Identikit: l’importanza nel caso di Pordenone

Ecco quando diventa decisivo l’identikit: tutte le tecniche dallo schizzo a mano libera ai software 

identikitL’identificazione dell’autore di un reato è uno dei principali obiettivi della Polizia di ogni Paese e l’identikit, da oltre 100 anni, è uno strumento importante. Nel caso dell’assassinio dei fidanzati di Pordenone, l’identikit è stato utile grazie alla testimonianza della signora Rossella in relazione a quanto visto due ore e mezza prima del duplice delitto. Diventa perciò importante capire cos’è un identikit e quale peso abbia oggi tra le moderne tecniche d’indagine. Nato come disegno di un viso somigliante ad un sospettato, si basava inizialmente sulla capacità di un disegnatore di interpretare e tradurre in forma grafica le descrizioni orali che venivano fatte da parte del teste (questo è ancora il metodo preferito dall’FBI). Negli anni, l’identikit si è evoluto su due fronti: il primo, di tipo grafico, con l’avvento di software che hanno al loro interno una banca dati di connotati fisiognomici e permettono, anche a chi non è un disegnatore, di produrre risultati di qualità. Il secondo fronte è invece legato all’aspetto psicologico del testimone.

(cop)Uno dei software più utilizzati, anche dalla nostra Polizia Scientifica, è il sistema “Faces”, un programma che offre una vastissima gamma di nasi, occhi, orecchie, capelli, forme del viso e permette anche di modificare, in modo immediato e veloce, i tratti del viso aggiungendo rughe, eventuali cicatrici, ma anche piercing, tatuaggi, nei, borse sotto gli occhi e così via. La vittima/testimone sceglie, tra i particolari, quello che più si avvicina alla persona da descrivere. In questo modo, in base alle indicazioni fornite, l’operatore combina le varie parti del viso e genera un’immagine che rispecchi l’idea che il teste ha del colpevole. Ecco allora che il risultato finale è la ricostruzione di un viso con le caratteristiche di una fotografia, quindi “vivo” e con notevole somiglianza con la persona di cui sono state fornite le caratteristiche. Ma comporre l’identikit di un presunto criminale non è cosa facile. Il processo di ricostruzione delle sembianze di una persona, spesso intravista per breve tempo, è complicato da varie difficoltà: la maggiore nel creare un’immagine somigliante sta, soprattutto, nei processi psicologici e di recupero della memoria della vittima/testimone e l’abilità dell’operatore non è semplicemente quella di abbinare parti grafiche del viso, ma quella 0000di riuscire ad evocare elementi che il teste pensa di non aver visto o di non ricordare. La violenza, lo stress e il trauma di essere vittima/testimone di un reato, così come il lasso di tempo tra il crimine e la realizzazione dell’identikit, annebbia e confonde la memoria. Uno dei più rilevanti meccanismi psicologici che provocano la distorsione di un ricordo è quello conosciuto come focus on weapon, che agisce sui soggetti minacciati con armi, nei quali tutta la loro attenzione è concentrata solo sull’arma e, per questa ragione, non sono in grado di riferire nessun altro dettaglio e non riescono a ricordare nessun tratto distintivo di chi li minacciava a volto scoperto. Anche il processo di codificazione della nostra mente può rappresentare un problema perché tutto ciò che è stato percepito dagli organi sensoriali e dai meccanismi percettivi, è influenzato dalle caratteristiche personali e ciò che vediamo è sempre e soltanto ciò che le nostre ipotesi, le nostre idee preconcette, la nostra cultura di fondo ci predispongono e ci preparano a vedere. Ecco allora, come nel caso di una rapina in banca, che diversi testimoni descrivono il colpevole in modo diverso, poiché ciascuno rimane colpito da qualcosa in particolare. Inoltre, uno studio del National Institute of Health di Bethesda, nel Maryland (USA), dimostrerebbe che non immagazziniamo nella nostra memoria i tratti somatici di tutte le persone (anche conosciute) per poi richiamarli alla mente, ma probabilmente procediamo per comparazione. Nella nostra memoria, cioè, abbiamo un generico “archivio” di tratti somatici più comuni e frequenti e quando vediamo un volto lo paragoniamo alla media statistica che abbiamo in mente. Anche il tempo rende più labili i nostri ricordi e può essere assai difficoltoso ricostruire un identikit somigliante a distanza dall’evento. È per questo motivo che il software “Faces” è installato, negli USA, anche sulle auto di pattuglia della Polizia, proprio per consentire agli agenti di elaborare immagini dalle testimonianze, nell’immediatezza dei fatti. Concretizzare un identikit somigliante di una persona mai vista è in ogni caso molto impegnativo e difficoltoso: oltre alla evidente difficoltà di creare un’immagine che si avvicini a un volto umano mai visto, c’è da tener conto dei tanti risvolti psicologici e cognitivi dei testi e richiede agli operatori una formazione complessa, fatta di intuizioni, ponderazioni, abilità artistiche e approfondite nozioni di psicologia.

 

articolo di Nia Guaita @NiaGuaita

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Identikit: l’importanza nel caso di Pordenone ultima modifica: 2015-11-19T15:42:11+00:00 da info@cronacaedossier.it

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