Identificazione dei corpi, parla la Dott.ssa Baldi

Intervista alla genetista forense Dott.ssa Marina Baldi su tecniche e metodologie finalizzate all’identificazione dei corpi

Dott.ssa Marina Baldi.
Dott.ssa Marina Baldi

Qual è il primo passo per l’identificazione dei corpi (o parti di essi) e qual è il ruolo, in questi casi, del DNA mitocondriale o del DNA nucleare?
«La prima cosa che si deve valutare è lo stato di conservazione di un corpo. Le procedure per l’identificazione dei corpi sono ovviamente molto differenti a seconda se ci si trovi in presenza di una salma ben conservata o di resti scheletrificati. Bisogna valutare, oltre all’aspetto morfologico anche eventuali indumenti o oggetti che possano aiutare ad orientarsi nella identificazione dei corpi. Sarà opportuno che il medico legale osservi l’anatomia e ciò che può essere desunto da un corpo senza vita, e quindi razza, altezza, corporatura, età approssimativa, eventuali cicatrici o esisti di interventi, ed altre informazioni di tipo generico. Molto spesso però tutto ciò, anche se può orientare verso una identificazione dei corpi, può non essere sufficiente. È in questi casi che subentrano le analisi del DNA, che riescono ad identificare un individuo in modo univoco. Il DNA nucleare è l’unico utile per una identificazione dei corpi precisa, in quanto utilizza una combinazione di 16 parametri (Loci), brevi sequenze che si trovano localizzate sul DNA, e che sono talmente variabili da rendere la loro combinazione praticamente unica. Diverso è il ruolo del DNA mitocondriale (mtDNA) che è una piccola molecola di DNA circolare contenuta nei mitocondri, organelli citoplasmatici deputati alla respirazione della cellula, che ha solo due loci ipervariabili e che non serve per l’identificazione dei corpi in maniera personale, in quanto ereditato tal quale dalla propria madre. Tutte le persone di una certa famiglia imparentate per via matrilineare, avranno quindi lo stesso identico mtDNA. L’analisi di questa piccola molecola è pertanto utile per l’identificazione dei corpi attribuendoli ad una certa famiglia in caso di disastro di massa, quando questi non sono troppo estesi, come ad esempio i casi di disastri aerei. In queste circostanze un certo numero di corpi sono reclamati da un certo numero di famiglie e quasi sempre è sufficiente l’mtDNA per l’identificazione dei corpi e l’attribuzione della salma alla famiglia giusta. Se però, ad esempio, sullo stesso aereo erano presenti due fratelli, figli della stessa mamma, i due cadaveri potranno essere riconosciuti come i figli di quella donna, ma per l’identificazione dei corpi pesonale sarà comunque necessario il profilo del DNA nucleare che verrà comparato con quello ricavato da oggetti personali degli scomparsi o con quello dei genitori».

corpiUna volta estratto il profilo genetico di un corpo non identificato com’è possibile risalire all’identità del soggetto attraverso il profilo biologico ottenuto? Esiste, ad esempio, una banca dati costituita dai campioni genetici dei familiari che hanno presentato denuncia di scomparsa? Che importanza ha lo studio del cromosoma Y?          
«Ad oggi non esiste questo tipo di banca dati. Si sta cominciando a lavorare in tal senso, in quanto vi sono decine di salme di sconosciuti nei depositi degli istituti di medicina legale e decine di denunce di scomparsa. È auspicabile che si possa al più presto fare un match tra queste due realtà, in modo da poter consegnare a tante famiglie il corpo di un congiunto magari ricercato da anni. Lo studio del cromosoma Y ha un ruolo simile a quello dell’mtDNA, nel senso che non ha efficacia identificativa ma serve solo a collegare un corpo ad una certa famiglia, questa volta per via maschile. Infatti il cromosoma Y è presente nelle cellule degli individui di sesso maschile e si trasmette tale e quale ai figli maschi. Quindi ciascun uomo ha il cromosoma Y del proprio padre, del proprio nonno, dei propri fratelli maschi ed eventuali zii paterni e così via».

 

Esistono tratti distintivi tra l’analisi di resti di individui adulti e resti di bambini lontani dalla maturazione ossea? Quanto incide l’impossibilità di utilizzare criteri morfologici? L’approccio genetico diviene fondamentale?
«Al momento attuale, con le tecniche utilizzate in genetica forense, non è ancora possibile datare l’età del proprietario del DNA. In realtà alcuni parametri ci sono e riguardano alcune regioni localizzate nelle regioni terminali dei cromosomi, i cosiddetti telomeri. Con l’andare del tempo i telomeri si accorciano e misurandone la lunghezza sti sta cominciando a risalire all’età della persona. Per quanto riguarda il resto il DNA di adulti e bambini è identico».

Che importanza hanno le analisi condotte su campioni dentali? Possono raccontare qualcosa in più di altri reperti ossei?
«I denti sono un’ottima fonte di DNA, quindi al di là della morfologia che è molto utile per l’identificazione perché scarsamente variabile con il tempo, costituiscono una fonte di DNA di sicura riuscita».

identificazione dei corpiEsiste un iter specifico da seguire in caso di resti carbonizzati e/o scheletrizzati per ovviare al problema della Degradazione del DNA? E quali sono, nel caso di resti cadaverici o corpi non identificati, buone fonti di DNA?
«Le procedure di estrazione di DNA, lunghe e complesse, da resti scheletrizzati oggi consentono quasi sempredi ottenere DNA, mentre sono complesse e di scarsa riuscita quelle da resti carbonizzati. I tessuti molli sono ottime fonti e quando possibile si prelevano quelli, teniamo presente però che ogni corpo ha un diverso stato di degradazione, quindi sta poi all’operatore al momento del prelievo, scegliere il tessuto che può dare migliori chance di riuscita».

 

intervista a cura di Alberto Bonomo

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Identificazione dei corpi, parla la Dott.ssa Baldi ultima modifica: 2015-09-21T14:27:31+00:00 da info@cronacaedossier.it

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