Il caso Valerio Verbano: assassini impuniti e un pezzo di storia

Ancora una volta il vilipendio della targa dedicata a Valerio Verbano e quella lista di nomi tornata d’attualità

Valerio VerbanoSono 34 gli anni passati ma l’omicidio di Valerio Verbano resta uno dei gialli più intricati e inspiegabili degli anni di piombo. Sì, un giallo: la trama è fitta e le azioni si susseguono senza un apparente filo logico. Andiamo con ordine: Valerio Verbano è un giovane diciottenne, cresciuto nella Roma degli anni ’70. Figlio della rivoluzione, diventa un attivista quando si unisce all’area di Autonomia Operaia, un movimento (attivo tra il ’73 e il ’79) che raccoglie alcuni esponenti della sinistra extraparlamentare in opposizione alla sinistra riformista. Figlio di un dipendente del Ministero dell’Interno iscritto al Partito Comunista italiano e di un’infermiera, Valerio Verbano si butta anima e corpo nella politica. La sua esperienza con Autonomia Operaia è forte e talvolta violenta: il 20 aprile del 1979 viene arrestato dalla polizia con altri quattro esponenti del movimento con l’accusa di aver fabbricato alcuni ordigni esplosivi. Una successiva perquisizione nella residenza dei Verbano in via Montebianco 114 porta alla luce una pistola (una Beretta calibro 6,75 con la matricola abrasa) e una serie di fascicoli redatti dallo stesso Valerio, con all’interno nomi appartenenti ad estremisti di destra. In seguito al processo, Valerio Verbano viene condannato a sette mesi di reclusione, pena da scontare nel carcere romano di Regina Coeli. Valerio non riuscirà mai a scontare la pena e non per i noti lunghi tempi della giustizia italiana: il 22 febbraio dell’anno successivo viene assassinato nella sua abitazione da tre giovani armati. I malviventi si introducono nella residenza dei Verbano alle 12:44. Valerio Verbano non è in casa così si spacciano per degli amici e convincono i genitori ad aprirgli la porta di casa. Introdottisi nell’abitazione armati di pistole con silenziatore, i tre giovani imbavagliano i Verbano e attendono pazientemente il ritorno del figlio da scuola. Alle 13:40 Valerio entra in casa e c’è subito una colluttazione. Valerio riesce anche a disarmare uno degli assalitori ma quando cerca di scappare da una finestra viene raggiunto da un colpo di pistola che gli trapassa la spalla e gli recide l’aorta, facendolo capitolare sul divano di casa. Valerio Verbano 3Morirà poco dopo, a nulla servirà il tempestivo intervento dei vicini di casa. Probabilmente spaventati dalla brutta piega presa dalla situazione, i tre giovani si fanno prendere dal panico e scappando lasciano dietro di loro una serie di indizi: dimenticano una pistola (calibro 38, dotata di silenziatore), un passamontagna, un paio di occhiali da sole, il bottone di una camicia (probabilmente perso dopo lo scontro con Valerio Verbano) e un guinzaglio per cani. Nella stessa giornata arrivano ben due rivendicazioni: prima è il turno del Gruppo Proletario Organizzato Armato (della sinistra estrema), che spiega come Verbano sia stato punito in quanto aveva avuto dei contatti con la polizia; i tre giovani armati avrebbero dovuto solo “gambizzarlo” e l’omicidio sarebbe stato solo un errore in seguito alla colluttazione. Verso sera tocca ai Nuclei Armati Rivoluzionari (di estrema destra) che si fanno vivi con un comunicato: «Abbiamo giustiziato Valerio Verbano mandante dell’omicidio Cecchetti. Il colpo che l’ha ucciso è un calibro 38. Abbiamo lasciato nell’appartamento una calibro 7,65. La polizia l’ha nascosta». La prima è una Smith&Wesson, la seconda una Beretta 70. Gli indizi portano a pensare che effettivamente l’omicidio non fosse in programma. Inutile dire che l’iter giudiziario sia stato finora inconcludente. Le dichiarazioni dei vari pentiti, nel corso degli anni, spingono a escludere la pista di sinistra, puntando Valerio Verbano 2invece verso i NAR, che avrebbero voluto punire Valerio Verbano poiché si era reso protagonista di uno scontro molto violento con alcuni neofascisti. La pista potrebbe essere confermata in seguito alla riapertura delle indagini, avvenuta nel febbraio 2011, a 31 anni dall’assassinio: il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ha confermato di aver iscritto due nomi nel registro degli indagati. Forse non è troppo tardi per scrivere la parola fine ad uno dei capitoli più misteriosi della Roma degli anni di piombo. Oggi del caso Verbano resta pochissimo. Negli ultimi mesi è tornato d’attualità quando il nome di Marco Fassoni Accetti (figura primaria nelle recenti indagini sul caso Orlandi) è stato rinvenuto in una delle liste in possesso di Verbano; oppure per lo spiacevole vilipendio, il mese scorso, della targa a lui dedicata a Parco delle Valli, a Roma. Valerio Verbano è l’emblema di una tensione ideologica mai finita. Ma sarà proprio questa tensione storica legata agli anni della “lotta dura e pura” a tenerlo per sempre in vita.

articolo di Nicola Guarneri

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Il caso Valerio Verbano: assassini impuniti e un pezzo di storia ultima modifica: 2015-04-13T16:12:05+00:00 da info@cronacaedossier.it

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