Isis cambia pelle: ecco cosa dobbiamo temere ora

L’Isis dichiara guerra all’Europa ma il conflitto è globale: le parole degli esperti e le falle nei servizi di sicurezza


isis_timeline_poster_header1400620613L’Isis  ha dichiarato guerra all’Occidente con l’attentato di Parigi ma il conflitto è globale: Iraq, Siria, Pakistan, Afghanistan, Egitto, Yemen, Libia e Tunisia (tramite Ansar al Sha’aria), Nigeria (Boko Haram), Somalia e Kenya (Shaabab). Anche nel Sahel, da quest’anno, vengono registrate adesioni da gruppi appartenenti ai Mourabitoun, al Movimento per l’unicità e il Jihad in Africa occidentale (Mujao), Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi), che a marzo di quest’anno aveva  rioccupato una vasta area a nord di Timbuctù, nel Mali, dopo il ritiro francese e la fine dell’operazione militare Serval. Il Libano con gli ultimi attentati suicidi, la Russia con l’abbattimento dell’aereo civile di qualche giorno fa.

 

 

Isis non è più solo un gruppo terrorista, ma si comporta e governa come uno Stato: prima lancia campagne di
conquista, quindi consolida il terreno, poi rafforza le strutture e diventa un vero apparato: capillare, burocratico, inflessibile. Le basi del potere sono state create per tappe, un lavoro che ha accompagnato l’espansione militare e geografica del movimento e tra siti jihadisti e social network, il numero di coloro che partecipano alle attività dello Stato Islamico e ne condividono i successi sono molti.WhatIsISIS

Ma quello che più deve preoccupare, oggi, è l’evoluzione della strategia dello Stato Islamico.  Cosa è successo a Parigi? I terroristi hanno operato in modo coordinato divisi in tre gruppi, ha spiegato il procuratore di Parigi, François Molins: un gruppo al teatro Bataclan, un secondo gruppo allo stadio e un terzo gruppo armato di kalashnikov, ha aperto il fuoco contro il café Bonne Biere a Rue Fontaine e solo pochi minuti dopo, a Rue de Charonne contro il Belle Equipe.  Gli obiettivi:  le sale dove si tengono concerti, perché la musica è peccaminosa e proibita dall’Isis, gli stadi, perché giochi proibiti (non dimentichiamo i ragazzini uccisi dall’Isis alcuni mesi fa perché stavano giocando a calcio per strada), i ristoranti, perché il divertimento è peccaminoso; non è una mia supposizione: è quello che dichiarano. Questi attacchi testimoniano un disprezzo assoluto per la vita umana, propria dell’Isis ma, soprattutto, un’operazione ben preparata, pianificata e coordinata. Gli attacchi di Parigi mostrano che i jihadisti hanno capito quello che gli specialisti antiterrorismo hanno a lungo temuto: attacchi contro obiettivi sensibili come ristoranti, concerti, utilizzando armi leggere e facili da assemblare, imbottiture di esplosivo per poter infliggere danni enormi e un impatto emotivo altrettanto enorme.

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Francois Hollande

«È un atto di guerra pianificato dall’esterno con complicità interne», un «atto di guerra compiuto dall’esercito dell’Isis». Lo ha detto il presidente francese, Francois Hollande, parlando in diretta tv ai francesi. Sono otto in totale i terroristi uccisi. I quattro assalitori del Bataclan sono tutti morti. Tre di loro si sono fatti esplodere azionando le loro cinture esplosive: lo ha detto il Prefetto di Parigi.

Dobbiamo renderci conto che questo assalto (come l’attentato suicida di Beirut e quello all’aereo russo) non è stato semplicemente un altro “attacco terrorista”; ma un cambiamento tattico nella strategia del terrore dell’Isis, pianificato con un’organizzazione complessa che prevedeva un’alta capacità operativa ma, soprattutto, un alto numero di vittime. Sino agli ultimi mesi, il Califfato si era limitato ad ispirare l’atto terroristico ai “lupi solitari”; ma ora, si è impegnato direttamente in quella che sembra essere una campagna di pianificazione centrale di attacchi terroristici volti a infliggere enormi perdite civili su un territorio lontano, costringendo molti funzionari antiterrorismo negli Stati Uniti e in Europa a ricalibrare la loro valutazione del gruppo.

