Intervista a Giuseppe De Lutiis: il caso Moro (parte terza)

Intervista al prof. Giuseppe De Lutiis, già coordinatore dei consulenti della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo e consulente presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul “dossier Mitrokhin”. Il prof. De Lutiis è anche autore di diversi saggi su Aldo Moro tra i quali “Il golpe di via Fani” (Sperling&Kupfer, 2007). Con lui parliamo delle ultime importanti novità sul caso Moro e delle iniziative future per giungere alla verità

 

S_Angelo_-_memoria_di_Moro_a_via_Caetani_1150702Prof De Lutiis, approfittando della sua vasta conoscenza del caso Moro, andiamo subito al cuore della questione chiedendole chi pensa abbia organizzato il sequestro dello statista Dc.          
«Il sequestro Moro è stato organizzato da varie potenze mondiali, direttamente o indirettamente. Direttamente erano coinvolti parte dei Servizi segreti francesi e quelli filo-statunitensi; poi c’erano i Servizi israeliani e la Cecoslovacchia. Se i Servizi segreti statunitensi erano coinvolti in prima persona non possiamo saperlo. Certamente sia a Oriente che a Occidente c’erano potenze di livello mondiale che avevano interesse affinché Moro morisse. Come si sa, l’Italia è al centro del Mediterraneo e la sua destabilizzazione non avrebbe fatto comodo né all’Urss, né agli Usa, né alla parte filo-occidentale dei Servizi francesi»

In uno degli ultimi testi dedicati alla vicenda Moro si è ipotizzato un ruolo dominante, quasi unilaterale, dei Servizi dell’Est o addirittura della Gladio Rossa. Cosa ne pensa prof. De Lutiis?
«Non escludo la partecipazione di uomini dell’area comunista in senso stretto legati alla Cecoslovacchia. Ma dire che il sequestro Moro è stato portato a termine dagli uomini della cosiddetta Gladio Rossa, da soli, senza la partecipazione di Servizi occidentali, non mi pare stia in piedi»

Tutto voluto e organizzato da Urss e appoggiato dagli Usa: prof. De Lutiis, secondo lei questa teoria riesce a trovare un 240px-ViaFani_2punto d’accordo, una sintesi, con chi sostiene che le Br fossero dirette da “forze occidentali”?
«Sì, certo. La risposta si trova a Parigi. Lì c’erano tre persone che erano sovraordinate rispetto a Mario Moretti e Giovanni Senzani. Di queste tre persone, la prima faceva capo a Israele, la seconda alla parte filo-occidentale dei Servizi segreti francesi, la terza ai cecoslovacchi. La Cecoslovacchia operò su mandato dell’Unione Sovietica in concorso con i Servizi segreti francesi filo-americani»
Prof. De Lutiis, come risponde all’accusa che la Commissione Mitrokhin non avrebbe indagato fino in fondo sulla Gladio Rossa?
«Si potrebbe ipotizzare, ma resta tale, che ad un livello più alto si fosse conosciuta la verità sul caso Moro, ma il punto è che le potenze mondiali prima indicate non erano interessate a chiarire, altrimenti si sarebbe scoperto questo “concorso di colpa”»

150px-Autista_e_guardia_del_corpo_aldo_moro_via_faniChi avrebbe premuto il grilletto? Potrebbe essere stato un ordine partito unilatelarmente dai sovietici?
«Non penso. I sovietici da soli non si sarebbero mai mossi in un Paese occidentale membro della Nato. L’ordine di uccidere credo sia avvenuto in concerto tra le forze orientali e occidentali di cui ho parlato prima, con il concorso di settori filo-occidentali. E insisto nel dire che in Francia i Servizi segreti erano spaccati tra quelli filo-americani e quelli filo-gollisti. I primi erano gli esecutori della volontà statunitense, così come dall’altra parte i cecoslovacchi erano i mandatari della volontà sovietica. Senz’altro ci sono ancora aspetti non noti della vicenda Moro e la vicenda è lontana dall’essere chiarita»

 

Nel libro “La zona franca” di Alessandro Forlani si approfondisce il ruolo del Vaticano nelle trattative per la liberazione, dando credito all’ipotesi che, ad un passo dalla liberazione, sia partito l’ordine di uccidere Moro. Cosa ne pensa prof. De Lutiis?

«Certo è che se Moro fosse giunto in Vaticano libero sarebbe stata una grande vittoria per la democrazia. Se le cose non sono andate così è probabilmente perché non dovevano andare così. Da morto, Moro faceva comodo a tutti i Paesi del mondo»

Quanto sapeva e quanto avrebbe potuto fare la Dc in quel contesto?     200px-AldoMoro_ViaCaetani
«Decisamente poco. All’interno della Dc c’erano sicuramente persone che sapevano ma probabilmente non erano in grado di competere con potenze mondiali di un certo livello. Peccato che siano passati ormai 36 anni e che molti di coloro che sapevano siano ormai deceduti»

