Il caso Luigi Tenco: da “Chi l’ha visto” a “Tv7” fino in Procura

Con la formula «atto dovuto» il caso Luigi Tenco nel 2015 è tornato d’attualità: ecco l’excursus dalle due inchieste della Rai alla Procura di Imperia 










(foto sfondo)Per il caso Luigi Tenco si potrebbe ben utilizzare quanto Julio Cortàzar scrive in un suo famoso romanzo: «Qualsiasi tentativo di spiegazione viene meno per una ragione che chiunque è in grado di capire, ed è che per definire e intendere bisognerebbe porsi fuori dal definito e dall’intellegibile» ed è da queste parole che vogliamo partire per analizzare ed evidenziare non la verità assoluta, bensì arpionare ogni elemento che ci conduca verso il non falso.

L’analisi compiuta sui dati certi comincia proprio la notte del 27 gennaio 1967 e alla quale sono stati dedicati ben due inchieste Rai: una di Chi l’ha visto? (clicca qui per vedere il servizio) e l’altra di Tv7 (clicca qui per vedere il servizio).

 

00Sarebbe incosciente affermare che tutto fu gestito con la cura scrupolosa che ci si aspetta in un caso di omicidio, a prescindere che il cadavere nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo fosse di Luigi Tenco o di Mario Rossi. Analizzando il modus operandi della Squadra investigativa, diretta dal commissario Molinari, ci si rende da subito conto di come ogni attività sia stata condotta con una superficialità disarmante. Il cadavere, ad oggi non è chiaro il motivo, è subito trasportato all’obitorio prima di eseguire tutti i rilievi per il caso Luigi Tenco (quelli fotografici, ad esempio, per dirne una). Un fatto gravissimo, che va ben oltre la negligenza. Un virus che ha contagiato ogni fase successiva dando vita a incredibili voragini investigative, lacune procedurali e grotteschi punti di domanda.
Una stanza d’albergo sommariamente descritta e una semplice ispezione esterna della vittima, nessuna autopsia e un cadavere con i piedi sotto il cassettone della stanza. Quale incomprensibile motivazione, in un caso del genere, può essere presupposto concreto per sorvolare su un accertamento così importante foriero di risposte? Sandro Ciotti circa la percezione dello sparo racconta: «Lo sparo della pistola di Tenco non lo sentì nessuno. Neppure io che occupavo la camera accanto alla sua […]». Tantomeno non si può non parlare del presunto biglietto d’addio che si scoprirà viziato, giacché ritrovato in una terza stanza e quindi con scarso valore probante. Misteriosa rimane ad oggi anche l’ora della morte. Qualcosa sembra non tornare ma, accertata, avallata e diffusa di fretta e furia la tesi del suicidio, il corpo sarà consegnato alla famiglia per i funerali mettendo fine a ogni possibile tentativo di porre domande.




Sala autoptica prima dell'intervento sul cadavere.Luigi Tenco si è suicidato con la sua Walther PPK 7.65 che regolarmente deteneva: è così e basta. Nell’estate del 1967, sull’onda della tesi suicidiaria, il caso Luigi Tenco va incontro all’archiviazione. Ma nel dicembre 2005 ecco la notizia che in pochi si aspettavano. A 38 anni di distanza dalla tragedia, il procuratore della Repubblica di Sanremo, Mariano Gagliano, comunica la riesumazione del cadavere di Tenco. Un esame autoptico e balistico risponderà, una volta per tutte, ad alcuni interrogativi che circondano la vicenda.

 





Nel febbraio del 2006 a poche ore dall’esame autoptico, senza il quadro completo dei risultati, non sembrano esserci dubbi per gli addetti ai lavori, a partire dal medico legale Dott.ssa Vincenza Liviero della Polizia Scientifica che parla subito di suicidio «oltre ogni ragionevole dubbio» solo perché si scopre, in quella sede, l’esistenza di un foro d’uscita. Alle sue parole faranno eco quelle del procuratore Gagliano poco dopo: «Tutto conferma il suicidio con quell’arma. Il caso Luigi Tenco per me è un caso chiuso». Sembra un copione già letto. Rapidamente e con poche parole è confermata la vecchia tesi del suicidio.
Si dovrà aspettare poi il 2009 per avere l’ufficialità della nuova, e forse ultima, archiviazione per il caso Luigi Tenco. Contro ogni pronostico la storia non andrà così.

 

Imperia
Imperia

Nel 2013 due giornalisti, Pasquale Ragone e Nicola Guarneri, saltano fuori con nuove informazioni, prove e documenti impressi nero su bianco all’interno del libro Le ombre del silenzio (Castelvecchi Editore). Nel gennaio del 2014 Ragone deposita presso la Procura di Roma la relazione tecnica Richiesta di verifica dell’accertamento balistico circa la morte di Luigi Tenco con il fine ultimo di far riaprire il caso richiedendo un nuovo accertamente del bossolo trovato nella stanza di Tenco, perché lì vi sarebbero tracce di un’arma diversa rispetto alla Walther PPK detenuta dal cantautore.
La Procura di Roma invia per competenza la relazione alla Procura di Imperia e, lì, la notizia che nessuno si sarebbe aspettato: analizzati a fondo i documenti prodotti, si decide di aprire un nuovo fascicolo «come atto dovuto» per verificare quanto scritto nella Relazione tecnica. Il caso ritorna in cima alle notizie di attualità e, dopo un servizio del giornalista Alessandro Gaeta a Tv7,  si scatena l’ira dell’ex procuratore Mariano Gagliano che si affretta a dire all’Ansa che nel 2006 tutto venne svolto in modo impeccabile. Sono invece tanti i punti che non tornano nell’indagine del 2006, fino al 2015 all’attenzione della Procura di Imperia. Per smuovere le acque per il caso Luigi Tenco anche un importante servizio di Chi l’ha visto. Ma dopo meno di una settimana e dopo le proteste della famiglia Tenco, la Procura di Imperia si arrende e taglia la testa al toro: il caso Luigi Tenco va di nuovo archiviato come un suicidio.

 

 
di Alberto Bonomo @elalaned

 

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter

 




 


Il caso Luigi Tenco: da “Chi l’ha visto” a “Tv7” fino in Procura ultima modifica: 2016-01-25T19:22:02+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!