00«C’è un cambiamento radicale della strategia dei terroristi che adesso possono agire a Parigi, proprio come agiscono in Siria o Baghdad», ha detto Mathieu Guidère, specialista di terrorismo presso l’Università di Tolosa. «In un momento in cui molti funzionari occidentali erano preoccupati degli attacchi da parte dei “lupi solitari” ‒ terribili nella loro casualità, ma relativamente basso come tributo di vittime ‒ gli attentati di Parigi hanno fatto rivivere lo spettro di attacchi coordinati, pianificati, con il coinvolgimento di un numero relativamente elevato di autori e un alto numero di vittime».

Finora l’identità degli otto terroristi di Parigi è ancora da verificare ma data l’attenta coordinazione e spietata efficienza dell’operazione, non sarebbe una sorpresa apprendere che abbiano ricevuto una formazione militare in uno dei tanti campi dell’Isis (Ismael Omar Mostafai, il terrorista francese identificato dalle impronte digitali, si ritiene abbia trascorso diversi mesi in Siria tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 e i terroristi responsabili dell’attacco a Charlie Hebdo a gennaio, erano stati addestrati in un campo nello Yemen). Se così fosse, allora si avvera quanto temuto e dichiarato a marzo di quest’anno dal direttore dell’Europol, Rob Wainwright, secondo il quale «sarebbero tra i tremila e i cinquemila i foreign fighter ‒ cittadini con passaporti europei che ingrossano le file delle milizie dello Stato islamico ‒ partiti per addestrarsi alla jihad. Si tratta di cittadini europei che potrebbero rappresentare una minaccia per i Paesi occidentali in cui ritornano, addestrati e indottrinati, dopo aver combattuto in Siria e in Iraq».

Inoltre, se è vero, come i primi rapporti suggeriscono, che le agenzie di Intelligence occidentali non hanno 000intercettato alcun tipo di segnale che, di solito, precede un’operazione come questa (e che, per esempio, era avvenuta prima dell’abbattimento dell’aereo di linea russo Metrojet),  ciò sarebbe fonte di ulteriore notevole allarme anche perché la pianificazione degli attentati di Parigi, deve aver impegnato gli organizzatori diverse settimane e coinvolto più persone oltre i terroristi esecutori materiali.

È ovvia l’esecrazione per le stragi compiute a Parigi dall’Isis (ma anche altrove), con la destabilizzazione generale della vita sociale e collettiva che esse provocano. Si può pure comprendere le critiche alla scarsa efficacia dei Servizi segreti ma sul piano formale, in Francia, è stato fatto tutto quel che andava fatto. Dopo Charlie Hebdo i servizi segreti e gli apparati di sicurezza sono stati rinforzati con uomini, denaro, maggiore libertà di indagine, leggi molto più permissive (votate da tutti) sulle intercettazioni telefoniche ed elettroniche.

Vladimir Putin
Vladimir Putin

Dobbiamo riconoscere che qui non si tratta di una minaccia esterna, ma parliamo di persone che vivono in Europa, che vivono e lavorano accanto a noi, ed è chiaro che la ricchezza di mezzi a disposizione, poco può contro la ricerca di uno o pochi individui nascosti in comunità di milioni di persone.

Le nazioni occidentali non possono escludere la Russia dalla lotta contro l’Isis e, sotto l’autorità delle Nazioni Unite, dovrebbero elaborare  strategie comuni. I politici tutti (europei e non solo), dovrebbero  smettere di fingere che questo è un problema semplice. La verità è che la situazione in Siria e Iraq è sfuggita di mano agli USA e ai suoi alleati, abbiamo sottovalutato l’Isis e non lo si è fermato quando ancora si poteva farlo e ora, non siamo assolutamente preparati a questa minaccia, a questo scontro durissimo e irregolare che ci proietta verso una battaglia che sarà lunga e sanguinosa.

articolo di Nia Guaita  @NiaGuaita

Isis cambia pelle: ecco cosa dobbiamo temere ora ultima modifica: 2015-11-16T10:21:52+00:00 da info@cronacaedossier.it

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