Prof. De Lutiis, siccome lei ha fatto parte della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo, come vede l’istituzione di una nuova Commissione sul caso Moro a 36 anni dai fatti?
«In linea teorica non posso che esserne felice in quanto atto giusto e doveroso. Bisogna vedere se 36 anni sono sufficienti per arrivare alla verità. Quando lavorai in Commissione con il presidente Giovanni Pellegrino ricordo che non fu affatto facile e la mia esperienza ormai cinquantennale mi lascia scettico. Si pensi che non sappiamo molto neanche del caso Kennedy, che è ben anteriore rispetto al delitto Moro. Per i grandi delitti politici penso che ci voglia un periodo molto lungo. Non dico novant’anni, ma insomma…»

280px-Via_faniPerò noi sappiamo ben di più sul caso Moro rispetto a quanto gli americani sanno sul caso Kennedy…
«Sì, questo è vero. Noi abbiamo una classe giornalistica migliore che ha potuto operare con maggiore libertà, diciamo. Siamo giustamente dietrologi e nell’esserlo forse si fa peccato ma quantomeno si raggiunge la verità»

Cosa dobbiamo attenderci quindi dalla nuova Commissione da poco istituita?
«Aspettiamo che alcuni magistrati abbiamo opportunità maggiori, che abbiano coraggio siccome è un argomento ancora caldo. Ma non so se un magistrato coraggioso avrebbe la strada facile. Noi potemmo arrivare fino ad un certo punto»

Prof. De Lutiis, cosa ne pensa delle ultime presunte rivelazioni sulla vicenda? Il riferimento è ai due motociclisti a via Fani de lutiische sarebbero stati uomini dei Servizi segreti italiani.           
«Ho visto che Gotor ha svalutato completamente quelle affermazioni. Io non mi permetto né di svalutare né di accreditare. È un’altra cosa sulla quale si dovrebbe indagare. Giustamente Gotor dice che due dei tre personaggi chiamati in causa sono morti e la pistola distrutta. Questo è vero ma vediamo se dal lavoro della magistratura emerge qualcosa di importante»

Tuttavia dopo tanti anni sembra sempre più pacifico che i Servizi abbiano giocato un ruolo in questa storia.
«Questa è un’operazione gestita dai Servizi internazionali. Non dobbiamo illuderci del contrario. Le Br erano degli esecutori. Tra i brigatisti, solo Moretti e Senzani erano in contatto con il livello superiore che era a Parigi. Mentre non ho dubbi quando gli altri brigatisti cadono dalle nuvole circa tali rapporti. Sì, ci saranno stati alcuni a conoscenza di una parte di verità, ma non sono per me depositari della verità in termini assoluti al contrario di Moretti e Senzani»

 

In tutto ciò ha un certo peso capire la natura dei Servizi presenti eventualmente in via Fani. Lei cosa ne pensa prof. De Lutiis?
«I Servizi segreti istituzionali sono persone ligie all’istituzione e, in quanto tali, cercano la verità. Però possono anche essere persone che sanno come va il mondo e che conoscono alcuni retroscena che non stanno nei rapporti ufficiali e quindi un ufficiale dei Servizi italiani non può non conoscere la verità su questa vicenda. Non dico mentre avveniva, ma certamente dopo qualche anno. In questi casi, se si tiene alla propria carriera si tace»

 

300px-Via_fani1E del luogo dove Moro ha vissuto i giorni del sequestro cosa può dirci prof. De Lutiis?
«Non condivido la tesi di chi afferma che Aldo Moro è stato 55 giorni prigioniero a via Montalcini. A me risulta che quantomeno ha passato l’ultima parte in una bellissima villa al 47° km della via Aurelia; che da lì è rientrato via mare e poi via fiume, condotto successivamente per un passaggio privato. Sono del parere che a via Montalcini in realtà Moro non ci sia stato mai. Anche perché la Polizia italiana, che è una polizia non deviata, il giorno prima del sequestro Moro aveva messo le telecamere davanti via Montalcini. Questo adesso è ufficiale e loro quindi conoscevano l’andirivieni dei brigatisti rossi. E ci deve essere all’Ufficio politico della Polizia italiana la registrazione video di 56 giorni di andirivieni dei brigatisti rossi. Se quindi avessero voluto arrestarli nei 55 giorni avrebbero potuto farlo»

Tutti spunti importanti per la nuova inchiesta che verrà. A tal proposito lei, prof. De Lutiis, cosa suggerirebbe alla nuova Commissione?          
«Suggerirei di ripartire interrogando Moretti, Senzani e i due uomini che erano a Parigi e che sono ancora vivi, prima che il tempo cancelli anche questa importante possibilità».

 

L’intervista al prof. De Lutiis è a cura di Pasquale Ragone

L’intervista al prof. De Lutiis è la terza parte dell’inchiesta di Cronaca&Dossier sul caso Moro. Trovi la prima parte qui e la seconda qui, altrimenti puoi sfogliare gratuitamente su ISSUU il numero di aprile 2014.

 

Intervista a Giuseppe De Lutiis: il caso Moro (parte terza) ultima modifica: 2015-04-14T17:23:34+00:00 da info@cronacaedossier.it

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