Il guanto che può risolvere il cold case di 25 anni fa

In una scatola il guanto e la possibile verità sulla morte di Pietrangelo Fioretto e della moglie Mafalda, freddati nel 1991 e ancora senza un colpevole 

 




archivioUna sfida quella tra gli assassini dei coniugi Fioretto e gli inquirenti, una sfida lunga venticinque anni lanciata alla vecchia maniera: con il guanto. È questa l’unica traccia utile lasciata dai due giovani che la sera del 25 febbraio del 1991 aspettano l’avvocato Pietrangelo Fioretto sotto la sua casa per ucciderlo. Sono le 20:30 e l’avvocato torna a casa, in contrà Torretti, sulla sua Alfa Romeo nuova dopo una giornata di lavoro. Parcheggia nel cortile e scende dall’auto. Subito due uomini gli bloccano la strada. Pietrangelo non si lascia intimidire e reagisce all’aggressione. Urla e litiga con i due, fino a che questi non estraggono una pistola e sparano. Fioretto cade a terra ucciso da tre colpi di pistola, alla schiena e al torace. Un quarto, lo raggiunge a bruciapelo, sfiorando la tempia. Poteva finire così se Mafalda, la moglie di Pietrangelo, non si fosse affacciata sul terrazzo, allarmata dalle urla, e non fosse scesa in cortile per aiutare il marito.

 

 

 

scatolaI due killer uccidono anche lei sparandole alla testa. Muoiono così Pierangelo Fioretto, uno dei migliori civilisti di Vicenza e sua moglie Mafalda. Ora ai due assassini non resta che la fuga. In fretta e furia imboccano la strada dello Stadio gettando per strada i guanti e la pistola (una “Morgora 765”) munita di silenziatore. Poi il buio. Nonostante le indagini degli inquirenti e i racconti di alcuni testimoni (che ricordano di aver visto due uomini, giovani e ben vestiti, aggirarsi nel il tribunale di Vicenza e chiedere dell’avvocato, la mattina stessa dell’omicidio), gli assassini dei coniugi Fioretto non vengono individuati così come non viene individuato il possibile movente del duplice delitto a causa dei troppi casi “delicati” seguiti dallo stesso avvocato.




dnaL’unica pista seguita, poi abbandonata dagli inquirenti per mancanza di prove certe, punta su un tale Massimiliano Romano, un calabrese molto vicino agli ambienti della criminalità locale. A carico del Romano, gli inquirenti hanno solamente la testimonianza di una donna che lo avrebbe riconosciuto in contrà Torretti, la sera dell’omicidio, e una sua frase intercettata durante le indagini: «Ho fatto una strage, ma devono trovare le prove». Ma di indizi seri, precisi e concordanti, dai quali potrebbero nascere le prove, non vi è traccia e così tutti i reperti dell’omicidio vengono chiusi in uno scatolone e riposti nei sotterranei del Tribunale. Passano ben ventuno anni da quel giorno quando il capo della Squadra Mobile trova la scatola con i reperti dell’epoca. Incuriosito la apre e studia il duplice delitto. Il 15 marzo 2012 il procuratore Paolo Pecori firma la richiesta per la riapertura l’indagine chiedendo l’intervento della Squadra per il “cold case”, creata dal Ministero dell’Interno. Sono tutti convinti che il mistero della morte dei coniugi Fioretto possa essere contenuto in quella scatola polverosa che contiene otto preziosi reperti: gli abiti indossati dall’avvocato, le scarpe della moglie, la pistola marca “Morgora” ritrovata lungo la via di fuga dei killer e tre paia di guanti. Delle tre paia, il guanto in pelle scura attira l’attenzione degli inquirenti.

 

Infatti se già vent’anni fa il guanto rese possibile la repertazione di tracce di polvere da sparo, oggi è il DNA che si cerca. Grazie alle moderne tecnologie gli inquirenti cercano la chiave di volta di questo misterioso e insoluto delitto. Chiave di volta che, purtroppo, tarda ad arrivare in quanto il DNA isolato in un laboratorio romano non corrisponde all’unico sospettato dell’epoca: il calabrese Massimiliano Romano (morto un anno dopo il delitto durante un conflitto a fuoco con la Polizia). Così il DNA acquisito su quello che è il guanto “di sfida” da possibile chiave di volta diviene il nono reperto. La speranza di svelare il mistero della morte dei due coniugi rimane intrappolata, ancora una volta, tra le anguste maglie degli esami scientifici. Magari per essere poi ricercata e trovata in futuro, comparando gli indizi forniti nei vecchi e polverosi fascicoli con il nuovo reperto: il numero nove.

 

 

articolo di Katiuscia Pacini

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Il guanto che può risolvere il cold case di 25 anni fa ultima modifica: 2016-04-06T18:03:26+00:00 da info@cronacaedossier.it

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