Indagine Matteo Vaccaro, l’altra verità sulla sua morte

Interviene la difesa di un imputato nel dibattito sull’attendibilità delle prove nell’indagine Matteo Vaccaro; un anno fa intervista al criminologo Marullo

 

 

Prof. Gianfranco Marullo.
Il criminologo Gianfranco Marullo

La notte del 31 gennaio 2011 Matteo fu raggiunto da un colpo di pistola al cuore esploso durante un “regolamento di conti” al Parco Europa di Latina: da lì l’indagine Matteo Vaccaro entra nei meandri della giustizia italiana. In manette finirono Alex Moroni, Francesco D’antonio, Paolo Peruzzi, Matteo Ciavarino Fabrizio Roma e Gianfranco Toselli. In primo grado tutti colpevoli, in Appello la storia cambia: dopo avere raccolto il parere dell’accusa nel numero 10 di Cronaca&Dossier, ecco la verità della difesa.

Prof. Gianfranco Marullo, ritiene verosimile che i ragazzi del gruppo legato a Francesco D’Antonio abbiano presenziato all’incontro senza sapere nulla dell’arma da fuoco?
«Come giustamente ha sottolineato la Corte d’Appello non è possibile provare il fatto che gli altri fossero a conoscenza che uno di loro era armato. La stessa dinamica dei fatti per esempio, il brevissimo tempo in cui avvengono, con la fuga immediata dopo gli spari, lasciando addirittura le macchine parcheggiate, potrebbe dimostrare come il gruppo non aveva previsto l’uso di un’arma. Ricostruendo le posizioni dei vari soggetti nel luogo dove è avvenuto il fatto, lo stesso sparatore avrebbe tranquillamente potuto colpire uno dei suoi amici. Quindi se si è a conoscenza che uno è armato, si evita di mettersi su un’eventuale possibile linea di tiro».

Quali radici ha il “codice d’onore” che vige in casi come questo?
«Io non parlerei di “codice d’onore” proprio perche si parla di ragazzi che fanno gli sbruffoni fuori, ma poi nei momenti in cui finiscono dei guai non hanno certo quella capacità di reggere agli interrogatori della Polizia o davanti alla prospettiva di lunghi anni di carcere e finiscono per  confessare immediatamente come di fatto è avvenuto. Un “codice d’onore” esiste nelle grandi organizzazioni criminali, perché, se si parla si rischia la vita o tra ambienti criminali di un certo spessore, che non vogliono essere tacciati di “infami”. Qui parliamo di un gruppo di ragazzi che, per un pessimo senso di rivalsa, si sono rovinati la vita mettendo in atto una sorta di sfida con conseguenze disastrose. Più che una scelta pianificata, organizzata, ci si trova di fronte ad  una sorta di scontro da “branco” deciso all’ultima ora. Basti pensare che per alcuni di loro, l’interesse, fino a mezz’ora prima, era tutto dedicato alla partita di calcio del Latina. Appena vengono arrestati, il che avviene poche ore dopo, rilasciano immediate dichiarazioni su come si erano svolti i fatti. Lo sparatore fa addirittura trovare la pistola.  Quindi non vedo assolutamente un “codice d’onore”».

000È stato provato, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, che l’arma della vittima non ha mai sparato. Nella ricostruzione dei fatti nell’indagine Matteo Vaccaro quanto incide a suo modo di vedere questo particolare?
«Poco o niente alla fine. Sulla scena è stata trovata una pistola giocattolo appartenente, almeno dalle testimonianze, alla vittima. Una pistola priva del contrassegno che la fa identificare come arma giocattolo: il famoso tappo rosso. Da lontano poteva sembrare vera. Anche il solo averla mostrata o fare il gesto di puntarla, potrebbe avere scatenato lo sparatore. Secondo i vicini che hanno telefonato alla Polizia, e ci sono le registrazioni della Sala Operativa della Questura, sono stati sentiti numerosi colpi di pistola, come fosse “far west” quindi più dei tre colpi sparati di cui si ha certezza. Si potrebbe quindi dedurre che ci fossero altre armi, in quel momento. Potrebbe aver sparato qualcun altro mai identificato?».

