Il suicidio di Luigi Tenco smentito da un bossolo

«L’accertamento sul bossolo non ha rispettato protocollo: va rifatto». Il suicidio di Luigi Tenco non regge: bossolo e silenziatore portano verso omicidio

 




 

 

Intervista al prof. Martino Farneti in merito a quello che è stato definito come il suicidio di Luigi Tenco. Il prof. Farneti è stato per più di 30 anni al servizio della Polizia di Stato occupando ruoli di rilievo al suo interno, fino a collaborazioni eccellenti con FBI, Scotland Yard e in particolare con Falcone a Palermo per la lotta alla mafia.
Il suo contributo pubblicato nella controinchiesta “Le ombre del silenzio”  ha permesso di scoprire le inefficienze della Polizia in merito alla Balistica e la sua consulenza 
ha permesso di richiedere alla Procura nuovi accertamenti.

Il parere del prof. Farneti è stato anche oggetto di due servizi della RAI: uno di Chi l’ha visto (2015) (clicca qui per vedere il servizio) e l’altra di Tv7 (2014) (clicca qui per vedere il servizio).

 

Il suicidio di Luigi Tenco
Prof. Martino Farneti.

In seguito alla visione dei documenti sulla comparazione dei bossoli T (Test, sparato dalla PPK di Tenco dopo 39 anni) e R (Reperto, trovato nella stanza 219), è d’accordo con i risultati della Polizia?
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Si osservano diversi errori di base in merito ai confronti svolti fra il bossolo Test ed il bossolo in Reperto. È procedura riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale che gli accertamenti balistici, perché siano validi, debbano aver seguito un preciso protocollo di lavoro e criteri di confronto ben determinati. Nei confronti balistici, esaminati e riportati nella relazione tecnica sviluppata dal personale della Sezione Indagini Balistiche della Polizia Scientifica (ERT), non sono riportate le fotografie che riguardano l’indicazione delle caratteristiche di classe e d’individualità d’arma osservate sui bossoli Test, prodotte dalla pistola PPK-L in calibro 7.65 mm. Browning matricola 517600, arma regolarmente detenuta da Luigi Tenco, rinvenuta sulla scena dell’evento occultata parzialmente sotto il bacino di quest’ultimo.
Inoltre, nelle didascalie delle foto inerente l’indagine per il suicidio di Luigi Tenco, a corredo di ciascuna è mancante l’indicazione di un punto di riferimento comune, per i due elementi a confronto, quale ad esempio la posizione dell’espulsore o la posizione dell’estrattore in relazione ad un quadrante di orologio. Il principio del confronto balistico si basa infatti sul “confronto positivo” solo quando le impronte di classe e d’individualità d’arma, su elementi dello stesso calibro, sono ripetitive per posizione e forma. Questi confronti, di conseguenza, non avendo rispettato alcun protocollo internazionale, non possiedono alcun valore probatorio. Dall’esame delle foto che riguardano i confronti fra le impronte lasciate dall’espulsore sul piano del fondello dei bossoli Test e Reperto, si rileva addirittura una differenza nella morfologia delle due impronte di classe».

 




 

 

Il suicidio di Luigi Tenco
Esempi di cartucce

Dai rilievi sul bossolo repertato per dimostrare il suicidio di Luigi Tenco emergono“segni” che indicano l’uso di un silenziatore? 
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Ad una attenta osservazione si evidenzia immediatamente come la morfologia dell’impronta lasciata dell’espulsore sul piano del fondello del bossolo in reperto sia particolarmente evidente, come se l’arma che ha deflagrato la cartuccia fosse stata munita di “silenziatore”. La notevole quantità di gas che permane più a lungo nella canna dell’arma, quale conseguenza del montaggio di un silenziatore, produce sul piano del fondello del bossolo, da parte dell’espulsore, una più evidente e marcata impronta. Premesso quanto sopra ritengo che tutto l’accertamento balistico debba essere rifatto, con personale più qualificato, proprio al fine di non avere dubbi circa l’arma che ha deflagrato la cartuccia il cui bossolo è stato indicato come “Reperto”».

 

 

Il suicidio di Luigi Tenco
Nanoparticelle.

Cosa può dire in merito alla connessione tra sparo e ferito al foro d’entrata rinvenuta sul cadavere in occasione dei rilievi in merito al suicidio di Luigi Tenco?
«Nel caso di impiego di un silenziatore non si produce una ferita stellare sulla cute, manca la pressione istantanea, ma siamo in presenza di una pressione più bassa ma costante e soprattutto vi è anche un lancio di feccia (residui carboniosi) che seguono il proiettile come la coda di una cometa, residui che si vanno a posizionare proprio sotto i tessuti circostanti il foro di entrata. Non ritengo che nel caso di un omicidio con un’arma silenziata lo sparatore di ponga tanti problemi circa la distanza di sparo fra la parte terminale del silenziatore e la cute; quello che si preoccupa, casomai, è l’inclinazione da dare alla traiettoria del proiettile al fine di far capire che si tratta di un suicidio e non di un omicidio».

 

 

La traiettoria dello sparo è compatibile con un suicidio?    
«Per quanto riguarda la traiettoria percorsa dal proiettile all’interno della scatola cranica, di norma in coloro che si suicidano con una pistola semiautomatica, si osserva che il tramite è da destra verso sinistra (o da sinistra verso destra, se mancino) con un tramite abbastanza orizzontale rispetto al piano ove si trovano in posizione eretta o in posizione seduta. Nel caso della morte di Luigi Tenco la traiettoria del proiettile è da destra a sinistra, dal davanti verso il dietro e marcatamente dal basso verso l’alto, quindi un percorso molto anomalo che lascia concreti dubbi circa un’azione di suicidio, oltre a mettere in evidenza la difficoltà, da parte di un suicida, di sparare un colpo con una pistola semiautomatica con quella particolare direzione».

 

 

a cura di Pasquale Ragone     @pasqualeragone

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Il suicidio di Luigi Tenco smentito da un bossolo ultima modifica: 2016-01-25T20:12:30+00:00 da info@cronacaedossier.it

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