Ilaria Alpi, «fu sparo a distanza che non esclude esecuzione»

Il professore Martino Farneti analizzò il proiettile che uccise Ilaria Alpi e ottenne la riesumazione del corpo. Ci racconta la dinamica del delitto





Il prof. Martino Farneti durante una sua lezione
Il prof. Martino Farneti durante una sua lezione

Il 20 marzo del 1994 vengono barbaramente uccisi a Mogadiscio, in Somalia, la giornalista Ilaria Alpi e il suo cameraman Miran Hrovatin, corrispondenti del TG3. Un duplice omicidio condotto con armi da fuoco che da subito ha alimentato sospetti, che a 22 anni di distanza ancora annebbiano la verità sulla vicenda impedendone la sua definitiva chiusura. Sappiamo che il pick-up Toyota sul quale viaggiano Ilaria e Miran viene inseguito e quindi bloccato da un Land-Rover con a bordo il commando omicida, che colpisce a morte i due inviati. Miran, seduto nel posto del passeggero anteriore, muore sul colpo raggiunto da un proiettile alla testa. Ilaria che si trova sul sedile dietro Miran o al centro dell’autovettura, viene colpita alla testa da un proiettile e muore dopo circa 45 minuti. Dopo il rientro dei corpi in Italia, un primo sommario esame medico condotto senza autopsia, conclude che ad uccidere Ilaria è stato un colpo esploso a contatto da un’arma corta, come fosse stata un’esecuzione.

 

Nell’ambito dell’indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Roma viene richiesta una consulenza balistica al prof. Martino Farneti, il quale riporta che in base ai due reperti forniti per l’analisi, ovvero il proiettile di piombo recuperato dalla testa di Ilaria ed un frammento di camicia di proiettile recuperato sul sedile posteriore, la giornalista è stata uccisa da un colpo sparato a distanza di qualche metro, da un’arma lunga, probabilmente un fucile d’assalto kalashnikov in calibro 7,62 x 39.

(foto cop)Viene chiesta successivamente una seconda consulenza e, questa volta grazie al prof. Farneti, viene riesumata la salma per poter meglio comprendere la dinamica dell’omicidio. Da questa analisi, in cui vengono utilizzati metodi di indagine radiografica, si osserva che il proiettile ha prodotto un foro di entrata nella regione parietale alta di sinistra, andando poi a colpire la regione occipitale di destra, finendo la sua corsa nei tessuti muscolari della regione laterale destra del collo. Nella circostanza viene trovato all’interno del cranio di Ilaria Alpi anche un frammento di lamierino metallico non riferibile ad una camicia di proiettile, che viene attribuito ad una porzione di lamiera della Toyota strappata dal passaggio del proiettile e condotta dallo stesso all’interno del cranio di Ilaria. Il risultato di questa nuova consulenza conferma uno sparo a distanza con arma lunga.




(foto nuova)Negli anni a seguire vengono effettuate ulteriori consulenze e perizie, i cui risultati si alternano tra l’ipotesi dello sparo a contatto con arma corta e quella dello sparo a distanza con arma lunga. Alla conclusione di uno sparo a distanza con arma lunga porta anche la perizia eseguita dal professore Vincenzo Pascali per la Commissione Parlamentare 2004/2006. In tutti questi anni si sono susseguite anche diverse consulenze di parte per conto della famiglia Alpi, le quali hanno sempre appoggiato l’ipotesi di un’esecuzione con un colpo a contatto. Per fare il punto della situazione abbiamo chiesto un parere direttamente al prof. Farneti, adesso docente di Balistica Forense presso l’Università della Tuscia e direttore del Centro di Balistica Forense con sede a Latina.

Alla domanda perché, in base alla sua esperienza, è improbabile che ad uccidere Ilaria Alpi sia stato un colpo di pistola sparato a contatto o a distanza ravvicinata, ecco la sua risposta: «Essenzialmente perché se fosse stata utilizzata un’arma corta avremmo dovuto trovare un proiettile ancora camiciato e pressoché integro, invece di un pezzo di piombo informe come in effetti fu repertato nel collo della Alpi». A ciò vanno aggiunti altri particolari degni di nota. «Manca il tatuaggio (segno distintivo di un colpo a distanza ravvicinata, ndr) sul cuoio capelluto ‒ continua il prof. Farneti ‒ o comunque sulle mani che Ilaria pare avesse messo a protezione della testa.

 

Il caso di Ilaria Alpi rimane di difficile interpretazione anche perché mancano dati sulla scena del crimine: non sappiamo ad esempio la posizione esatta di Ilaria al momento dello sparo, di conseguenza ricostruire la traiettoria del proiettile diventa veramente difficile». Si arriva così alla dinamica vera e propria. «Il fatto che il colpo fu sparato a distanza di qualche metro non esclude che probabilmente si trattò di un’esecuzione. Se c’è il preciso intento di uccidere una persona lo si può fare in tanti modi, sia con un colpo sparato a contatto sia con un colpo sparato da un cecchino appostato a 1.000 metri di distanza. Ogni omicidio è un caso a sé e la sua interpretazione richiede una notevole conoscenza della materia, utilizzo del metodo scientifico appoggiandosi alle statistiche note in letteratura, ma soprattutto tantissima esperienza pratica formata direttamente sul campo».

 

articolo di Paolo Mugnai

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Ilaria Alpi, «fu sparo a distanza che non esclude esecuzione» ultima modifica: 2016-03-17T16:42:42+00:00 da info@cronacaedossier.it

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