Issei Sagawa: tra cannibalismo e antropofagia

Tra i killer cannibali e antropofagi il più famoso resta Issei Sagawa, passato alla cronaca per aver mangiato una studentessa francese

 

 

Maaselkä_cannibalism“Cannibale” deriva da canis (cane) e caniba (termine arawak: cattivo, feroce). Si usa il termine cannibalismo per indicare l’atto rituale di cibarsi dei propri simili, mentre con antropofagia l’atto di mangiare carne umana messo in pratica per necessità (in caso, per esempio, di carestia) o disturbo mentale (vedremo in seguito il caso di Issei Sagawa).

Ad ogni modo, occorre precisare che, nella storia dell’uomo, il cannibalismo è stato sempre presente anche se fu la scoperta dell’America che portò gli Europei a contatto diretto con popolazioni che ne facevano una pratica normale, primi fra queste i Caribi, incontrati da Colombo quando, nel secondo suo viaggio, toccò la Guadalupa.

Gli abitanti della Papua Nuova Guinea mangiavano il cervello di un antenato deceduto: si offriva rispetto, si “assimilavano” le virtù di chi si mangiava. Anche mangiare i nemici sconfitti era un modo per trasferire nel vivo le qualità fisiche o morali del morto. In tutti questi casi però, ci sono regole condivise dal gruppo, che riguardano l’uccisione della vittima o la preparazione di un individuo già morto: le modalità dello smembramento del corpo, la classificazione tra parti permesse e parti proibite, l’attribuzione delle parti (alcuni organi possono essere riservati o vietati a questa o a quella categoria di persone), le modalità di preparazione delle carni. Ma sono tutti rituali ben definiti.

Cannibalism_during_Russian_famine_1921Che l’uomo, invece, sotto l’influenza di particolari condizioni geografiche, economiche, ecc., possa diventare antropofago, è un fatto più volte provato anche presso le nazioni evolute, soprattutto quando concorrano circostanze eccezionali, come la carestia, la miseria, la fame. Numerosi casi, accertati, si riferiscono a carestie come quelle della Russia nel 1921-23, dell’Ucraina tra il 1932 e il 1933 e della Cina tra il 1958 e il 1961.

Altri episodi di antropofagia si sono registrati tra i sopravvissuti a qualche disastro, costretti dalla fame a cibarsi dei loro compagni già morti: come nella fallita spedizione antartica Franklin della metà dell’Ottocento, nel naufragio della fregata francese La Medusa del 1816, nella terribile avventura della “Carovana Donner” in California (che nel 1846 si perse dapprima nel deserto poi sulle montagne) e nel disastro aereo delle Ande nel 1972.
Quello che più inquieta, invece, sono i casi che la scienza medica indica come “cannibalismo profano”. Con questa espressione s’intende una deviazione o una patologia da parte di individui con disturbi mentali. Questa forma di antropofagia comprende anche il cannibalismo criminale/sessuale: appropriandosi dell’altro come fosse un oggetto, il cannibalismo diviene una modalità perversa di eccitazione, che implica il piacere e la soddisfazione sessuale ottenute attraverso il consumo di carne umana. Altri episodi di antropofagia, si sono registrati tra i sopravvissuti a qualche disastro, costretti dalla fame a cibarsi dei loro compagni già morti: come nella fallita spedizione antartica Franklin della metà dell’Ottocento, nel naufragio della fregata francese La Medusa del 1816, nella terribile avventura della “Carovana Donner” in California (che nel 1846 si perse dapprima nel deserto poi sulle montagne) e nel disastro aereo delle Ande nel 1972.

Prof. Francesco Bruno.Francesco Bruno, docente di Psicopatologia forense all’Università La Sapienza e criminologo, spiega che «nei serial killer cannibali, gli impulsi normalmente presenti in tutti noi si ingigantiscono fino a diventare patologici. In molti serial killer, questo tipo di comportamento patologico è irrefrenabile e ha la stessa radice di un qualsiasi comportamento affettivo che, mentre nella persona normale si esaurisce in un bacio o in morsetti affettuosi, in un individuo con disordini psicologici diventa un fatto da vivere fino in fondo». Infatti, secondo Emilio Fava della Clinica psichiatrica dell’Università di Milano «impulsi e fantasie cannibaliche fanno parte della struttura profonda della psiche umana. Si pensi alla madre che dice al bimbo “ti mangerei” o a certi comportamenti sessuali o affettivi connessi con il mordere». Anche lo specialista di livello mondiale nell’ambito della schizofrenia, Clancy McKenzie, ritiene che la spinta a mangiare una persona sia il desiderio di possedere l’altro letteralmente fino alla fine.