 

 

Pensa che le pene inflitte e le deduzioni logico-giuridiche che hanno costruito l’impianto accusatorio nell’indagine Matteo Vaccaro siano verosimili?
«Purtroppo c’è un ragazzo che ha perso la vita per una sciocchezza. Questo è il dato drammatico di tutta la vicenda da cui non si può prescindere.  In assenza di testimoni oculari estranei ai due gruppi, ci si è dovuti accontentare di una ricostruzione dei fatti basata solo sulle deposizioni di chi era presente. Questo non ha certo aiutato a chiarire tutti i dettagli dell’evento. I giudici hanno optato per un’accusa di omicidio volontario e quindi si sono regolati di conseguenza. Quello che andava chiarito erano le singole responsabilità e quindi la partecipazione volontaria e cosciente di tutti i partecipanti. La Corte di primo grado aveva optato per un pieno accordo di tutti e quindi una loro completa responsabilità. La Corte d’Appello ha valutato diversamente le singole responsabilità, e quindi ha modificando la sentenza. Ha confermato, seppur riducendole a 15 anni, le pene per i principali imputati in base al fatto che non si poteva parlare di spedizione punitiva, di un gruppo verso l’altro, ma di uno scontro tra due gruppi pianificato precedentemente. Ha assolto gli altri dal reato più grave ovvero il concorso in omicidio, condannandoli comunque a pene inferiori, perchè non si poteva stabilire a priori che tutti fossero a conoscenza che uno di loro era armato. Tutti condannati quindi, nessuna assoluzione come qualcuno fintamente vuol far credere. Giudico, al di fuori di tutto, una sentenza più consona per come si erano svolti i fatti».

0Si è detto che le prove raccolte (testimonianze), siano state ritenute non idonee o sufficienti per stabilire un serio giudizio sulla colpevolezza o meno degli imputati. A tal proposito Cronaca&Dossier rettifica quanto scritto nel precedente servizio dedicato all’indagine Matteo Vaccaro (n. 10 di dicembre), precisando in questa sede che Renato Pugliese organizza, tra De Masi e i fratelli Vaccaro, l’incontro presso la propria abitazione per fare da paciere e chiarire l’accaduto e non anche l’incontro avvenuto al Parco Europa.
Lei, in qualità di criminologo, cosa pensa dell’approssimazione investigativa degli inquirenti, più volte evidenziata nel caso in questione?
«Partiamo da un primo dato. L’evento avviene in un parco pubblico e i partecipanti dei due gruppi si allontanano immediatamente dopo gli spari. Gli amici del Vaccaro verso il pronto soccorso, gli altri fuggono disordinatamente. Quindi la scena rimane completamente vuota. E qui dovevano essere fatti accurati rilievi, cosa fatta in maniera approssimativa. La zona viene transennata solo per poche ore, tanto che non è mai stato possibile repertare il proiettile che  avrebbe colpito il Vaccaro. Sarebbe bastato usare un “georadar” per verificare la presenza o meno del proiettile sulla scena del crimine. Non viene fatta nessuna ricostruzione balistica, lasciando dubbi sulla direzione del colpo, la distanza e soprattutto la posizione dello sparatore. All’ospedale i vestiti della vittima non vengono sequestrati. Le registrazioni audio della Sala Operativa della Questura arrivano in aula solo grazie all’impegno della difesa, eppure erano importanti per identificare i testimoni. Arrestati i componenti del gruppo nell’immediatezza dei fatti, ulteriori indagini scientifiche sono state giudicate inutili».

E dunque secondo Lei si porrebbe un problema oggettivo di valutazione nell’indagine Matteo Vaccaro?
«Esatto. Se le prove sono state acquisite in modo erroneo, o non sono sufficienti, dovrebbero essere eliminate dal processo, anche se poi l’impianto accusatorio crolla. Invece succede il contrario, si continua a mantenere in piedi prove insufficienti, anche sbagliate, pur di arrivare ad un giudizio di colpevolezza. In molti casi si va avanti a teoremi, forzando la realtà dei fatti. Se l’accusa non riesce a dimostrare la colpevolezza fino in fondo, le Corti giudicanti ne dovrebbero prendere atto. Invece anche di fronte a grandi perplessità si arriva comunque ad una condanna.
Una norma di civiltà giuridica del Digesto Giustinianeo era la formula “in dubio pro reo”, ormai completamente dimenticata».

A cura di Alberto Bonomo
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Indagine Matteo Vaccaro, l’altra verità sulla sua morte ultima modifica: 2015-12-07T19:08:14+00:00 da info@cronacaedossier.it

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