«Hanno sparato al Papa!»

Cronaca di un miracolo e di un mistero di trentacinque anni fa: l’attentato al Papa e gli attimi concitati in piazza San Pietro 





Il Papa con Alì Agca
Il Papa con Alì Agca

Da quando è stato eletto Papa l’uomo che viene dalla Polonia, il mercoledì è un giorno speciale per i fedeli. Wojtyla ha energia, simpatia e soprattutto è sempre in mezzo alla gente. Quando il secondo mercoledì di maggio del 1981 esce per il giro della piazza delimitata dal Colonnato, Papa Giovanni Paolo II ha già all’attivo 10 viaggi pastorali in due anni di pontificato.
Non vuole rimanere tra quelle mura dorate, ha appena compiuto 61 anni e ne dimostra 10 di meno, sale sulla papamobile per salutare la folla festante in piedi, quasi sembra voglia scendere ad abbracciare e baciare i bambini. Quel 13 maggio, stranamente i fedeli non sono tanti ed allora i giri in auto diventano due. Gli passano in braccio un bambino, lui lo bacia e lo riaffida alla mamma, poi l’auto effettua un piccolo movimento in avanti e proprio in quel momento  una mano ossuta tra la folla si alza con una pistola in mano, non prende la mira, spara da quella posizione innaturale come solo un professionista sa fare. E il professionista colpisce.

 

 

Mehmet Ali Ağca
Mehmet Alì Agca

Sono le 17:22 quando il sorriso di Carol Wojtyla si trasfigura in una smorfia di sorpresa e di dolore. Il primo colpo si conficca nel basso ventre, il secondo sparo lo raggiunge di striscio al gomito, finendo la sua corsa dall’altra parte delle transenne contro due turiste americane che per miracolo non sono ferite gravemente. E ad un miracolo si appella il chirurgo del Policlinico Gemelli quando vede la TAC del Santo Padre: quel proiettile ha fatto dei danni che appaiono irreparabili e Papa Wojtyla ha perso tantissimo sangue nella corsa dal Colonnato all’ospedale.
Intanto chi ha sparato prova a fuggire, ma tutti gli occhi della gente gli sono addosso, non lo perdono di vista, troppo palese il suo gesto, quasi folle nel suo non curare la via di fuga. Le Forze dell’ordine lo catturano in un lampo. È un turco, si chiama Mehmet Alì Agca, ha soli 23 anni e di professione fa il killer ed è parte di un gruppo terroristico chiamato “Lupi grigi”.



La papamobile
La papamobile

Per questo è ricercato, dopo la sua fuga dalle patrie galere, sparito dai radar dell’Interpol per poi ricomparire come un alieno in Piazza San Pietro per sparare al Papa. Troppo particolare il suo curriculum vitae per pensare ad un gesto di un folle, questo gli inquirenti lo capiscono subito. Si scopre che il giornalista turco assassinato dal commando di cui faceva parte Agca aveva pubblicato proprio una sua lettera in cui minacciava il Papa se non avesse rinunciato al suo viaggio in Turchia, che era puntualmente avvenuto nel novembre 1979. Il cerchio sembra chiuso, ma chiuso non è affatto.

 

 

Giovanni Paolo II nel 1997
Giovanni Paolo II nel 1997

Il miracolo intanto si materializza, Wojtyla si salva, subirà ancora diversi interventi per le infezioni che quel proiettile ha prodotto nel suo intestino ma è vivo. E perdona subito il suo attentatore. Che però inizia un iter di dichiarazioni e smentite che disorienteranno chi indaga e che di fatto lo trasformano da imputato per “tentato omicidio di Capo di Stato estero” in burattinaio sopraffino, lui che ha soltanto 23 anni ma che sembra così sicuro di sé. Ed è Agca che con la sua condotta convince la Corte che lo giudica per direttissima del fatto che lui non è un folle spinto dal fanatismo religioso a sparare all’infedele. La condanna all’ergastolo arriva dopo solo tre giorni di dibattimento, quando sono passati due mesi dallo sparo, ed è una condanna che nelle motivazioni appare come un invito esplicito ad indagare più a fondo. Difatti secondo i giudici è chiaro che «l’attentato non è opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra». Nero su bianco nella sentenza.

 
Ma chi può aver ordito un complotto ed un’azione così eclatante che mai era stata espressa contro un Pontefice? In realtà la lista dei “nemici” di un pontificato che da subito ha impresso una linea di forte coinvolgimento politico internazionale è lunga. Il blocco sovietico vede come un nemico quest’uomo così legato a Solidarnosc, Wojtyla non si limita soltanto ad una condanna formale dell’ideologia comunista ma sembra con i suoi discorsi incarnare il riscatto di tutti i popoli dell’Est. Nonostante la rinuncia in Appello di Agca, una seconda istruttoria si apre nel novembre di quell’anno. Il Papa sta molto meglio, ha ricominciato a viaggiare e il giudice Ilario Martella indaga su chi può esser quel mandante occulto che la sentenza ha espresso. E un anno dopo finisce in manette un funzionario della Balkan Air, il bulgaro Sergheji Antonov.




caso orlandiÈ la cosiddetta “pista bulgara”. Sono stati i servizi segreti balcanici a ordire questo attentato usando la mano ferma e senza scrupoli di un giovane ed eclettico terrorista turco. Ma per conto di chi non è chiaro. Una pista che presto però si arena, si perde in mille altri rivoli e con piste investigative che si sciolgono come neve al sole. Fino ad arrivare al caldo sole di giugno del 1983, quando la giovane cittadina vaticana Emanuela Orlandi scompare, rapita da qualcuno che cerca il mezzo per contattare direttamente il vertice della Santa Sede. E al telefono i presunti (improbabili) rapitori di Emanuela chiedono il rilascio di Agca. Lui mostra di non saper nulla di questa operazione, urla di lasciare libera la ragazza, ed è logico che dica così: ha una condanna a morte in Turchia che lo aspetta. Meglio il carcere italiano dove addirittura, nel dicembre di quell’anno, riceve la visita e il perdono del Papa in persona. Cosa si dicono Wojtyla e Agca quel giorno in quel colloquio rimasto segreto? È un mistero. Forse Agca racconta chi lo ha mandato ad uccidere? Forse.

 

articolo di Mauro Valentini

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter, oppure unisciti al canale Telegram

«Hanno sparato al Papa!» ultima modifica: 2016-05-13T17:45:57+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!