Inchiesta 2.0: il giornalismo fra “Datagate” e “Panama Papers”

Dal 2013 al 2016 i quattro scandali che hanno smascherato potenti, società e multinazionali del profitto. Il mondo dell’inchiesta cambia pelle

 

Nell’epoca della “connessione” e di un mondo che corre nel web, passo dopo passo anche il Giornalismo si adatta ad un presente in cui l’informazione, la ricerca, inchiesta e gli scandali corrono su fibra ottica.

Jean-Claude Juncker
Jean-Claude Juncker

Datagate

Lo scandalo Datagate prende corpo attraverso un’inchiesta giornalistica del 2013 allorquando Edward Snowden, ex consulente della NSA (National Security Agency), entrato in possesso di numerosi file scottanti su una vera e propria “sorveglianza di messa” messa in atto – appartenenti a un’azienda che collaborava con i servizi d’intelligence statunitensi – decide di far pubblicare il contenuto di questo materiale. Il Datagate rivelerebbe una serie di attività nei confronti sia dei cittadini statunitensi sia di cittadini stranieri fino al 2011. I numeri sarebbero mastodontici facendo emergere grossi e importanti profili d’incostituzionalità e forse d’illegalità in quanto le disposizioni previste dal Patriot Act (la legge antiterrorismo) e dal Foreign Intelligence Surveillance Act (la legge sullo spionaggio) avrebbero, sì, concesso la possibilità di un’attenta analisi dei flussi di comunicazione, ma molte delle restrizioni su ciò che la NSA avrebbe potuto fare risulterebbero aggirate, andando ad attingere ai dati esteri persino direttamente con filtri per l’intercettazione del traffico web e delle comunicazioni internazionali. Come se non bastasse, la zona d’ombra più tenebrosa e inquietante si materializza in alcune indiscrezioni che parlano di un serrato spionaggio della NSA ai danni dei presidenti francesi Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande tra 2006 e il 2012; sui telefoni della cancelliera tedesca Angela Merkel (Spiegel avrebbe rivelato che il telefono della Merkel sarebbe stato controllato per oltre 10 anni).

 

soldiLuxemburg leaks
Scoppiato nel 2014, è tra i più grossi scandali dell’ultimo decennio al punto di coinvolgere e accusare Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea. Circa 26.000 pagine di documenti tracciano i contorni di una storia che vede protagoniste centinaia di aziende da tutto il mondo. La cooperazione di 80 giornalisti di 26 paesi diversi coordinati dall’International Consortium of Investigative Journalist di Washington avrebbe portato alla luce il meccanismo azionato dal potente funzionario lussemburghese Marius Kohl, il quale avrebbe garantito attraverso tax rulings (accordi fiscali anticipati) e con il presunto tacito consenso dell’autorità lussemburghese, decisamente flessibile, l’investimento da parte di grosse Corporation (circa 350 multinazionali) di centinaia di miliardi di dollari in Lussemburgo. Un chiaro tentativo di disinvestire in determinati paesi fiscalmente duri e di conseguenza un chiaro escamotage per eludere le tasse. I dati parlano chiaro: ogni anno dai conti dell’Unione sarebbero spariti 1.400 miliardi di euro. Il Granducato, in tal modo, sarebbe diventato a tutti gli effetti un paradiso fiscale. Solo nel 2013 su 326,6 miliardi di euro d’investimenti esteri diretti in tutta l’UE, 240 miliardi sarebbero arrivati nel piccolo Stato. La Commissione Europea attraverso un’indagine capillare proverà a definire le responsabilità di ogni protagonista, punendo ogni sorta di attività illecita.    


accordo soldiSwissleaks

Scoppiato nel 2015, lo scandalo riguarda un enorme sistema di evasione fiscale che sarebbe stato avallato dal gruppo bancario svizzero HSBC Private Bank. Inchiesta che prende forma quando ad alcuni prestigiosi clienti sarebbe stato concesso di eludere le tasse nascondendo in tal modo milioni di dollari al fisco. Le informazioni divulgate sono state definite dai quotidiani internazionali come «la più grande fuga di notizie nella storia del settore bancario svizzero». Lo scoop di questa inchiesta sarà del quotidiano francese Le Monde in possesso di molti documenti che attesterebbero le illegalità, anche se ben presto altre testate – coordinate dall’ICIJ di Washington – collaboreranno alla ricerca della verità; oltre 130 giornalisti a Parigi, Washington, Ginevra e in altri 46 Paesi; uno scandalo da 180 miliardi di euro, oltre 100.000 clienti (tra cui politici, sportivi e imprenditori) – che andrebbero a comporre la famosa lista Falciani (dal nome Hervè Falciani, ex tecnico della HSBC di Ginevra) – e innumerevoli società offshore, per una frode dalle dimensioni titaniche che avrebbe raggiunto il suo picco massimo tra il 2006 e il 2007. Nella lista sarebbero presenti anche più di 2.000 commercianti di pietre preziose. Tra di essi è ormai nota la presenza di nomi scottanti e trafficanti di diamanti usati per finanziare le guerre in diversi paesi africani come Angola e Sierra Leone.

 

panama papersPanama Papers
Altro grosso scandalo internazionale, venuto alla luce nel 2016, “Panama Papers” trascina con sé una mole di circa 11,5 milioni di documenti racchiusi in 2,6 terabyte di dati. Probabilmente la più imponente fuga d’informazioni della storia, di gran lunga maggiore rispetto ai documenti trafugati da Edward Snowden nel 2013 o nel caso di WikiLeaks del 2010. “Panama Papers” è il nome della lunga inchiesta giornalistica nata dalla collaborazione tra Le Monde e l’ICIJ. I documenti oggetto dello scandalo emerso da una complessa inchiesta contengono informazioni sul lavoro della Mossack Fonseca (una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione di società offshore) tra il 1977 e il 2015, in merito alle società (circa 214.000) nei paradisi fiscali da essa gestite contando 14.000 clienti, 143 politici da tutto il mondo e personaggi di spicco dell’economia mondiale.

 

Angela Merkel
Angela Merkel

Lo scandalo ha portato alla luce un modus operandi preciso e ben rotato che avrebbe previsto autorizzazioni date ai clienti per il ritiro di mazzette di denaro il più delle volte in valuta straniera, la nascita di rapporti collusivi per nascondere i conti oscuri alle proprie autorità nazionali o ancora il consenso (illecito) per esponenti della criminalità ad aprire conti personali.

Quelli raccontati sono quattro importanti scandali che hanno visto protagoniste società, banche e organizzazioni internarli. Eppure, un altro dato emerge dalle inchieste: il lavoro dei giornalisti, i quali hanno operato secondo modalità nuove. Una sorta di Giornalismo 2.0 che d’ora in avanti farà sentire sempre più il suo peso, forse tornando ad essere il “guardiano” dell’informazione e soprattutto dei meccanismi economici e finanziari alle spalle delle grandi multinazionali.

 

articolo di Alberto Bonomo

 

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Il numero di Cronaca&Dossier dedicato al Giornalismo investigativo 2.0:

Inchiesta 2.0: il giornalismo fra “Datagate” e “Panama Papers” ultima modifica: 2017-02-15T20:37:46+00:00 da info@cronacaedossier.it

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