Il nostro cervello può cancellare atrocità e ricordi

 Uno studio recente spiega perché con il nostro cervello ricordiamo e giustifichiamo taluni fatti violenti e ne condanniamo altri

 




 

00Corre l’anno 2004 e per la prima volta al cinema viene trasmesso il film Eternal sunshine of the spotless mind, tradotto in italiano in Se mi lasci, ti cancello: è la prima volta che la curiosità del pubblico viene attirata da una tecnica fantascientifica particolare, dove la possibilità che il nostro cervello sradichi il ricordo della persona amata e dei momenti vissuti insieme, dopo la fine di una storia d’amore.
Ecco allora che diventa affascinante capire come le emozioni che si vivono quotidianamente possano poi divenire dei ricordi stabili nella nostra mente: ma se un giorno decidessimo di voler eliminare dai nostri pensieri ciò che ci ha fatto soffrire, saremmo in grado di farlo?

Diversi studi suggeriscono che tra le varie tipologie di memoria quelle più persistenti nel tempo sono le memorie associate a situazioni di pericolo e di paura, le quali non solo si formano più velocemente delle altre, ma possono estendersi anche al di fuori del contesto in cui si sono formate, generando in alcuni casi dei disturbi di stress post-traumatico.

imagesA tal proposito, il noto neuroscienziato Eric Kandel, in uno dei suoi scritti sostiene: «La memoria mi ha sempre affascinato. Pensateci: tutti possiamo richiamare alla mente il primo giorno di liceo, il primo appuntamento, il primo amore. Nel farlo, non ci limitiamo a rievocare l’evento, ma riviviamo l’atmosfera in cui si è svolto». In questi casi, ciò che praticamente accade in quello che è il nostro cervello è l’attivazione di specifiche aree cerebrali, prime fra tutte l’amigdala e l’ippocampo. L’amigdala viene considerata il centro di integrazione di processi neurologici quali le emozioni, in particolar modo si attiva per rispondere a stimoli negativi – una su tutti, la paura – ed è la componente fondamentale del sistema della memoria emozionale. L’ippocampo, invece, è il centro di integrazione della memoria e ha un ruolo fondamentale nel regolare i vari processi alla base dell’apprendimento.

 




 

 

Le informazioni provenienti dai cinque sensi giungono direttamente all’amigdala che è la prima ad attivarsi, in questo modo consente di rispondere al pericolo in maniera estremamente rapida, ancor prima che la corteccia cerebrale possa comprendere cosa stia accadendo intorno a noi. L’ippocampo, invece, è deputato a raccogliere e archiviare i ricordi che in questa fase non saranno più percepiti come sensazioni emotive ma come ricordi bibliografici.

downloadLe ricerche più recenti nell’ambito delle neuroscienze apportano risultati straordinari e sempre più stupefacenti, legati soprattutto ai processi di memoria e apprendimento. Dopo la nuova scoperta di un principio attivo – chiamato propanololo – che sembra essere in grado di cancellare gli eventi traumatici memorizzati da quello che è il nostro cervello, è parzialmente dimostrato come un impulso nuovo rispetto ad uno familiare susciti maggiore attenzione (o una reazione più evidente) generando assuefazione. Il nostro cervello metabolizza e tende ad adattarsi ai comportamenti ripetitivi, focalizzando l’attenzione sulle situazioni nuove; ognuno di noi tiene un comportamento prevalentemente egocentrico e difficilmente si immedesima nell’osservare la realtà con gli occhi di qualcun altro, nonostante sia gentile e ne cerchi di capire il punto di vista del prossimo.

Una recente notizia porta alla luce l’idea che il nostro cervello sia più incline a giustificare le torture o atrocità che vengono commesse da persone appartenenti alla stessa etnia anziché da persone di etnia diversa. Alcuni scienziati compiono dei test su diverse persone, mostrando loro delle immagini di storie di guerra tra afghani e americani e osservando come le scene più atroci vengono in qualche modo giustificate se le azioni sono commesse da persone appartenenti al proprio gruppo sociale; in questo modo gli americani tendono a giustificare i crimini di guerra commessi dai soldati americani e lo stesso vale per gli afghani, mentre non ci sono giustificazioni nel raccontare crimini condotti da persone di etnia diversa. Cosa ci sia alla base di questi processi mentali non è semplice da identificare, il nostro cervello è da sempre definito come «una macchina complessa». Capire quali siano i meccanismi molecolari coinvolti è il primo passo da compiere per arrivare a comprendere in maniera sempre più fine, come agisce il nostro cervello.

 




 

di Alessia De Felice

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Il nostro cervello può cancellare atrocità e ricordi ultima modifica: 2016-01-08T18:21:53+00:00 da info@cronacaedossier.it

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