Peter Kurten
Peter Kurten

La lista dei “cannibali profani” è veramente lunga. Negli ultimi cento anni, i casi più eclatanti sono quelli di Peter Kurten, il “Mostro di Dusseldorf” che agli inizi del Novecento si è mangiato almeno nove donne, il cannibale russo Nikolai Dzhurmongaliev, il “Mostro di Alma Ata”, che tra il 1970 e il 1981 si pensa abbia ucciso fino a cento donne e le abbia servite poi per cena ai suoi amici con elaborate ricette “etniche”. Ma un caso che ha suscitato un enorme clamore mediatico, è stato quello di Issei Sagawa, il ragazzo giapponese che nel 1981 a Parigi uccise e mangiò la studentessa olandese Renée Hartvelt.

issei sagawaMolto intelligente, Issei Sagawa cominciò a mostrare segni di squilibrio sin dall’adolescenza a tal punto che gli psichiatri lo definirono un elemento estremamente pericoloso ma il padre Akira, ricco e potente, riuscì a coprire i problemi del figlio e nel 1980, dopo essere riuscito ad iscriversi all’Università della Sorbona, Issei Sagawa si trasferì a Parigi per frequentare il corso di letteratura inglese. Nel 1981, a 28 anni, conosce una collega olandese, Renèe Hartevelt. Tra i due nasce un’amicizia, e la ragazza comincia a frequentare l’appartamento di Issei Sagawa: in cambio di ripetizioni di francese, lui le cucina piatti giapponesi. Ma l’11 giugno qualcosa va storto: lo studente giapponese si “dichiara” a Renèe, che reagisce mettendosi a ridere. In preda ad una follia che diverse perizie psichiatriche francesi definirono “improvvisa e dirompente”, Issei Sagawa le spara alla nuca dopodiché, la fa letteralmente a pezzi, affettando con cura alcune parti del corpo e congelandole nel freezer. Quando, dopo qualche giorno, la polizia bussa alla sua porta, ne ha già consumato circa sette chili. Fa anche foto del cadavere e di ogni parte che asporta. La foto che fece al primo piatto da lui cucinato consisteva in un seno disposto su un piatto con contorno di piselli e patate.

issei-sagawa-1413460556802Durante i primi interrogatori, e pare sia stato questo uno degli elementi che portò poi a stabilirne l’infermità mentale e dunque il non luogo a procedere, Issei Sagawa chiede ripetutamente di poter continuare a mangiare il contenuto dei suoi preziosi “pacchetti”, rifiutando ogni altro cibo e precipitando in una lunga crisi depressiva quando gli comunicano che i suoi “pacchetti”, dopo averne analizzato il contenuto, sono stati distrutti. La vicenda desta ovviamente grande scalpore sia in Francia sia in Giappone, ma in modo diverso. In Francia, dove i giornali parlano del “cannibale giapponese”, si conclude relativamente presto: Issei Sagawa viene dichiarato infermo di mente e internato nell’ ospedale psichiatrico Henri Collin di Villejuif. Ma in Giappone, la vicenda prende una piega diversa. Il padre, sfruttando buone conoscenze politiche, riesce a far approvare a tempo di record dal Parlamento la legge per l’espiazione delle condanne nel paese di origine e Issei Sagawa rientra così in Giappone dove viene inizialmente ricoverato presso l’ospedale Matsuzawa di Tokyo. Qui, é riconosciuto sano di mente e perfettamente in grado di sostenere un processo ma la documentazione del caso non arriva da Parigi e il 12 agosto 1986, nell’impossibilità di processarlo, a Issei Sagawa viene restituita la libertà.

issei sagawa_cropGrazie all’interesse di alcuni intellettuali, Issei Sagawa diviene a questo punto un vero e proprio personaggio. Inizia a rilasciare interviste con inquietanti dichiarazioni: «La mia intenzione era mangiarla, non ucciderla. Ancora oggi penso, “Se solo mi avesse permesso di assaggiarla, solo un pezzettino…”». «Il cannibalismo è un atto supremo d’amore…….mangiandola, la fai tua per sempre». «Mangiare una persona è il più grande atto d’amore». «È opinione comune che la carne umana non abbia un buon sapore……ma credetemi, la carne umana è incredibilmente gustosa».

Issei Sagawa pubblica anche un libro, Kiri no naka (Nella Nebbia) che diventa un best seller al quale ne seguiranno molti altri (più di 20). Viene spesso chiamato, da varie testate, a commentare fatti di cronaca nera e, macabra ironia, per una rivista giapponese, ricopre addirittura il ruolo di critico gastronomico. Nel 1983, il complesso rock inglese dei Rolling Stones, gli dedica pure la canzone “Too Much Blood”.

Issei Sagawa, un killer antropofago, reo confesso di uno dei crimini più orrendi che la società possa concepire, che più volte dichiara di «voler almeno mangiare un’altra donna prima di morire», é non solo un uomo libero, ma anche famoso e ricercato e non disdegna di discutere del suo crimine nei vari talk show cui viene invitato.

articolo di Nia Guaita

 

Issei Sagawa: tra cannibalismo e antropofagia ultima modifica: 2015-11-11T10:40:41+00:00 da info@cronacaedossier.it

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