Il DNA, il custode, il killer: i tentativi della difesa di Bossetti

Elementi investigativi e dubbi si susseguono in aula nel caso Bossetti tra il DNA e possibili responsabilità di terzi: oggi udienza del custode sospesa

 






massimo bossettiNel 1997 il regista David Lynch raccontava la storia di un atroce delitto nel film Strade perdute e cosa vi fosse nella mente dell’assassino che, in quanto marito della vittima, aveva rimosso l’episodio. Ciò a cui si assiste in questi giorni nel processo a Massimo Bossetti non è un film, né sembra esservi stata alcuna “rimozione” del presunto accaduto (la morte della giovane Yara Gambirasio). Tuttavia la difesa di Massimo Bossetti dà a volte l’impressione di essere davvero su “strade perdute”: prima il possibile assassino che potrebbe avere ucciso anche un’altra ragazzina oltre Yara, poi una battuta di troppo sul custode della palestra e prima ancora i dubbi sul DNA dopo che però gli stessi consulenti della difesa avevano ammesso che il DNA nucleare, trovato sul cadavere, appartiene proprio a Bossetti, così come l’accusa sostiene.

 

dnaFacendo ordine in questo mare magnum di possibilità, è notizia di oggi quanto accaduto durante l’interrogatorio Walter Brembilla, in aula sul caso Gambirasio. L’uomo è stato chiamato a deporre per chiarire incongruenze sorte nel corso di alcune sue dichiarazioni, incongruenze che ha giustificato asserendo di avere avuto paura «che mi davate la colpa perché ero il custode ‒ ha detto ‒. Ero sotto pressione, sono stato in Questura un casino di volte […]. Ho avuto paura che se dicevo che ero sceso di casa alle 18:30 avrebbero sospettato di me. Se non fossi stato in grado di dare risposte molto precise sugli orari, avrebbero sospettato di me. Ma io non ho visto niente». L’udienza di stamattina è stata però sospesa perché, quando la Corte ha ricordato che il custode Brembilla è testimone e non imputato, la difesa si è lasciata scappare un «per adesso…» di troppo.

 




 

 

giustiziaInvece due giorni fa, il 16, la difesa aveva puntato l’attenzione sulla morte di Sarbjit Kaur, 21enne indiana scomparsa il 24 dicembre del 2010 e ritrovata morta a Cologno solo sei giorni dopo. A detta dei legali di Bossetti «le lesioni trovate sul corpo di quella ragazza sono sorprendentemente simili a quelle sul corpo di Yara». E hanno aggiunto: «Siamo stati autorizzati a prendere visione di quelle carte ma quel fascicolo adesso pare essere disperso». Dell’inchiesta Kaur si era occupata lo stesso pm, Letizia Ruggeri. Ipotesi di un potenziale killer seriale (mancherebbe una terza vittima)?

C’è infine la questione che riguarda il DNA. Il 7 marzo scorso l’avvocato Claudio Salvagni, legale di Bossetti, aveva fatto presente la richiesta che sarebbe stata inoltrata dalla difesa per chiarire «discrepanze» sul DNA. La controffensiva è partita però dopo che gli stessi consulenti della difesa erano già intervenuti in aula asserendo che il DNA nucleare rinvenuto sugli slip di Yara Gambirasio era quello di Massimo Bossetti.

Senz’altro la difesa ha l’obbligo di provarle tutte per scagionare Bossetti, ma quella di non puntare su un’unica pista investigativa alternativa è una strategia oppure davvero c’è il rischio che la difesa sia ormai su “strade perdute”?

 
articolo di Andrea B.

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Il DNA, il custode, il killer: i tentativi della difesa di Bossetti ultima modifica: 2016-03-18T18:55:47+00:00 da info@cronacaedossier.it

4 thoughts on “Il DNA, il custode, il killer: i tentativi della difesa di Bossetti

  • 18 marzo 2016 at 19:57
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    Forse su strade perdute e l’accusa. Non ci avete mai pensato? Eppure l’impianto accusatorio sembra costruito a tavolino, troppo di tutto, tante incongruenze e banalità. Siamo sicuri che sia proprio Bossetti l’assassino? Io non ne sono affatto sicura. E sin dall’inizio.
    Chi è la persona che ha parlato di Guarinoni e ha portato gli investigatori su quella pista? Perché non si sa niente di quella persona? Come mai ha parlato? Ha degli interessi personali nel caso? Sarebbe interessante saperne di più.

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  • 18 marzo 2016 at 21:55
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    c’è stato un percorso ben preciso per risalire a guerinoni che poi secondo lei sia stato tutto programmato questo è un altro discorso. quello che mi ha sorpreso di più, non è tanto la traccia del dna anche se pesa molto ma il fatto che bossetti dopo l’arresto per ben due giorni si è avvalso della facoltà di non rispondere! questo la trovo una cosa che mi ha colpito molto perchè questo fatto di non manifestare emotività di fronte a quella che, per un innocente sarebbe stata una sorpresa sbalorditiva, per me è indizio di colpevolezza molto importante!

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  • 20 marzo 2016 at 0:28
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    Luca, in realtà l’imputato non ha affatto mantenuto la freddezza che lei immagina da notizie di stampa e non si è rinchiuso nel mutismo che si associa alla “facoltà di non rispondere”. Egli ha risposto all’interrogatorio, tanto è vero che ha dovuto rendere conto davanto alla Corte ( in una deposizione facoltativa cui non si è sottratto come invece fanno quasi tutti) delle dichiariazioni a suo tempo rese davanti al pm. A mio avviso è possibile che ad un certo punto abbia detto “non parlo più, cantatela da sola”, proprio per l’emotività di un incensurato di fronte alla violenza di un arresto inutilmente spettacolare e mastodontico (bastava fermarlo di nuovo in un posto di blocco), nel trovarsi di fronte una pm che lo interroga senza avvocato, ignora tutto quanto è a discolpa e ritorce tutto quello può (leggasi malafede della pm). Di fronte ad uno che non cerca la verità, che ritiene di averla in tasca e non le dà ascolto, lei continuerebbe a parlare?

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  • 20 marzo 2016 at 0:39
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    Sull’articolo ci sono dei rilievi da fare. Si fanno passare le dichiarazioni della Dott.ssa Ranelletta come ammissioni, ma non lo sono affatto. Non c’è dubbio che il DNA, inteso come sequenza genetica, cioè come stringa di numeri, coincida con quello dell’imputato. Però il problema è che quel risultato su carta viene fuori da esami di laboratorio, che l’accusa si rifiuta di ripetere. E per ripeterli, non intendo ripetere il confronto ma intendo ripetere l’estrazione del DNA dal reperto sulla scena del crimine. Insomma riprendere gli slip e vedere se si tirano fuori tracce biologiche (sangue o altro) da cui estrarre uno o più DNA. Ricordiamo che ci sono parecchi problemi su quel DNA, non hanno nemmeno saputo classificare la natura della traccia biologica (sangue? non sono certi). Nei test i risultati non erano univoci e la quantità era meno che infinitesima. E poi alla prima udienza la difesa ha chiesto di fare questa procedura, ma la pm si è opposta. Se è così sicura, perché opporsi?

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