Inchiesta Vaccaro, una scena del crimine da brividi

Nell’intervista esclusiva per Cronaca&Dossier il prof. Martino Farneti  evidenziò già un anno fa  tutti i gravi errori commessi nell’inchiesta Vaccaro

 

 

IL SOPRALLUOGO

0000Il modus operandi sulla scena del crimine ha riservato molte “sorprese” per chi come Lei l’ha studiata in qualità di consulente di parte per la famiglia nell’inchiesta Vaccaro. Vuole elencarci le varie incongruenze che ha riscontrato?
«In questa vicenda abbiamo ben poche certezze. Una delle pochissime è che sicuramente sono stati sparati due colpi. Ma i bossoli non sono stati trovati perché i Carabinieri hanno fatto il sopralluogo di notte».


Di notte?

«Sì, di notte e si tratta di una tecnica assolutamente sbagliata perché al buio non si fanno sopralluoghi. Semmai bisogna piantonare, congelare la scena del crimine, per poi recarsi il mattino successivo e fare il sopralluogo con meticolosità».

Cos’è successo invece il mattino successivo?          
«Ci sono stati lavori di giardinaggio da parte di una Ditta del  Comune: il passaggio di un tosaerba ha cancellato ogni traccia possibile dei bossoli, probabilmente aspirati. Quanto meno sarebbe stato opportuno bloccare  tale iniziativa. Possibile che  nessuno ha riferito agli operatori che nella notte, proprio in quel prato, era avvenuto un omicidio e che era indispensabile bloccare i lavori? Eppure tutti oggi guardano le storie  di “scena del crimine”».

E questa mancanza cosa comporta nell’ottica dell’inchiesta sul caso Vaccaro?    
«A causa di questo errore madornale non abbiamo la distanza  dello sparo rispetto alla vittima. La posizione dei bossoli, infatti, è sempre importante per decretare da quale distanza e in che direzione sono stati esplosi i colpi per  determinare la dinamica degli eventi. Non abbiamo quindi il punto dal quale è partito lo sparo. Si tratta di un grave elemento che riguarda la scena del crimine».

 

 

IL PROIETTILE MAI ANALIZZATO

Esempio di proiettile dopo un impatto.Altro fatto clamoroso e grave è l’assenza dell’analisi del proiettile repertato. Non abbiamo quindi alcuna certezza che sia stata la Bernardelli 7.65 Parabellum a sparare.

«Sulla scena c’era solo un proiettile da analizzare, finito in un negozio di ottica, e non è stato analizzato».

E perché non è stato eseguito alcun esame?          
«Perché il Pubblico ministero non ha richiesto alcuna consulenza. Così facendo, senza un proiettile da comparare con i pari elementi Test ottenuti con  la pistola in sequestro, si fa in modo che grossi dubbi restino. Quel proiettile è stato sempre ritenuto sparato dall’arma “Bernardelli”, ma non ne abbiamo la certezza. Siamo dinanzi ad un altro elemento che ci lascia molto perplessi: e se fossero due le armi presenti sulla  scena del crimine?».

È abbastanza anomala una scelta del genere.        
«Per me è una scelta sbagliata perché sin dall’inizio ho chiesto che avvenisse il confronto, anche se si riteneva scontato che il proiettile provenisse da quell’arma».

Invece per quanto riguarda i residui dello sparo nell’inchiesta Vaccaro qual è la sua interpretazione?  
«Si riscontrano poche tracce di residui sulle mani del soggetto che si ritiene avere sparato, ma è anche normale qualora quest’ultimo avesse indossato i guanti».

LA SCACCIACANI

Caricatori per armi da fuoco.Altro punto rilevante dell’inchiesta Vaccaro è la presenza della scacciacani. Cosa può dirci a proposito?
«La fotografia della pistola in questione è fatta davvero male. Non si vede com’è l’arma, qual è la sua posizione, se è con il carrello aperto oppure no. Bastavano due foto in più e ci sarebbe stata una certezza».

Perché è così importante questa fotografia nell’inchiesta Vaccaro?
«Un’immagine ottimale avrebbe potuto dirci qualcosa in più. Ad esempio si vedono appena dei particolari che lasciano intendere che quell’arma non ha mai sparato; ma sarebbero stati utili altri dettagli visibili anche solo spostando l’erba che era intorno alla pistola e non fotografando così com’è stato fatto».

Ma siamo sicuri che la scacciacani fosse di Matteo Vaccaro?       
«No, perchè non è stato fatto l’esame del DNA sulla pistola. Chi aveva in mano quella pistola? Non sappiamo di chi era. Sappiamo solo che era lì, vicino la panchina. Ancora una volta in questa vicenda mancano le certezze. E questa è la ragione principale per la quale poi, in fase dibattimentale, non si riescono a porre dei  punti fermi».

Prof. Martino Farneti.
Prof. Martino Farneti

Non c’era alcun colpo in canna nella scacciacani?
«No, nessun colpo in canna e il caricatore era vuoto. La pistola pare fosse chiusa con il cane abbassato. Da questo si desume che la pistola scacciacani non ha sparato».

Qual è stata la dinamica?    
«Il ragazzo ha un foro d’entrata al fianco sinistro che va dall’alto verso il basso. È una traiettoria molto particolare. Abbiamo fatto una ricostruzione decretando che sicuramente la vittima era in posizione eretta ma piegato; stavano discutendo e comunque era in una situazione dinamica, forse di fuga di fronte all’arma improvvisamente puntata. Lo sparo è avvenuto ad una distanza di circa cinque-sei metri, non oltre».

Quale idea ha maturato dell’inchiesta Vaccaro?
«Il mio compito è stato ed è quello di fornire un contributo alla ricerca della verità  sia dal punto di vista dell’indagine balistica  sia  della ricostruzione  della scena del crimine  basandomi “solo” sugli elementi oggettivi. Bisognerebbe invece capire a fondo tutti i retroscena di questa vicenda: perché si è arrivati allo scontro tra ragazzi? Perché avevano con sé delle armi e chi gliele ha fornite? È una brutta storia, senz’altro complicata da un’agire, sulla scena del crimine, che grida vendetta con troppe incongruenze. Come sempre dico ai ragazzi che  frequentano i  miei  corsi professionali  è necessario sapere intervenire sulla scena in modo attento e  meticoloso  non lasciando mai nulla al caso, altrimenti si complica qualsiasi indagine, anche quella che in apparenza sembra la più banale».

A cura di Pasquale Ragone
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Inchiesta Vaccaro, una scena del crimine da brividi ultima modifica: 2015-12-07T18:18:45+00:00 da info@cronacaedossier.it

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