi di questi movimenti si era accorto oltre un ventennio fa: Ilaria Alpi, giornalista Rai, lo aveva scoperto e lo aveva denunciato producendo prove inconfutabili. Ed è per questo che lei e il suo operatore, Miran Hrovatin, sono stati assassinati a Mogadiscio nel 1994.

 

 

di Nia Guaita

 

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L’Italia che vende le armi: ecco la lista dei clienti ultima modifica: 2016-02-17T18:25:01+00:00 da info@cronacaedossier.it

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